13 marzo 2015

Sull'Antropocene, ed una riflessione Ultrazionale

"Antropocene" è il termine (molto di moda) col quale si vuole intendere una "nuova" Epoca geologica, successiva all'Olocene nel quale - finora - eravamo abituati a collocare il presente. Le argomentazioni sulla necessità, utilità e praticità di un nuovo intervallo stratigrafico (e dei modi per definirlo) antropocenico sono stati discussi recentemente da Lewis e Maslin (2015).
I due autori, seguendo la logica con cui tutti gli intervalli della geologia storica sono stati proposti e definiti, suggeriscono di fissare il limite Olocene-Antropocene in un momento della storia recente che abbia un qualche significativo "marcatore" geologico. Le due date che gli autori suggeriscono come "inizio" dell'Antropocene sono il 1610 ed il 1964.
La prima data corrisponde ad un minimo nella concentrazione di CO2 atmosferica nel registro sedimentario. Da quel momento in poi, in effetti, la concentrazione di CO2 atmosferica è andata progressivamente aumentando. Dato che tale minimo di CO2 è interpretato come effetto dell'attività umana (spiego sotto), gli autori considerano tale punto uno ideale per segnare l'inizio dell'Antropocene. Per comprendere il nesso tra attività umana e 1610, dobbiamo fare un salto indietro di un secolo e poco più. Nell'autunno del 1492, avviene l'evento più importante della storia umana, almeno negli ultimi 13 mila anni: si forma in modo continuo e permanente la connessione tra le popolazioni del Vecchio e del Nuovo Mondo. In effetti, si potrebbe considerare Cristoforo Colombo l'uomo più importante della Storia... L'effetto di tale evento è abbastanza ovvio: civiltà, popolazioni separate da oltre diecimila anni di storia entrano in collisione e commistione. Specie animali e vegetali dei due continenti, rimaste separate almeno dalla fine del Pleistocene, si mescolano. In termini biogeografici, fu un evento epocale. Basta citare, come esempio tra molti, il cavallo: estintosi in America dalla fine del Pleistocene, ormai animale ampiamente diffuso in quel continente. E lo stesso discorso vale per moltissime specie animali e vegetali, non tutte importate "volontariamente" dall'uomo. Si stima che nel 1492, all'arrivo di Colombo, vivessero circa 50-60 milioni di persone nelle Americhe. La rapida invasione e conquista delle Americhe da parte degli Europei, l'introduzione di malattie nuove e la schiavitù, decimarono (nel senso letterale del termine) quel continente: si stima che la popolazione vivente in America all'inizio del 1600 fosse ridotta a 5-10 milioni di abitanti. Un tale crollo nella popolazione comportò una drastica riduzione delle superfici agricole che i nativi americani avevano sviluppato nei secoli precedenti. Si ritiene che il drastico crollo delle piante coltivate in America nel 1500-1600 sia la causa del crollo nella CO2 atmosferica, dato che le tecniche agricole (in particolare, l'uso sistematico del fuoco per creare aree coltivabili) sono tra le principali fonti di CO2 pre-industriale. In breve, quindi, la scoperta dell'America provocò la decimazione degli americani, che provocò un crollo nell'agricoltura in America, che si riflesse in un minimo temporaneo nella CO2 atmosferica rilevabile nei sedimenti. Dato che tale minimo rilevabile è collocato nel 1610, tale data, piuttosto che il 1492, sarebbe scelta come possibile "marcatore" dell'Antropocene.
In modo leggermente differente, io giunsi a considerazioni simili, sebbene con conseguenze diametralmente opposte, sul "valore" del 1492 come evento chiave della storia umana, in un antico post di Ultrazionale.
