10 febbraio 2009

Il Serpente Arcobaleno

Tra i paleontologi dei dinosauri si possono distinguere due “filosofie tassonomiche”, che si differenziano nel modo di istituire una specie fossile.

Da un lato, abbiamo studiosi che ritengono che solamente un esemplare sufficientemente completo, che conserva parti anatomiche “altamente diagnostiche” (come il cranio), chiaramente confrontabile con gli altri già noti, possa essere la base per l’istituzione di una nuova specie. Dall’altro, abbiamo studiosi che ritengono invece che il grado di completezza del fossile non sia un vincolo: solamente la presenza o meno di caratteri diagnostici è il giudice della validità di una specie. Pertanto, in base a questo secondo gruppo, anche un singolo osso, se dimostra di essere distinguibile dalle ossa omologhe delle specie note sulla base di caratteri derivati, è meritevole di fondare una nuova specie. Non mi nascondo dietro discorsi teorici, e dichiaro subito di appartenere a questo secondo gruppo. La presenza di autapomorfie è ciò che fonda un taxon, e non ha senso stabilire arbitrarie soglie di completezza sotto le quali non esisterebbe la possibilità di identificare una nuova specie. Dopo tutto, mi chiedo, quale sarebbe il criterio per definire una simile soglia? Evidentemente, ogni caso è unico e non può essere ricondotto ad un arbitrario grado minimo di completezza. Dico questo non solo per difendere un lavoro che sto per terminare, ma anche per non ridurre la paleontologia ad una spasmodica ricerca di esemplari completi, e, inoltre, in una sottovalutazione della documentazione fossile. Se solo le specie basate su esemplari “sufficientemente” completi fossero valide, la nostra comprensione della diversità del passato risulterebbe molto compromessa. Ovviamente, l’accettazione degli esemplari frammentari nel gruppo dei taxa validi impone un maggiore criterio e una più precisa definizione delle procedure per l’istituzione di una specie fossile. Non basta dare un nome ad un osso, ma occorre dimostrare che esso non sia sinonimo di qualche altra specie già presente in quella formazione.

Ne riparleremo, spero, tra qualche mese...

In questo post voglio invece parlare di una tibia di opale, proveniente dalla fine del Cretacico Inferiore dell’Australia. Questa tibia è chiaramente di theropode, e presenta una combinazione unica di caratteri derivati che ne permettono (a mio avviso) l’attribuzione ad una specie valida. Questa tibia, descritta da Molnar & Pledge (1980) è stata dagli stessi autori battezzata con un nome che fa riferimento al mitico “Serpente Arcobaleno” presente nei miti aborigeni: Kakuru kujani.

Che theropode è Kakuru?

Paul (1988) e Molnar (in Norman, 1990) lo attribuiscono agli oviraptorosauri, in particolare lo accomunano a Avimimus, sulla base di caratteristiche che, a mio avviso, sono diffuse in molte linee di coelurosauri e quindi non sono esclusive degli oviraptorosauri. Rauhut (2005) nota la somiglianza esistente tra la faccetta per l’astragalo di Kakuru e quella di alcuni abelisauroidi, e propone un possibile status noasauridae per questo theropode. Faccio notare che quello stesso carattere è presente anche in Coelurus. Quindi, cos’è Kakuru? Data la scarsità di theropodi australiani, la sua attribuzione ha profonde implicazioni...

Immesso in Megamatrice, Kakuru risulta un coelurosauro, avente una stretta affinità con Coelurus. Quindi, Kakuru sarebbe un Coeluridae. Ciò potrebbe risultare deludente per chi conserva una concezione pre-cladistica di Coeluridae, inteso quindi come un raccoglitore eterogeneo di tutti i coleurosauri “primitivi”. In realtà, nella nuova accezione, Coeluridae è un clade ben definito, che probabilmente riserva alcune sorprese... In particolare, dato che Megamatrice conferma la posizione di Coeluridae ottenuta da Senter (2007), ovvero, alla base di Tyrannosauroidea, risulta che Kakuru è il primo tyrannosauroide australiano.

Attenzione, non immaginatevi un Tyrannosaurus australiano! Kakuru e Coelurus, lunghi entrambi meno di 2 metri, sono molto più basali di Guanlong e Dilong, e nell’aspetto esteriore non dovevano essere molto diversi da altri coelurosauri basali come Huaxiagnathus e Sinocalliopteryx. Nondimeno, se questo risultato verrà confermato, avremo la prova di una linea di tyrannosauroidi basali che si diffuse nel Gondwana, permanendo per tutto il Cretacico Inferiore. Come spiegherò in un futuro post, abbiamo buone ragioni per attribuire a Tyrannosauroidea anche un altro coelurosauro gondwaniano...

Bibliografia:

Molnar R.E. & Pledge N.S., 1980 - A new theropod dinosaur from South Australia. Alcheringa 4: 281-287.

Paul G.S., 1988. Predatory Dinosaurs of the World. Simon & Schuster, New York.
Norman D., 1990. Problematic Theropoda: "Coelurosaurs". in Weishampel, et al. (eds.), The Dinosauria. University of California Press, Berkeley, Los Angeles, Oxford.: 280-305.
Rauhut O.W.M., 2005. Post-cranial remains of ‘coelurosaurs’ (Dinosauria, Theropoda) from the Late Jurassic of Tanzania. Geol. Mag. 142(1): 97-107.

Senter P., 2007 - A New Phylogeny of Coelurosauria. Journal of Systematic Palaeontology. doi:10.1017/S1477201907002143.

2 commenti:

  1. Squisito articolo!
    Un post che attendevo da tempo

    Fabio M

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  2. è stato ritrovato nella stessa formazione dell'Ipsilofodontide Fulgurotherium australe? (anche se non è un Teropode). Perchè secondo la letteratura divulgativa anche i suoi resti furono ritrovati opalizzati. Che bello immaginare degli ossi di Dinosauro "preziosi"...

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