02 maggio 2012

Inflazione Italiana

Ieri sera ho avuto una breve conversazione e-epistolare con un collega straniero, col quale sto collaborando per uno studio relativo ai theropodi. Durante la conversazione, abbiamo anche parlato dell'attuale situazione della paleontologia degli amnioti pre-Cenozoici italiani, situazione che egli stesso ha considerato un vero e proprio "Rinascimento".
Indotto da quel dialogo, ho raccolto i dati relativi alle pubblicazioni di taxa di amnioti Permiani e Mesozoici in Italia, per stabilire se, effettivamente, stiamo vivendo una nuova fase di rinascita di questa disciplina in Italia, o si tratta di una mia miope ignoranza della passata produzione scientifica nostrana.
Il grafico qui sotto illustra il risultato dell'indagine (che probabilmente va raffinata, ma che nondimeno ha campionato tutti i taxa noti e descritti di rettili e sinapsidi pre-Cenonozoici italiani descritti ed identificati con sicurezza; non solo quelli a cui è stato dato un nome di genere o specie). In ascissa abbiamo l'anno di pubblicazione, in ordinata il numero totale di taxa noti in quell'anno.

Il grafico è esplicito e inequivocabile.
Si vede chiaramente che fino alla metà degli anni '70 del XX secolo, il progresso di conoscenze fu lento e sporadico. Siamo passati da 0 a 10 taxa in 130 anni. A metà anni '70, si ha una prima fase di crescita rapida, che poi rallenta negli anni '80. Una seconda fase di crescita si ha negli anni '90 e nei primi anni 2000, ed ha portato a taxa come Besanosaurus o Scipionyx. In questa fase siamo passati da 10 a 20 taxa in 28 anni, una vera accelerazione, rispetto ai 130 anni precedenti del +450%! Nella terza fase, quella in cui viviamo ora, abbiamo avuto Tethyshadros, Neptunidraco, i primi sinapsidi ed eusuchi basali italiani. Siamo passati da 20 a 30 taxa in soli 5 anni: un'accelerazione del +560% rispetto ai 28 anni precedenti, e del +2600% rispetto ai primi 130 anni! Se non è una vera e propria inflazione, un Rinascimento ed una fase esplosiva, non so come altro definirla!
Tutto ciò deve renderci ottimisti per il futuro, ma non deve farci rammollire: questo grafico non è un flusso inesorabile spinto da chissà quale tendenza storica generale, ma è la somma del lavoro e dello studio di esseri umani, è qualcosa che va costruito, mantenuto e consolidato con l'agire.
Significativo che circa il 50% delle scoperte provenga dalla Lombardia, segno che il resto dell'Italia deve ancora essere scoperto veramente. Analogamente, metà dei taxa è di età Triassica, segno che abbiamo molto ancora da scoprire nel Permiano, nel Giurassico e nel Cretacico.

14 commenti:

  1. L'altro giorno mi son fatto un giro in almeno 3 cave di argilla con livelli carboniosi del Giurassico inferiore del centro della Sardegna... mi pare una zona 'papabilissima'. Ho controllato dove l'erosione piovana faceva risaltare ciottoli e resti di piante carbonizzate (sembrava di essere nelle badlands), ma niente vertebrati (per ora). Ho come l'impressione che se è venuto alla luce qualcosa in passato sia stato distrutto in fretta e furia per non far interrompere le operazioni di cava. Ora le cave sono abbandonate. Come siamo messi a dinosauri del Giurassico inf. in Francia e Spagna?

    Hulk

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  2. Il Giurassico Inferiore è povero quasi in tutto il mondo, a parte alcune zone. La Francia ha qualche resto. Ma non si può escludere che nuove zone poco esplorate come la Sardegna possano dare qualcosa di significativo. Continua a cercare.

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    1. Altri depositi continentali isolani sono datati Cretaceo medio e Cretaceo superiore. Prima o poi salterà fuori qualcosa...

