23 novembre 2013

Siats ed il mutante giornalistico

Peter Makovicky con una delle ossa di Siats (fonte: chicagotribune.com)
I dinosauri appassionato ed affascinano. Forse, a volte, persino troppo. E qui non esprimo il mio atteggiamento personale molto "snob" che vorrebbe ridurre la paleontologia ad un purismo metodologico finalizzato alla discussione sui fossili e per i fossili, senza intromissioni di ambiti non tecnici (che poi, se leggete questo blog nella sua pienezza, non è nemmeno il mio modo di vedere le cose). Parlo dell'eccessiva disinvoltura con cui temi di natura strettamente tecnica (dati, ipotesi e teorie di un ramo specifico delle scienze) vengano trasferiti in contesti per i quali tali temi non sono stati concepiti, forzati e stravolti (spesso in modo inconsapevole) per essere "popolarizzati". La parola "popolarizzare" non è scelta a caso: se la leggete come fusione di "pop-polarizzato" capite cosa intendo: incanalare qualcosa lungo una direzione lineare, semplificando all'estremo al fine di ottenere un prodotto "pop".
Come hanno notato anche alcuni lettori, la diffusione a mezzo stampa della pubblicazione dello studio sul nuovo Megaraptora Siats ha prodotto la (ormai solita) serie di trafiletti giornalistici. Ciò nasce da un'esigenza corretta, e che io stesso manifesto con le mie ricerche: il piacere (ed il dovere) di divulgare anche ai non-paleontologi i risultati delle nostre ricerche. Sia perché è un piacere vedere che c'è interesse per il proprio lavoro, ma anche per un motivo più "sociale": la scienza è una conquista della collettività e tutti dovrebbero poterne godere.
Purtroppo, a questi nobili intenti si combinano due fattori ormai inscindibili: il primo è l'esigenza di "tradurre" il linguaggio della scienza nel linguaggio di tutti i giorni, il secondo è la ormai epidemica tendenza a fare giornalismo di bassa qualità, che si traduce in un gossip sensazionalista e puramente anedottico, che deve lasciare a bocca aperta prima ancora che fare riflettere, col fine unico di avere una rapida diffusione che sbaragli la concorrenza.
Prendiamo il caso Siats.
I fatti: 
1) Un team di paleontologi scopre e studia i resti frammentari di un nuovo dinosauro theropode.
2) Il team pubblica il risultato del loro studio su una rivista scientifica.
3) La studio, oltre a descrivere le caratteristiche del fossile, fa delle plausibili ipotesi sulla sua biologia ed evoluzione. Tra queste, che Siats dimostri la persistenza di Megaraptora in Nordamerica almeno fino alla prima parte del Cretacico Superiore (100-90 milioni di anni fa), precedente quindi le note faune a Tyrannosauridae (80-65 milioni di anni fa), e confermando modelli (forse semplicistici) di turn-over faunistici a livello dei theropodi di grandi dimensioni.

Questi fatti, evidentemente troppo tecnici (e li ho narrati in una forma persino più banale di come li esporrei se dovessi scrivere un post), devono essere "tradotti" per il pubblico generico, sia per quello con qualche base paleontologica che quello (maggioritario) totalmente privo di nozioni tecniche:

4) Di solito, per agevolare il lavoro di "divulgazione", i paleontologi preparano delle conferenze stampa o dei comunicati da passare ai giornalisti, nei quali si "semplifica" il risultato della ricerca. In questa fase, quindi, abbiamo una consapevole e mirata semplificazione del messaggio originario.
5) Spesso, gli addetti al comunicato stampa (dell'università o istituto che compie la ricerca) si prendono alcune libertà per "adattare" il cominicato qualora sia, a loro avviso, ancora troppo "tecnico". In questa fase abbiamo una ulteriore semplificazione del messaggio, questa volta operata da persone non coinvolte con lo studio. La mutazione del messaggio che può derivare da questa fase è piccola ma significativa.
6) Il comunicato arriva ai giornalisti. I giornalisti, se sono professionisti specializzati alla divulgazione scientifica, traducono il comunicato in una notizia: ciò, nella logica del giornalista, deve soddisfare anche il proprio editore, il quale ha come primo obiettivo quello di "vendere" e di "essere letto": pertanto, è inevitabile una ulteriore "semplificazione" dei concetti e la "enfatizzazione" di ciò che può attirare l'attenzione. In questa fase, abbiamo la trasformazione più importante della notizia: ciò che il giornalista non comprende o non ritiene interessante viene semplicemente omesso.
7) Altri giornalisti, se poco professionali (o del tutto scadenti), si limitano a copiare la notizia prodotta nella fase "7", cambiando qualche parola, enfatizzando ulteriormente alcuni dettagli se non addirittura fraintendendo l'intera notizia. Stesso processo che nella fase "6", ma più brutale e grossolano.
8) I responsabili della pubblicazione (editorialisti) ci mettono del loro per rendere la notizia (proveniente da uno dei due punti precedenti) più accattivante, con titoli enfatici: qui, il tasso di sensazionalismo raggiunge vette eccelse, sforando direttamente nel fantasy.
9) Il pubblico legge le notizie.

