23 giugno 2012

Vivere "Secondo Natura"

Volete voi vivere "secondo natura"? O nobili Stoici, quale impostura di parole! Immaginatevi un essere come la natura, dissipatrice senza misura, indifferente senza misura, senza propositi e riguardi, senza pietà e giustizia, feconda e squallida e al tempo stesso insicura, immaginatevi l'indifferenza stessa come potenza - come potreste vivere voi conformemente a questa indifferenza?
F.W. Nietzsche 


Questo post è stato indotto da una conversazione con un caro amico, persone intelligente nonché genitore.
Mi scrive esprimendo le sue considerazioni nel vedere "in diretta" la vita della famiglia di falchi che TheropodaBlog sta seguendo. Come ho scritto in passato, introducendo quel nido "in diretta", è bene ricordare sempre che la vita degli animali è spesso dura e feroce se valutata col nostro canone "umano postmoderno", e che lo spettatore deve essere consapevole che l'epilogo finale della vicenda di questo nido in Estonia sarà sicuramente diverso dalla favoletta del "e tutti vissero felici in armonia con la Natura". Il mio amico è una persona lucidamente consapevole dell'eventuale durezza delle immagini che la natura ci offre, ma al tempo stesso è un genitore al quale preme di non offrire ai suoi bambini delle scene di eccessiva durezza e crudezza. Non parlerò delle scelte personali di un genitore in questi ambiti: non sono genitore, non sono pedagogo né psicologo infantile, quindi non ho alcuna conoscenza ed esperienza per dire qualcosa di intelligente su quegli ambiti. Ma sono un Naturalista, uno studioso delle Scienze della Natura, e quindi penso (e spero) di sapere molto meglio di tante altre persone cosa sia "la Natura".
L'aforisma che apre il post esprime bene la mia considerazione per molti di coloro che si riempiono la bocca della parola "Natura" o utilizzano l'aggettivo "naturale" come sinonimo di qualcosa di "genuino" e "positivo". In realtà, la Natura non è "genuina" o "positiva", dato che essa è, dal punto di vista etico e morale, del tutto "neutra". Anzi, siccome lo scopo dell'etica è stabilire un criterio per il miglioramento della nostra esistenza in quanto esseri umani, la "Natura" è spesso ciò che noi dovremmo evitare di seguire.
La Natura è, usando categorie umane, spietata (ovvero, non prova pietà), fredda, indifferente e terribilmente dispendiosa nei confronti delle infinite creature che la costituiscono.
Il nido di falco estone ha attualmente 3 pulcini. Come è NATURALE, i pulcini sono creature egoiste, nel senso che ognuna agisce esclusivamente per sé, per la propria sopravvivenza. Non può essere altrimenti, se riconosciamo, come un secolo di etologia insegna, che buona parte dei comportamenti è un adattamento, quindi il risultato dell'evoluzione darwiniana. E siccome nel nido l'unica attività che i pulcini devono svolgere è nutrirsi, essi sono egoisticamente impegnati a nutrirsi. Dato che l'unica fonte di cibo è il pesce portato dai genitori, ogni pulcino è, di fatto, per quanto del tutto inconsciamente, in competizione con i fratelli per mangiare più cibo possibile. Non esistono alternative: se non afferri il pezzo di pesce offerto dal genitore prima degli altri, il pezzo di pesce sarà mangiato da qualche altro fratello. E se non mangi, deperisci, quindi mangi ancora meno, e alla fine muori; e ciò non sarebbe per niente una strategia di comportamente che persisterebbe in una linea evolutiva tipicamente darwiniana. 
Qualcuno, di fronte a tanta crudezza e spietatezza, si chiederà perché i genitori non distribuiscano il cibo in parti uguali come farebbe un genitore umano con 3 bambini. La risposta è che un falco non è un essere umano. Gli esseri umani nutrono i figli perché spinti da un complesso mix di istinto, sentimenti, emozioni e valori culturali. Un falco invece è solamente programmato per portare pesce al nido, staccare parti di pesce e darle alla prima boccuccia aperta che si trova davanti. Se quella boccuccia aperta è, nel 75% dei casi, sempre quella del primogenito, a scapito dei fratelli nati qualche giorno dopo, ciò non è contemplato dal falco, il quale non ha nel suo sistema comportamentale la consapevolezza che i 3 figli siano "personalità" distinte alle quali va dato a ciascuno in modo "equo". Il falco si limita ed esprimere il suo programma comportamentale: pescare, portare il pesce, dare pezzi di pesce alla prima bocca che si trova davanti agli occhi nel nido, e ripetere il programma fino ad un certo limite.