      Hulk

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  3. Tra l'altro l'Italia (ed i dintorni come i grigioni) hanno un bel po' di depositi liassici, come ad esempio i Lavini di Marco, Saltrio, Osteno, ecc. ecc.
    Aggiungo che spesso gli scavi nel varesotto si sono concentrati, sopratutto negli anni '70 (e lo so da insider) sui giacimenti marini, trascurando le marne giurassiche e tardo triassiche perché molto meno fossilifere (anche se lì è più facile trovare vertebrati terrestri, certo che San Giorgio è il paradiso dei cercatori di ittiosauri e quindi c'è un perchè non si esplorassero nuove cave poco produttive, quando in quelle vecchie usciva di tutto, inclusi di recente anche splendidi insetti).

    Comunque tra il nord lombardo e il tri-veneto c'è tantissimo giurassico inferiore e triassico superiore, sopratutto mari poco profondi, ma con traccie di regressione marina qua e la.

    Hulk, se abiti vicino alle cave cerca di farti conoscere da qualche pensionato che lì lavorava, qualche informazione la trovi sempre.
    Molto spesso (almeno in Lombardia) più che distruggere il materiale se lo portavano a casa. Magari nelle loro cantine c'è ancora qualche dente o osso liassico.

    In bocca al lupo.

    Valerio

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  4. Simone Conti2/5/12 21:38

    Dai Andrea, organizza un bel tour di scavi, tanto un volontario lo hai già trovato da parecchio tempo: il sottoscritto XD
    Noi scaviamo e puliamo e tu pubblichi... Due piccioni con una fava.
    Scherzo, comunque se hai bisogno di una mano io sono veramente disponibile

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    1. Non è così facile organizzare uno scavo in Italia.
      Non è una gita in montagna.

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    2. Simone Conti2/5/12 21:44

      lo so, purtroppo :(
      comunque gli scarponi li ho già preparati ;)

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  5. Perché per "festeggiare" non fai un bel post riassuntivo sulle scoperte principali? ;)
    Simone

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    1. Per festeggiare mi bevo una birra.

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    2. Più che giusto :)
      Simone

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    3. Per capire se si tratta di un fenomeno italiano si dovrebbero mostrare anche i dati degli altri paesi e mostrare che i loro grafici hanno "derivata" minore (magari normalizzando il tutto con la superficie o con il parametro che più si riterrà significativo).
      IMHO quel grafico DA SOLO è poco significativo, dato che manca un raffronto non consente certamente di capire se il fenomeno è italiano (come il rinascimento italiano e successivamente europeo che fu un fenomeno localizzato) o si inquadra in un contesto più generale (ad esempio è indubbio che nel tempo l'utenza dei Pc è aumentata di molto ma il fenomeno non è italiano).

      Emanuele.

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    4. Obiezione lecita. Putroppo, non dispongo dei dati per fare grafici analoghi in altri paesi, quindi non ho modo nell'immediato di rispondere.
      Faccio notare che, però la serie storica degli amnioti fossili pre-Cenozoici inglesi, francesi e tedeschi (nazioni con superfici comparabili a quella italiana, quindi analoghi migliori per una comparazione) è molto più ricca sia nel numero di specie che nella continuità temporale rispetto all'italiana.
      Gli amnioti fossili da quelle nazioni sono scoperti e descritti con continuità dall'inizio dell'800, e dubito che se li analizzassimo risulterebbe una così netta impennata negli ultimi 30 anni.
      Ovviamente, sarebbe interessante quantificare queste osservazioni.
      Al tempo stesso, non si può negare che negli ultimi 30 anni ci sia stata una progressiva accelerazione delle scoperte in Italia, a prescindere da trend globali (tutti da verificare: è probabile che facendo una curva globale risulteranno analoghe impennate, ma ciò potrebbe non essere vero per singoli stati rispetto all'Italia), ed è ciò che mi premeva dire col post.