Così, la notizia "3" tratta dalla pubblicazione "2" dei fatti "1" diventa, nella fase "9" un articolo come il seguente (ne ho preso uno a caso da Google digitando "Siats", ma potete sbizzarrirvi):

Nuovo dinosauro più feroce del T.rex: il fossile scoperto in Utah

Il Tirannosauro Rex non è il predatore più feroce vissuto sulla Terra: gli scienziati hanno scoperto il predatore capace di batterlo, il dinosauro Siats meekerorum.


Si legge questo titolo e si esclama: "UAO! Che figata!"
Notare subito che:
- la "ferocia" non fossilizza. Non abbiamo alcun modo di stabilire chi fosse "più feroce" nemmeno tra animali viventi, figurarsi per fossili. Eppure, leggendo i titoli delle notizie, pare che i paleontologi studino sopratutto il fenomeno della ferocia.
- l'intera paleobiologia ed evoluzione dei theropodi mesozoici è ridotta a "combattimento", secondo il paradigma Jurassic-Fight-Club. Siats acquista valore in quanto nuovo Campione del Mondo del Peso Massimo di Lotta tra Theropodi (la WorldWeightTheropod League). Come naturalista e paleontologo dei vertebrati specializzato nei theropodi, questo fatto mi mette una profonda tristezza. 
-"T.rex" (meglio ancora se "Tirannosauro Rex") deve essere sempre menzionato... perché il pubblico vuole il suo eroe anche quando perde (Legge di JurassicPark3).

E la deformazione non si riduce al titolo. Leggiamo poi che: 
" Tutti sanno che il Tyrannosaurus rex è stato il dinosauro più grande e più cattivo mai conosciuto."
Il giornalista quindi si cimenta nel tentativo di rendere la scoperta una "notizia" che deve necessariamente stravolgere quello che "tutti sapevano". Pare proprio che una "notizia" debba solo essere sensazionale, e quindi, ecco introdotto Siats:
"Questo nuovo dinosauro era lungo oltre 30 metri e pesava fino a quattro tonnellate."
TRENTA METRI?

Il giornalista evidentemente non ha cognizione del significato di ciò che riporta, dato che l'esemplare è stimato in non più di 10 metri di lunghezza, e non si è premunito nemmeno di verificare che abbia scritto qualcosa di corretto. Difatti, la piena ignoranza in materia si palesa quando scrive una vera e propria contraddizione, che sottolineo qui sotto in grassetto:

I reperti fossili dimostrano che i tirannosauri (ossia i T. rex e la sua parentela immediata) erano i predatori dominanti nel Nord America 145 milioni anni fa estinti tra gli 85 e i 65 milioni anni fa. Restava da capire cosa ci fosse stato nel mezzo.

La frase, nel dire che un gruppo era dominante "145 milioni di anni fa" ed estinto tra "85 e 65 milioni di anni fa" non ha alcun senso, indipendentemente dal fatto che sia corretto riferirla ai tyrannosauridi o meno. Difatti, la frase successiva "Restava da capire cosa ci fosse stato nel mezzo" andrebbe rivolta proprio all'autore della frase prima ancora che ai paleontologi. In ogni caso, i tyrannosauridi sono "dominanti" (tralascio per ora di criticare l'abuso di quel termine in paleontologia) tra 85 e 65 milioni di anni fa, e si estinguono solo alla fine di quell'intervallo. L'autore della frase qui sopra, pertanto, non ha minimamente idea di ciò che sta scrivendo, e si è limitato a copiarlo da altri.

Il tutto, ovviamente, condito da vagonate di antropomorfizzazioni inutili, ma inevitabili quando si parla di theropodi: Siats diventa quindi un "bullo", ed il "terrore" serpeggia tra i tyrannosauri alla vista del nuovo "dominatore". Perché, evidentemente, il lettore è considerato un bambino ed ha bisogno della favola di Cappuccetto Rosso, ha bisogni di personaggi coi quali identificarsi, ha bisogno di "provare" dei sentimenti prima ancora che comprendere dei concetti. E allora, al diavolo il Tempo Profondo, al diavolo il fatto che Siats sia un taxon del Cenomaniano, Tyrannosaurus sia un taxon Maastrichtiano, ed una specie intera non può "terrorizzare" un'altra specie, specialmente se tra loro ci sono 30 milioni di anni di distanza.
Ma qui, ovviamente, sto pretendendo troppo. Dopo tutto, Siats è stato pubblicato ieri, quindi, nel mondo del giornalismo online, è già una "notizia vecchia" e dimenticata.