Vi chiederete perché l'animale sia così ottuso e quindi "insensibile", e la risposta è che questo comportamento, così semplice, è anche molto efficace: non si può perdere tempo a fare parti eque, stabilire ordini di beccata, sgridare il figlio egoista che non lascia spazio ai fratellini, e altre attività tipiche di una creatura con un sistema sociale molto più complesso, come è Homo sapiens. Siccome ogni falco adulto è niente più che un pulcino più egoista dei suoi fratelli e che quindi, mangiando più degli altri, è sopravissuto alla competizione nel nido, ogni falco adulto è la manifestazione adattativa di quel comportamento da pulcino. E siccome sono i falchi adulti a riprodursi e a generare pulcini, e siccome i pulcini ereditano il loro programma di comportamente esattamente come ereditano le piume ed il becco, ovvero, lo ereditano dal DNA dei genitori, è evidente che un falco adulto sopravissuto da pulcino grazie al suo programma "mangia e sii egoista" genera dei pulcini "mangia e sii egoista".
Il meccanismo, nella sua semplicità, produce quindi la scena che osserviamo. 
Non c'è spazio per sentimenti e compassione in queste creature, perché "sentimenti e compassione" non si evolvono in un animale come un falco (spesso non si evolvono nemmeno in scimmie bipedi con un sistema sociale molto complesso ed una fase di cure parentali lunghissima, quindi non dovremmo stupirci molto della sua assenza in animali che hanno un repertorio emozionale e affettivo come quello di un animale "rapace").
In conclusione, in Natura non esiste (se non in rari casi limitati a specie con vita sociale molto complessa, cervelli molto complessi, cure parentali molto lunghe e una forma di trasmissione culturale) tutta quella serie di valori e principi che guidano ciò che chiamiamo "vita umana". In Natura è raro che le condizioni (prei)storiche, ambientali e biologiche abbiano portato all'evoluzione di comportamenti così complessi e dispendiosi come l'affetto, l'altruismo e la compassione. Nella maggioranza dei casi, la soluzione più vantaggiosa è stata quella di sviluppare comportamenti rigidi, automatici e poco "emotivi". Nutrire 3 pulcini con affetto e attenzione alle esigenze particolari di ognuno è un lusso che un falco non può permettersi, perché ciò sarebbe fallimentare nel lungo termine, date tutte le altre condizioni della sua biologia e del suo ambiente. Essere collaborativo ed altruista verso i propri fratelli minori è un lusso che un pulcino di falco non può permettersi, perché automaticamente lo renderebbe l'ultimo della famiglia a nutrirsi, scalzato da fratelli con comportamenti più efficaci nell'obiettivo primario della nutrizione. Perciò, la morte dei fratellini è un evento probabile e del tutto normale, nei confronti del quale i genitori non hanno alcuna voce in capitolo, dato che, probabilmente, la loro stessa sopravvivenza fino allo stato adulto fu favorita dalla morte dei propri fratellini quando erano nel nido. Ciò non significa che la Natura sia "cattiva", o che i falchi siano consapevoli che sia vantaggioso comportarsi così "spietatamente": non esiste consapevolezza in questi fenomeni, che sono solamente programmi evolutisi perché vantaggiosi, non "obiettivi di vita consapevole". I falchi adulti probabilmente non "sanno" nemmeno che i loro pulcini "sono vivi", ne più ne meno che sanno consapevolmente che il pesce che hanno pescato "era vivo" prima di essere afferrato al volo dal rapace. Ripeto, se vi sforzate a guardare questi falchi come "complesse macchine organiche programmate per volare, nutrirsi e generare altre macchine volanti simili a loro", vi libererete dall'eccessivo bisogno di dare loro dei connotati che, di fatto, che vi piaccia o meno, essi non hanno. Al tempo stesso, sforzarsi di essere lucidi verso questi fenomeni significa riconoscere che la Natura non è nemmeno "buona", perché essa, di fatto, solamente è.
Buoni e cattivi possiamo solo esserlo noi che, nei limiti della nostra natura umana, siamo in grado di riflettere sulle nostre azioni, dare loro un significato, attribuire emozioni e valori ad altri esseri, e agire di conseguenza con tale attribuzione.

