30 maggio 2019

L'eterno ritorno della Sindrome di Clarke-Kubrick: una causa extraterrestre per l'origine dell'uomo? - Episodio 2

L'immancabile ricostruzione "più vera del vero" dei Fratelli Kennis non può mancare per la ipotesi più ghiotta per gli amanti delle ipotesi pseudo-scientifiche


Se il post di ieri non vi fosse bastato per credere che ci sia una bizzarra sindrome che colpisce alcuni astronomi e che li porta a pubblicare assurde ipotesi per spiegare il record paleontologico umano (che, come tutti sappiamo, è uno dei principali obiettivi dell'astronomia!), ecco che in 24 ore esce un altro articolo che conferma i miei timori.
Come spesso accade, io scopro queste pubblicazioni dal baccano mediatico che esse generano, e che le porta sempre in primo piano sui siti di informazione giornalistica, avidi di ipotesi bizzarre e "alternative" che colleghino l'evoluzione dell'uomo e fenomeni extraterrestri. Ovviamente, io non mi fermo alla notizia riportata sul sito giornalistico, che spesso è una deformazione ed esagerazione di uno studio tecnico, ma cerco la fonte originale, l'articolo scientifico vero e proprio che i giornalisti stanno citando (più o meno impropriamente). 
E come il caso di ieri, anche questo non si smentisce: ci sono degli studiosi che hanno veramente pubblicato queste ipotesi. Ma, sopratutto, il mio sconcerto è che una rivista scientifica soggetta a revisione paritaria abbia veramente fatto passare una simile ipotesi!

In questo caso, Chanell e Vigliotti (2019) propongono che le variazioni dell'intensità del campo magnetico terrestre possano avere degli effetti sull'evoluzione della vita sulla Terra e, nello specifico, siano il fattore che ha innescato le estinzioni delle megafaune pleistoceniche, compresa quella di Homo neanderthalensis. Gli autori menzionano tutta una serie di ipotesi obsolete o del tutto prive di evidence empiriche, come la presunta ciclicità delle estinzioni di massa (che comunque sarebbe legata ad altri fenomeni astronomici e non si capisce il motivo di citarla qui), la comparsa degli eumetazoi nell'Ediacariano e la loro radiazione nel Cambriano (ma veramente?), la scomparsa della densa atmosfera su Marte all'inizio della sua storia (ma veramente?), la presenza di alghe rosse nei laghi alpini (what?) ed il colore della sudorazione negli ippopotami (WTF?). Non sto scherzando: gli autori praticano quella che viene detta "cherry picking" ad una scala astronomica: citano episodi o fenomeni abbastanza a caso, basta che si conformino alla loro ipotesi e quindi servano a "motivare" lo scenario che stanno proponendo. No, signori, non è così che si trovano sostegni scientifici alla propria idea...
Ma, nello specifico, quale idea?
L'idea di fondo è che durante le periodiche variazioni di intensità e orientazione del campo magnetico terrestre, si indebolisca la "protezione" dalle radiazioni cosmiche e solari (come particelle cariche e raggi ultravioletti) fornita dal campo magnetico terrestre, e che questo produca delle estinzioni.
In breve, è ancora l'eterno ritorno di spiegazioni semplici di natura astronomica per spiegare complessi fenomeni di natura paleontologica. Ovviamente, applicati alla paleontologia umana.
Gli autori completano la torta con una ciliegina genetica, la presunta differenza di sensibilità alla radiazione ultravioletta tra uomo moderno e neandertaliani (che, ovviamente, sarebbe deficitaria nei neandertaliani), come motivo dell'estinzione di questi ultimi intorno a 40 mila anni fa, durante un evento di indebolimento del campo magnetico terrestre, con conseguente abbassamento dello scudo cosmico contro i nocivi raggi cosmici.

La faccenda si rivolve subito: Homo neanderthalensis NON si estingue globalmente 40 mila anni fa. Non ci sono prove di una estinzione simultanea e completa di questi ominidi in tutta l'Eurasia nel medesimo momento, bensì una scomparsa differenziale in zone differenti, e questo smentisce una causa improvvisa a scala globale e di origine astronomica. Già questo chiude la questione, a meno che i nostri astronomi non abbiano prove che in certe zone vendessero delle creme anti-UV per pelli sensibili già dalla metà del Paleolitico.
Inutile rimarcare che questa ipotesi fa acqua da così tante parti da non meritare nemmeno una discussione critica. 
Non ci sono prove paleontologiche che il tasso di estinzione sia collegato a variazioni del campo magnetico terrestre. E per chiarire la faccenda ai non addetti ai lavori, se una simile relazione esistesse, lo sapremmo bene da molti decenni: la stratigrafia ha 3 rami principali, e ben DUE di questi rami principali studiano i fossili e il campo magnetico terrestre: la Biostratigrafia e la Magnetostratigrafia. Ma come, i due fenomeni non vanno a braccetto? Se le variazioni dell'uno variano l'altro, avrebbero dovuto essere unificati qualora le estinzioni biologiche (documentate dalla Biostratigrafia) fossero finemente correlate con le variazioni del campo magnetico terrestre (documentate dalla Magnetostratigrafia). Ma così non è.
Il grafico sotto è un tipico diagramma magnetostratigrafico, che testimonia la periodica variazione dell'intensità e polarità del campo magnetico terrestre, registrata nelle rocce. Notare come il campo magnetico abbia sovente delle improvvise (alla scala geologica) variazioni e si inverta, per poi restare stabile per intervalli più o meno lunghi. In base all'ipotesi di Chanell e Vigliotti (2019), ad ogni variazione dovremmo avere una qualche crisi biotica più o meno marcata. Eppure, così non è.
Dove sono queste continue estinzioni di faune fossili?


Fonte

Inutile rimarcare una piccola regola del metodo scientifico: non basta trovare una eventuale sovrapposizione tra un evento fisico ed un evento biologico per aver "scoperto" una legge della natura. Non basta proporre un bizzarro meccanismo che funziona prendendo come prove solamente i casi che fanno comodo e ignorando il resto dell'universo che invece smentisce tale relazione di causa ed effetto. Occorre avere una robusta corrispondenza, che sopravvive a test statistici di controllo, la quale poi deve avere anche una precisa motivazione in accordo con le teorie fisiche consolidate, che spieghi perché tale corrispondenza si osserva (ammesso che si osservi). In questo caso, nemmeno l'oggetto principale della ipotesi, la scomparsa dei neandertaliani, avviene nel momento in cui, secondo questo scenario, avrebbe dovuto verificarsi. Nulla sta in piedi!
Il sudore dell'ippopotamo, la dissoluzione dell'atmosfera marziana e la inesistente ciclicità periodica delle estinzioni non sono sufficienti per costruire una teoria scientifica che non è nemmeno in grado di giustificare la diacrona scomparsa dei neandertaliani nell'arco di migliaia di anni.


2 commenti:

  1. Forse il problema è proprio il tipo di revisione scientifica a cui è stato sottoposto l'articolo. Se il controllo delle affermazioni e della qualità generale del lavoro svolto spettano a degli astronomi anche molto competenti nel loro campo ma che non posseggo una visione globale della paleontologia (e questo vale per qualsiasi disciplina scientifica o umanistica di cui si voglia studiare un particolare fenomeno o aspetto),che valore può avere la revisione stessa?
    In questo caso sembra proprio che il fine ultimo sia la spettacolarizzazione dell'informazione come già hai fatto notare tu.
    ...e una bella pubblicità alla rivista!

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  2. Esattamente, la questione qui è che la revisione non è stata buona. Bastava sforzarsi un attimo e contattare qualche esperto in più.

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