18 commenti:

  1. Beh, penso che quei 30 metri siano in realtà una traduzione errata dei 30 piedi (=9 m) citati negli articoli inglesi.

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    1. Lo penso anche io, ma resta il fatto che è un errore pacchiano che un giornalista non dovrebbe fare.

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  2. Ho letto in alcune notizie che identificano Siats come "Il più grande theropode Nord-Americano, secondo solo al T.rex"... Probabilmente è una gaffe dei giornalisti, ma volevo chiederti conferma: Acrocanthosaurus non era più grande di Siats?

    Giulio

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    1. L'unico esemplare non è completamente maturo, quindi non sappiamo quela sia la dimensione che avrebbe raggiunto una volta maturo. In ogni caso, ci sono esemplari di Acrocanthosaurus più grandi dell'olotipo di Siats, ma, ripeto, la sua dimensione adulta è ignota.

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  3. Purtroppo la cultura scientifica di molti giornalisti nostrani viola il terzo principio della termodinamica e riesce a scendere addirittura al di sotto dello zero assoluto...

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  4. Ma come? E' già finito il momento di gloria di Lythronax? E' proprio vero, prima ti masticano e poi ti sputano. I giornalisti non hanno pietà....
    Simone

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  5. Sad, so sad :-(

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  6. http://4.bp.blogspot.com/_etEZg8WDrtg/ShLucJ6PYGI/AAAAAAAAATo/IRKO5L7N9Ng/s1600/phd051809s.gif

    Immagine che riassume il concetto esposto da Cau.

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  7. Ricordo articoli sulle conferenze di Horner avvenute in Italia qualche anno fa che dicevano "tutti conosciamo il T-REX, un dinosauro killer alto qualcosa come 12 metri" oppure "tra qualche anno ci sarà davvero JURASSIC PARK! Secondo scoperte recenti infatti, sarebbe possibile ottenere dinosauri viventi partendo dal pollame"

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  8. Sul sito dove hai preso la notizia, hanno fatto una correzione! Adesso c'é scritto 10 metri... e di fianco c'é ancora "30 metri con la riga (strike)(/strike)... Che tristezza XD

    Alberto

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  9. Ho provato anche io a cercare "Siats" su google e mi è venuta una tristezza allucinante...

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  10. vi faccio notare questo pezzo tratto da un articolo su Siats che potete trovare qui
    http://www.nextme.it/rubriche/previousme/6716-siats-dinosauro-bullo


    "Il Tyrannosaurus Rex, che occupa il primo posto, è arrivato 30 milioni anni dopo e pesava più del doppio del peso dei suoi predecessori."

    Sottolieno quel "pesava più del doppio del peso". Perchè noi lettori minorati e inferiori potremmo pensare che il nostro caro tyrannosaurus pesi più della lunghezza dei suoi predecessori.

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    1. be' in effetti se pensi che "il bullo che terrorizzava il tirannosauro" pesava 4 tonnellate per 30 metri di lunghezza (circa 133 chili per metro... una specie di ponteggio fatto con i tubi dalmine a occhio e croce)

      Emiliano

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  11. I dinosauri sono schiavi (riguardo la comunicazione giornalistica) della loro iconografia. I giornalisti (non tutti per fortuna) sono schiavi dell'esigenza di gratificare la bimbominkietudine, anche presunta, del pubblico. Internet é schiava di un'attitudine democratica (falsa) per cui pare si possa dire qualunque cosa in qualunque modo. Non ne usciamo mica. Ciao.

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  12. Tipico caso di: "misura col micrometro, segna col gessetto, sgrezza con l'accetta"

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  13. Aldila' del problema di "mercato" dei media che hai ben sviscerato aggiungo, avendo letto l'articolo in questione, che sembra vi sia un conflitto di trincea fra il giornalismo e la sintassi.

    Volevo chiederti se sino ad ora siano stati rinvenuti teschi o sezioni di teschi del Siats viste le diverse ricostruzioni grafiche dell'animale che circolano in rete, grazie.

    Lorenzo

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    1. Il termine "teschio" non è corretto, e si usa solo per parlare colloquialmente del cranio umano.
      Comunque, non esistono attualmente resti del cranio riferibili a Siats.

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  14. Grazie della precisazione disciplinare e dell'informazione.

    Lorenzo

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