17 commenti:

  1. Andrea ti segnalo un altro nido, di un'aquila anatraia

    http://pontu.eenet.ee/player/konnakotkas.html

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  2. Complimenti per il post, ed anche per la citazione ! Non era anche Goethe che paragonava la natura ad una danzatrice folle a cui tutti gli esseri vivemti cercavano di restare aggrappati? Sti tedeschi...
    Gianluca

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  3. Che i falchi non siano "consapevoli" e privi di sentimenti, mah, sinceramente non ne sono convinto... Lungi da me fare dell'antropomorfismo, ritengo invece che qualunque essere vivente (perlomeno nell'ambito animale) sia dotato, oltre che di un determinato set di comportamenti innati dettati dall'evoluzione, anche della capacità di provare perlomeno i sentimenti "di base", per non parlare della consapevolezza di sè; ritenere le creature non-umane semplicemente dei "robot di carne" alla maniera cartesiana è qualcosa che molte ricerche etologiche stanno lentamente smontando.

    Con questo non voglio dire che, per esempio, questi bellissimi falchi "ragionino come noi"... Sarebbe una corbelleria bella e buona, e proiettare una moralità "umana" in altre specie è qualcosa che va bene per un racconto di fantasia, non certo per una seria ricerca scientifica; ogni specie ha un set di comportamenti innati E culturali diversi, e se per noi un dato modo di agire (vedi anche i leoni che uccidono i piccoli per rendere di nuovo fertile la femmina) sembra "crudele" per un'altra specie può essere invece una normale consuetudine, ma non perchè manchino di una loro morale o della capacità di distinguere questo o quel pulcino... Semplicemente si tratta di una mente diversa. A tal proposito ti consiglio il saggio di Mark Bekoff "Giustizia selvaggia".

    Alessio

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    1. Alessio, molte delle tue parole sono poco chiare per una persona che voglia comprendere un fenomeno naturale sulla base dell'osservazione del fenomeno stesso, e non sulla base di non ben precisare categorie filosofiche.
      Il fatto che tu non sia convinto di una cosa non è un'obiezione valida alle mie argomentazioni. Mi ricordi certe persone che negavano grandi theropodi piumati perché a loro "non convincevano"... Inoltre, mi pare che tu non abbia compreso la natura meccanicistica alla base della maggioranza dei comportamenti naturali (compresi molti dei nostri stessi comportamenti più elementari): conosci una spiegazione migliore per spiegare quello che si osserva nel nido dei falchi, una spiegazione non misticheggiante o meramente di fantasia? Dubito altamente che tu possa spiegare il perché i falchi si comportino nel modo che osserviamo senza cadere in favole consolatorie o antropomorfizzazioni disneyane.
      I "sentimenti di base" che tu menzioni, onestamente non capisco cosa siano. Se intendi i tuoi sentimenti ("senti-mento" è un evento soggettivo) quelli li provi solo tu e non sono determinabili se non tramite le tue parole che li esprimi a noi che comprendiamo la tua lingua. In ogni caso, è arrogante affermare che essi siano "di base" come se fossero condivisi anche da altri organismi biologici, per quanto essi siano complessi.
      L'etologia è una SCIENZA che studia il comportamento, che è un FENOMENO OSSERVABILE E MISURABILE, non "i sentimenti" che sono qualcosa di indefinibile e soggettivo, ottimo materiale per poeti e filosofi, non per scienziati.
      Se tu vuoi attribuire ai falchi dei "sentimenti" è un tuo diritto, ma poi sta a te l'onere di provare che questi sentimenti esistono. In fondo, è come "l'anima" per chi crede che esista: sta a loro dimostrare che esista aldilà della loro mera volontà/fede/speranza.
      Se parli di fenomeni naturali osservabili scientificamente, sono il primo a dire che è un fatto scientifico che gli animali con sistemi nervosi complessi omologhi ai nostri manifestino dolore e altre sensazioni simili alle nostre, ma ciò è irrilevante per il tema del mio post, che parla di comportamenti. Non andare fuori tema attribuendo alle mie parole concetti che non ho affrontato.
      Onestamente, io non mi interesso di fantomatici sentimenti insondabili in un animale, ma solo di ciò che si può concretamente osservare in modo onesto e non viziato dai nostri pregiudizi ed emotività, e infatti i "sentimenti" nemmeno li ho menzionati nel post, a parte quando ho li citati nella loro unica area di validità, ovvero, come fenomeni che sono documentati negli esseri umani, proprio perché li possono manifestare con il linguaggio.

