01 aprile 2014

"Il Buono, il Piccoletto ed il Cattivo" a Pietraroia



Ricostruzione dei tre sfenodonti di Pietraroia (opera di E. Troco)


Continua la prolifica serie di nuovi studi sui rettili mesozoici italiani!
Il post di oggi parla di un nuovo articolo, del quale sono co-autore assieme a Mattia Baiano, dell'Università 'Federico II' di Napoli – ed attualmente presso l'ICP a Barcellona – e Pasquale Raia, paleontologo dell'ateneo napoletano (Cau et al. 2014). La collaborazione che ha prodotto questo articolo deriva dall'amicizia nata tra me e Mattia nel 2010, entrambi soci dell'Associazione APPI. Difatti, si può considerare questo articolo un “figlio” dell'APPI.
La località beneventana di Pietraroia è nota nel mondo paleontologico per i suoi giacimenti ad elevata conservazione, risalenti a circa 110 milioni di anni fa, noti fin dalla fine del XVIII secolo. Il taxon più famoso proveniente dai livelli fossiliferi di Pietraroia è sicuramente il theropode Scipionyx samniticus. Il clade di tetrapodi più abbondante a Pietraroia è invece Lepidosauria (il gruppo a cui appartengono lucertole e serpenti), rappresentato da 4 specie, tre squamati (Costasaurus rusconi, Chometokadmon fitzingeri e Eichstattesaurus gouldi) ed uno sfenodonte (Derasmosaurus pietraroiae). Un secondo sfenodonte, frammentario, era già noto da Pietraroia: questo esemplare è significativo per presentare tracce dei tessuti molli intestinali, oltre al cranio di una sua preda – un piccolo squamato – insieme a resti di massa fecale, ancora presenti nella zona addominale. Nel nostro nuovo studio, abbiamo descritto un terzo scheletro di sfenodonte, scoperto una quindicina di anni fa ma mai studiato prima, ed abbiamo valutato la disparità degli sfenodonti di Pietraroia tramite analisi filogenetiche.
Gli sfenodonti sono poco noti al grande pubblico, se non altro perché oggi ne esiste una sola specie, famosissima invece tra i naturalisti ed i biologi: Sphenodon punctatus, che popola alcune isole al largo della Nuova Zelanda. Sovente considerato un “fossile vivente”, in realtà Sphenodon è una forma molto derivata appartenente ad un clade relativamente stabile e conservatore di rettili lepidosauromorfi, originatosi nel Triassico, che nel Giurassico aveva distribuzione cosmopolita, e che ha prodotto forme sia erbivore che acquatiche. A partite dal Cretacico Inferiore, questo gruppo ha progressivamente ridotto la propria distribuzione, scomparendo dall'Emisfero Settentrionale prima della fine del Mesozoico. Difatti, gli sfenodonti di Pietraroia sono tra gli ultimi membri di questo clade vissuti a nord dell'Equatore. Analizzarne la diversità e le affinità evoluzionistiche è quindi un tassello utile per comprendere la storia evolutiva di questi rettili.
I tre sfenodonti di Pietraroia possono essere simpaticamente soprannominati come: “Il Buono”, ovvero Derasmosaurus pietraroiae, che è l'esemplare più grande e completo; “Il Piccoletto”, ovvero il nuovo esemplare che abbiamo descritto, e che è quello di dimensioni minori; ed “Il Cattivo”, l'esemplare menzionato prima, che è quello meno completo, sebbene conservi parte dei tessuti molli ed il cranio di una sua preda nell'addome.
Il Buono è quasi completo, e ciò ha permesso di collocarlo filogeneticamente con relativa sicurezza: esso risulta un lontano parente di Sphenodon, ma con affinità più dirette con alcuni sfenodonti giurassici tedeschi. Questo risultato non sorprende, dato che affinità simili sono emerse per alcuni squamati di Pietraroia.
Il Piccoletto è grande la metà di Derasmosaurus, e potrebbe stare sul palmo di una mano. Le ridotte dimensioni potrebbero essere dovute alla sua età relativamente giovanile, tuttavia, alcune caratteristiche del cranio e delle articolazioni degli arti indicano che, forse, esso era maturo, e quindi potrebbe essere una forma nana. La forma delle vertebre dorsali esclude che esso sia riferibile a Derasmosaurus. La posizione filogenetica del Piccoletto è problematica, dato che alcune delle sue possibili condizioni primitive potrebbero essere un effetto della piccola taglia e/o della giovane età. Nondimeno, esso pare appartenere alla medesima linea evolutiva di Sphenodon e Derasmosaurus.
Il Cattivo è quello più difficile da collocare filogeneticamente, data la relativa frammentarietà. Le nostre analisi lo collocano alla base di una linea distinta da quella degli altri due sfenodonti campani, e prossimo a forme bizzarre come gli Eilenodontini, un clade che comprende alcuni sfenodonti giganti patagonici del Cretacico Superiore (lunghi circa 1 metro).
In conclusione, il nostro studio dimostra che a Pietraroia sono presenti tre linee evolutive (e quindi, specie distinte) di sfenodonti: ciò porta la diversità dei lepidosauri di questa associazione a ben 6 specie. Le affinità con altri lepidosauri del Giurassico Superiore tedesco implicano che Pietraroia fosse un “rifugio” per linee filetiche vecchie di almeno 40 milioni di anni prima del Cretacico, e ciò non sorprende, se consideriamo che Pietraroia era parte di un sistema di isole al centro della Tetide, relativamente isolato dalle principali masse continentali.