L'altra data, il 1964, corrisponde ad il presunto miglior marcatore della enorme accelerazione tecnologica seguita alla Seconda Guerra Mondiale, da molti ritenuto un evento più significativo della scoperta della Americhe per fungere da "inizio" dell'Antropocene. La Guerra Fredda ebbe, tra i vari effetti, la diffusione dei test nucleari, i quali liberarono in atmosfera una quantità notevole (rispetto ai valori precedenti) di isotopi radioattivi. Il numero di esperimenti nucleari raggiunse il picco nel 1963-64, e tale picco è registrato nella concentrazione di carbonio14 presente nelle piante e nei ghiacci polari. Ironicamente, se mai l'Antropocene fosse accettato come nuovo intervallo stratigrafico, e fissato al 1964, per almeno mezzo secolo ci troveremmo nella curiosa condizione di avere persone nate nell'Olocene assieme a persone nate nell'Antropocene. Entrambi i miei genitori sarebbero animali olocenici, mentre io sarei un loro discendente diretto antropocenico. Ho un paio di amici (nonché lettori di questo blog) che furono concepiti nell'Olocene finale ma nacquero nell'Antropocene inferiore...
A parte queste battute, io sono molto scettico sulla utilità, validità e praticità di un fantomatico "Antropocene". Sarò tradizionalista e conservatore, ma a me l'Olocene pare già un termine utilissimo. Anzi, paradossalmente, penso che - a parte questioni campanilistiche - anche l'Olocene sia eccessivo... Ma non è questo il post contro l'Olocene... In breve, ritengo l'Antropocene un concetto sbagliato alla radice. La motivazione è squisitamente paleontologica, ed è apprezzata probabilmente solo avendo bene a mente cosa sia il tempo geologico.
I fenomeni umani che stiamo osservando, per quanto drastici e drammatici possano essere, non sono di per sé sufficienti per richiedere l'istituzione di una nuova epoca geologica. Quello che chiamano "Antropocene" non è un "Epoca Geologica", ma un Evento Geologico: intenso, radicale, drammatico quanto volete, ma pur sempre riconducibile ad un evento geologico. Noi viviamo dentro un interglaciale del Pleistocene. Non occorre un nuovo piano geologico per definire il momento che viviamo alla scala del Tempo Profondo. Solo la nostra irreprimibile voglia di sentirci "speciali" ci fa ergere l'Antropico prodotto della nostra presenza recente come "punto di svolta" nella Storia della Terra. Non nego gli effetti dell'attività umana, e non nego l'importanza che la sensibilizzazione sui problemi ambientali può avere nel mitigare gli effetti (a breve termine) della attività umana nel globo. Ma la Stratigrafia è una scienza storica proiettata nel Tempo Profondo, non un modo per sancire ancora una volta il nostro radicato Antropo(ce)ntrismo. Dubito che Homo sapiens persisterà le centinaia di migliaia  (né tanto meno, i milioni) di anni perché le sue gesta (più o meno nobili) siano da marcatrici di una Nuova Era. Le nostra miopia del Tempo Profondo è, in questo caso, la vera causa dell'istituzione di un Antropocene. 
Un esempio per chiarire le mie parole: l'impatto del bolide (probabilmente, un grande asteroide) che produsse l'estinzione della fine del Mesozoico, ha avuto effetti enormi nella storia della Terra. Nell'immediato, esso generò una anomalia di iridio, un picco di spore di felci, sedimenti di tsunami. Nel lungo termine, provocò una delle maggiori estinzioni di massa della Terra. Nel lunghissimo termine, creò il Cenozoico. Eppure, nessuno si sognerebbe di ri-battezzare il Cenozoico con il termine "Asteroidozoico". Perché l'evento dell'impatto fu, infatti, un evento, produsse un intervallo, ma non produsse esso stesso l'intera Era Cenozoica.
Forse, tra milioni di anni, una nuova specie intelligente scoprirà l'evento Antropico, il limite tra il Cenozoico ed il Metazoico. Tale evento, ristretto ad un breve intervallo del tardo Pleistocene, sarà noto per le numerose anomalie geologiche e biologiche, ma non per quello sarà considerato una nuova era. Qualunque sarà l'aspetto del Metazoico, lo si capirà solo a posteriori, milioni e milioni di anni dopo che si sarà sviluppato. Non certo in base al drammatico, bizzarro ed effimero evento alla sua base, caratterizzato dalla epidemica proliferazione di un mammifero bipede.