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  4. Ovvio che conosco le basi "meccaniche" dei comportamenti, non sto di certo negando questo (e se lo sembra errore mio, forse mi sono espresso male), però ritengo che il corpus comportamentale di molte specie, pur avendo una base sicuramente innata, "programmata" dall'evoluzione, si sia sviluppato anche culturalmente (una cultura ben diversa da quella umana, com'è ovvio)... E se la penso così non è certo perchè voglia vedere chissà quale "umanità" in un'altra specie, semplicemente è il pensiero che ho maturato leggendo moltissime pubblicazioni di etologia e compiendo osservazioni dirette con gli animali disponibili dalle mie parti (e ti assicuro che non è facile evitare di giudicare "umanamente" questo o quel comportamento, mantenendo al contempo l'empatia per il soggetto osservato) .
    Per "sentimenti di base" intendo quelli che probabilmente sono condivisi da molte specie quali gioia, rabbia, paura, amore, dolore, etc... So benissimo che hanno una base "meccanica", però è innegabile che non siano un'esclusiva di H. sapiens sapiens.
    Sul fatto che tutto questo si possa dimostrare, bè, è una questione spinosa... Alcuni etologi affermano (come giustamente tu fai notare) che ciò sia praticamente impossibile, altri invece contestano questo punto di vista e ritengono che, seppur in limiti molto ristretti a seconda dell'animale in questione, si possa perlomeno intuire cosa prova realmente il suddetto animale.

    Alessio

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  5. Trovami una base culturale nel comportamento di famiglia di falchi e poi ne riparliamo.

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  6. Dipende da cosa intendi per "cultura"... Parlando dei falchi in generale si potrebbe definire comportamento a base culturale le lezioni di volo e di caccia che gli adulti impartiscono ai loro pulcini.

    Alessio

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    1. Oh, molto interessante... potresti elencarmi la letteratura scientifica che descrive questi interessanti fenomeni di cultura aviana?

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  7. Purtroppo non ho trovato "papers" specifici su questo argomento, però quello che ti ho descritto è un comportamento risaputo in diverse specie di rapaci e citato spesso da chi studia questi animali ... I giovani osservano i genitori volare e cacciare e imparano di conseguenza; sono stati osservati falchi pescatori volare con un pesce tra gli artigli e "incoraggiare" i loro pulcini ormai sub-adulti a strappargli la preda dalle zampe... Se tu mi puoi dare una spiegazione alternativa e credibile di questo comportamento che non implichi una qualche forma di "cultura" bè, sarei ben lieto di sentire la tua opinione al riguardo.


    Alessio

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    1. Alessio, questo è un blog scientifico: se non sei in grado di portare prove scientifiche alle tue affermazioni, ma solo aneddoti di incerta fonte, significa che quello che tu affermi probabilmente non è fondato. Una serie di aneddoti senza nemmeno una fonte ha valore come un avvistamento di UFO...
      "Un comportamento risaputo" non è un fatto scientifico. Altrimenti, ti posso dire che è un "fatto risaputo" da milioni di persone che il sole sorge ad est e giri intorno alla Terra... (e guardacaso, l'osservazione scientifica dimostra che tale "fatto risaputo" è un'errata interpretazione dovuta ad una visione distorta del fenomeno da una posizione antropocentrica).
      La realtà documentata è che quando i giovani uccelli raggiungono una certa fase di sviluppo imparano da soli a volare, perché ciò è nel loro istinto programmato geneticamente, e dopo primi maldestri tentativi in cui devono sviluppare una coordinazione cervello-muscoli, del tutto autonomi e senza "insegnamento" essi iniziano a volare. Analogamente, una volta raggiunta una determinata taglia, i giovani non vengono più nutriti dai genitori, e spesso persino scacciati dal nido, ed essi iniziano a cacciare autonomamente e senza alcun bisogno di insegnamento o assistenza sul come comportarsi.
      Questi sono i fatti documentati dalla scienza, non le tue fantomatiche storie disneyane di animali "incoraggiati" dai genitori.