Il sito di Pietraroia è un santuario paleontologico inestimabile, che probabilmente ha ancora molte sorprese da regalarci: la speranza è che prossimamente si possa tornare a studiare questo piccolo tesoro italiano.

Ringrazio il Centro Musei delle Scienze Naturali di Napoli ed il Museo Paleontologico dell'Università di Napoli che hanno permesso lo studio di questi esemplari. Un grazie particolare va, ovviamente, a Mattia e Pasquale, miei coautori nello studio, ma anche per l'amicizia e l'ospitalità che mi hanno manifestato durante la mia permanenza a Napoli.
Un ringraziamento anche al sempre geniale Troco, autore del quadro che ritrae i tre sfenodonti di Pietraroia.

Bibliografia:
Cau, A., Baiano, M.A., Raia, P. 2014. A new sphenodontian (Reptilia, Lepidosauria) from the Lower Cretaceous of Southern Italy and the phylogenetic affinities of the Pietraroia Plattenkalk rhynchocephalians. Cretaceous Research 49: 172-180. doi.org/10.1016/j.cretres.2014.02.001

11 commenti:

  1. Entusiasta sia per questi tre squamati (non se ne parla mai, purtroppo) sia per l'ittiosauro (altro gruppo un po' ignorato). Ottimo lavoro
    Simone

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    1. Gli sfenodonti NON sono squamati...

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  2. Hai ragione, errore imperdonabile. Invoco il lapsus memoriae, in quanto intendevo lepidosauri....

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  3. be' come al solito, complimenti.
    Emiliano

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  4. Complimenti a tutti.
    Una curiosità, ma nel quadro qual'è il "piccoletto"?

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    1. Dall'alto al basso: Il Buono, il Piccoletto ed il Cattivo.

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  5. Congratulazioni, ottimo lavoro, certo pubblicarla il 1° aprile...

    Da Theropoda oggi mi aspettavo solo notizie improbabili.

    Valerio

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  6. Complimenti a te e agli altri autori. Mi toglieresti una curiosità. Come scegli la rivista di pubblicazione?
    Più mi addentro nella paleontologia dei vertebrati e più mi rendo conto che l'analisi filogenetica è una materia complessa che necessita di specializzazione. Probabilmente sto scrivendo un'ovvietà, ma ritengo che uno studio che consideri anche la filogenetica debba avere almeno uno degli autori specializzato in tal senso.

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  7. Ciao Andrea!
    Volevo farti una domanda su uno degli animali che popolarono l'(ex)isola del Gargano, ossia:
    potrei avere delle informazioni sul coccodrillo del Gargano, del tipo(sempre se possibile) la taglia, l'aspetto e, se possibile, vedere uno dei fossili?

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  8. Interesting, thought note there are two species of Shenodont alive today, S. punctatus and S. guntheri.

    --Sean

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    1. Sean, in the original version of our manuscript, we reported the two extant species, but one of the reviewer contested it, stating that recent studies do not support a distinction of the S. guntheri as a separate species from S. punctatus.

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