8 commenti:

  1. Buongiorno, intanto complimenti per gli ottimi blog (sia quello a tema antropologico che quello a tema paleontologico).
    Comprendo le remore nell'accettare l'istituzione di una nuova era basata sulla nostra presenza in questa terra, io stesso sono scettico al riguardo. Ponendo che, secondo me, l'istituzione di ere riguardanti epoche "geologicamente recenti" sono un azzardo e soggette a troppi errori di sopravvalutazione e sottovalutazione (che possono essere evitati esclusivamente con il passare dei milioni di anni, cosa di cui noi non disponiamo) la domanda che mi sorge è: quanto possiamo essere certi che la nostra attività attuale sul nostro pianeta non porti ad effetti a lungo termine o, al contrario, rimanga esclusiva di queste poche migliaia di anni? Mi spiego meglio, se la nostra specie avesse iniziato un processo di cambiamento radicale nella biodiversità, clima ecc del nostro pianeta, rispecchiabile nei (addirittura) milioni di anni successivi a noi, allora forse l'istituzione di questo "antropocene" non sarebbe così eccessiva. Se invece fosse solamente come dici te un "evento geologico" istantaneo allora ovviamente sarebbe stata un'altra prova del nostro inesauribile antropocentrismo. Dunque è corretto escludere (ora, nel 2015) una delle due ipotesi? Al momento mi trovo in un impasse.
    Leonardo S.

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    1. La risposta è proprio nell'esempio che ho citato alla fine del post: l'impatto dell'asteroide di 66 milioni di anni fa provocò una delle 5 maggiori estinzioni di massa. Da quel momento in poi, noi chiamiamo l'Era non più Mesozoica ma Cenozoica. Ma, anche in quel caso, l'impatto rimase un evento (si chiama "evento del limite K-Pg"). L'uomo può anche essere l'equivalente attuale dell'asteroide, ma ciò non toglie che esso non può essere usato come inizio di una nuova Era, semplicemente perché quella era... ancora non è avvenuta.
      Come paleontologo, sono scettico che Homo sapiens possa produrre effetti così epocali a lungo termine. Anche se abbiamo provocato l'estinzione di molte specie di grandi mammiferi e uccelli, alterato ecosistemi e provocato vari danni, tutto resta nell'ambito dei fenomeni che accadono sulla Terra. Quindi, l'antropocentrismo resta la vera fonte dell'Antropocene.

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  2. Sono d'accordo per quanto riguarda l'impossibilità di istituzionalizzare ere non ancora avvenute, il che si riallaccia con il concetto già espresso dell'imprecisione delle ere geologicamente recenti. Dunque, ammesso e non concesso che la nostra attività possa portare a cambiamenti radicali nel nostro pianeta dai quali si possa nominare una nuova era, suggerisci di non utilizzare il termine "antropocene" a favore di una sospensione di giudizio che, forse, verrà risolta dai nostri successori? Scusa il periodo particolarmente contorto. Comunque da geologo (jr.) apprezzo molto queste "fenestrae" geologiche.
    Leonardo S.

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    1. Antropocene sarebbe improprio esattamente come "Asteroidozoico" al posto di Cenozoico.

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    2. Ok ho afferrato il concetto. Grazie per le delucidazioni.
      Leonardo S.

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  3. Totalmente d'accordo con Andrea.
    Alessandro (Bologna)

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  4. Credo che chi propone antropocene lo faccia con le migliori intenzioni, magari cadendo epistemologicamente in errore come tu, da addetto ai lavori, fai notare. Il significato di questa parola é "politico", vuole dare forza alla necessità di valutare gli effetti sistemici della nostra azione, che non sappiamo quale magnitudine avranno e per quanto tempo si trascineranno ma potrebbero essere negativi per noi stessi. É un vessillo piantato, un meme per agire. Se interpreto con correttezza la volontà degli autori. Ciao.

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  5. Usare la scienza per proporre visioni "politiche" o ideologiche, per quanto con le più buone intenzioni, è un errore e un danno alla scienza. Anche le classificazioni zoologiche che collocano più o meno arbitrariamente l'uomo al vertice (vedi il termine "Primati" per le scimmie nostre parenti più prossime) possono essere spinte da nobili intenzioni (onorare la peculiarità umana) ma restano non-scientifiche.
    La scienza è amorale e apolitica e deve essere tale se vuole funzionare come scienza e non come ideologia.

    In ogni caso, ritengo le "buone intenzioni" del "meme" Antropocene totalmente fallimentari: non si risolvono i problemi del mondo cambiando terminologia del piano geologico in cui i problemi sono posti. Occorre una coscienza collettiva che non si limiti al mero meme o alla superficie dei nomi.

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