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    2. PS: per darti un'idea di cosa sia, seriamente e scientificamente, un articolo sul comportamento parentale delle famiglie di falchi, questo è scaricabile dalla rete: http://beheco.oxfordjournals.org/content/22/3/609.full.pdf+html
      Leggendolo, vedrai che non ci sono "favolette", ma osservazioni scientifiche quantificabili e misurate.

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  8. La conversazione con Alessio, mi permette di chiederti se la mia concezione di "ipotesi scientifica" sia esatta.

    Dalle mie lettore (S.J. Gould) ho capito che le ipotesi scientifiche sono tali solo quando possono essere falsificate. Ossia, quando sono basate su dati che qualunque altro scienziato possa valutare in modo diverso.

    La prova di Alessio non è scientifica perché non dice su quali dati si basa e dove sono disponibili.

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  9. La questione di cosa sia scientifico, senza tirare in ballo il concetto (spesso frainteso) di falsificazione, è che occorre un'osservazione ripetibile e quindi definibile in un modo che altri possano ripeterla.
    Se io affermo che in una popolazione di falchi osservo che i genitori portano cibo ai pulcini per un intervallo di giorni definito da una serie di osservazioni statisticamente significative, ho fornito un'osservazione testabile, perché altri possono effettuare osservazioni analoghe, secondo lo stesso criterio stabilito nella pubblicazione da me prodotta, e quindi possono testare se il fenomeno che affermo esista oppure no.
    Affermare, come ha fatto Alessio, che "I giovani osservano i genitori volare e cacciare e imparano di conseguenza" non è un dato scientifico. Non dice la frequenza del fenomeno, non dice cosa significhi "osservare i genitori" (è troppo vago, e per giunta soggettivo, dato che nessuno di noi "vede" con gli occhi di un giovane falco), non chiarisce in quale fase della vita avvenga tale fenomeno, e inserisce una sual valutazione non testata a sua volta "imparano di conseguenza". In conclusione, non è un'affermazione scientifica, perché la sua affermazione non è ripetibile in modo sperimentalmente corretto.
    Prima ancora della falsificabilità, una affermazione scientifica deve essere ripetibile, e per essere ripetibile deve includere nella sua definizione i criteri ed i modi con cui altri possono ripeterla.

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  10. Grazie della risposta.
    Ricordo di aver letto un'affermazione simile in un libro divulgativo di Zichichi. In quel libro Zichichi scriveva che la "Teoria dell'evoluzione" non era scienza perché non ripetibile. Diceva che non si poteva ripetere con un esperimento controllato.
    Recentemente ho letto un libro divulgativo di S.J. Gould che diceva che la selezione naturale non può essere ripetuta, neanche se potessimo portare indietro il tempo e vedere se l'evoluzione rimane la stessa.

    L'affermazione di Zichichi mi ha lasciato molto perplesso ed ero convinto che il concetto di falsificazione potesse risolvere la cosa.

    Visto che posso parlarne con chi ne sa più di me, a questo punto sembra che la teoria dell'evoluzione non abbia basi scientifiche nel senso che non può essere ripetuta. Indubbiamente è la migliore spiegazione della massa di dati disponibili.
    Come si conciliano le due cose? Mi sto facendo un'altra domanda sbagliata?

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    1. Zichichi è molto ignorante in epistemologia e in scienza in generale.
      Quello che non si può ripetere è l'evento specifico, non il processo generale.
      Esistono esperimenti di evoluzione effettuati con ceppi batterici, moscerini in laboratorio e popolazioni naturali, e tutti confermano la validità della teoria della selezione naturale.
      Quando ogni anno si producono nuovi vaccini è perché la selezione naturale ha prodotto nuovi ceppi e quindi occorre combatterli con qualcosa di nuovo: ciò si fa e si pianifica perché si sa che è avvenuta evoluzione... altrimenti si spendono miliardi di dollari all'anno a vuoto creando nuovi vaccini a caso e senza una motivazione a monte...
      Zichichi non capisce la differenza tra eventi particolari e teoria generale.
      Forse che un esperimento di fisica è lo stesso ripetuto tornando indietro nel tempo? No, ripete in condizioni controllate il fenomeno e non tiene conto delle differenze "accessorie". Lo stesso si fa con la biologia evoluzionistica.
      Se la selezione naturale non può essere "ripetuta" allora nemmeno il Big Bang può essere ripetuto, eppure quello del Big Bang è il modello fisico, la teoria più robusta e in accordo con le osservazioni, disponibile per i fisici ed i cosmologi. Analogamente, quando io affermavo nel 2009 che avremmo scoperto grandi tyrannosauri piumati, lo facevo in base alla teoria dell'evoluzione darwiniana, che produceva come conseguenza logica, non ancora osservata nel 2009, la scoperta di grandi theropodi piumati in quanto inseriti nello schema evolutivo dedotto dai dati allora noti. La scoperta di Yutyrannus è, di fatto, un esperimento ripetibile (basta andare a cercare altri esemplari) che conferma l'ipotesi.
      Temo che Zichichi sia solo un mediocre divulgatore ed un pessimo conoscitore della scienze non fisiche.
      La frase di Gould a cui alludi non parlava di "ripetere" la selezione naturale, diceva che i prodotti particolari dell'evoluzione (come Homo sapiens o Tyrannosaurus rex) non sono "previsti" a priori dalla teoria evolutiva e quindi non ci sarebbe modo di "ripeterli" se si tornasse indietro nel tempo e si riavvolgesse la storia. Probabilmente, si evolverebbero altre specie alternative.

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  11. Perchè se ipotizzo che i falchi (o qualsiasi altra specie non umana se è per questo) possano avere un qualche comportamento a matrice culturale piuttosto che innato vengo tacciato di credere alla favole? Mah, misteri della scienza... Non dico di avere per forza ragione, però questo tuo liquidare le fonti anedottiche come inutili a priori ai fini della ricerca scientifica mi sa un pò di chiusura mentale, senza offesa intendiamoci.
    Non dico the TUTTE le testimonianze anedottiche vadano prese per vere, ma scusa, quando vengono da gente esperta (per il comportamento animale in generale ti potrei citare Jane Goodall, Hope Ryden, Mark Bekoff, Jeffrey Masson tanto per fare qualche nome)che per anni ha studiato questa o quella specie, bè, un minimo di credibilità direi che possono avercela...


    Alessio

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    1. Perché quelle sono favole. Punto.
      Le fonti anedottiche sono e restano anedottiche, che le dica Alessio o Jane Goodall: nella scienza contano i fatti documentati in modo rigoroso, non il fatto che le dica tizio o caio, per quanto egli/ella possa essere cool o sconosciuto. Se scrivono un libro dove raccontano episodi non raccolti in modo rigoroso, il libro è solo una serie di aneddoti non ripetibili. La scienza non si può basare su quelle forme di esperienza personale, altrimenti dovremmo anche accettare i libri su avvistamenti di UFO, mostri di Loch Ness e apparizioni di angeli... Le osservazioni devono essere ripetibili in modo rigoroso, sennò si creano solo miti e favole.
      Se non capisci questo, non capisci come funziona la scienza. La medicina, la tecnologia e tutto ciò che deriva dalla scienza vera si basa sul metodo rigoroso di produzione dei dati, non certo sugli aneddoti. Le medicine e le cure mediche non si basano su aneddoti, il funzionamento di computer e cellulari e automobili non si basa su anedotti, ma sull'applicazione di conoscenze rigorose acquisite secondo un metodo ripetibile.
      La chiusura mentale qui non centra, mi pare solo una scusa retorica per non ammettere che ti basavi su "favole".

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