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  6. Non sono uno storico della scienza Emanuele, provo a risponderti a naso e sarei il primo ad essere contento di una smentita e di un approfondimento da parte di Cau.

    Un grafico "mondiale" comincierebbe prima, tetrapodi pre-cenozoici sono noti (e scientificamente pubblicati) dalla fine del '700, sopratutto in Francia, Olanda, Inghilterra, Germania ed Austria.

    Direi che in questo grafico ci sarebbe una prima accelerazione (modesta) negli anni '20-'40 dell'ottocento (periodo di forte espansione della geologia, anche in ambito accademico, e in cui il carbone si afferma come principale fonte di energia in nord Europa), con una forte accelerazione negli anni '70-'90 dell' '800 (con la prima e la seconda guerra delle ossa in America e la diffusione della paleontologia, accademicamente autonoma, in Europa, sopratutto nord-occidentale, Belgio, Germania, Francia, Svizzera) e l'inizio degli scavi nel permiano russo.

    Una seconda gobba sarebbe, probabilmente, negli anni '20-'40 del '900, con la comparsa di Cina e Mongolia sulla scena, la ricomparsa del Sud Africa (anche qui permiano e triassico), la grande depressione negli USA con il new deal (che finanziò massicciamente la ricerca paleonoltogica nel sud-ovest) e la descrizione degli scavi in Africa orientale e in Egitto (eseguiti a partire dall'inizio del '900 dalle università tedesche) e dei lavori di von Heune in Sud America.

    Infine ci dovrebbe essere una crescita abbastanza costante ed impetuosa (vicina a quella italiana, ma stabile e progressivamente maggiore) dagli anni '70 in poi, con il ritorno sulla scena della Cina post-rivoluzione culturale, la diffusione su scala ralmente mondiale (e post-coloniale, anche se ancora priva dell'Africa) della paleontologia come disciplina accademica. E poi negli anni '70 abbiamo i grandi scavi delle spedizione polacco-mongole e quelli delle università europee in Nord Africa e l'inizio di quelli in Madaghascar.

    Da qui in avanti la progressione dovrebbe essere impetuosa a livello mondiale, anche per la comparsa (sopratutto negli anni '90, ma anche nel ventennio porecedente) di nuove tradizioni di ricerca come quelle Rumene, Ungheresi (che erano stati importanti anche negli anni '20-'30), Argentine, Brasiliane, Australiane, ecc. ecc. Oltre alla scoperta di numerosi nuovi giacimenti, sopratutto nel sud del mondo e in Asia.

    (continua)

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  7. Sopratutto dagli anni '70, le discipline paleontologiche (e gelogiche) subiscono una rivoluzione metodologica e dei paradigmi (con il rinasciemento di Bakker che è solo una delle tante manifestazioni del fenomeno, pensa alla diffusione e ricezione della cladistica! Oppure al fatto che fino a non molti anni fa non si sapeva quando fosse finito il Mesozoico in termini assoluti) che interessa anche i centri tradizionali (Inghilterra ed USA in primis) con una nuova ondata di ricerche e con numerose scoperte dentro gli scaffali dei magazini (alcuni scavi degli anni '30 del sud-ovest degli stati uniti danno ancora oggi soddisfazione, come quelli di Ghost Ranch).

    In questo contesto si inserisce anche il rinasciemento italiano, anzi un po' in ritardo, visto che il vero boom è collocabile solo nei tardi anni '90.

    Il grafico a mio avviso è importante per due motivi: non era scontato che questo fenomeno riguardasse anche l'Italia, per esempio in Egitto, dove ci sono giacimenti mesozoici che noi ci sognamo, la situazione è abbastanza piatta, eppure anche lì esiste una tradizione paleontologica locale (mal finanziata, negletta ecc. ecc. come da noi), quindi questo fenomeno di aumento delle conoscenze paleontologiche è mondiale, ma ovviamente risente di mille condizionamenti (anche politici, economici, accademici ecc. ecc.) e non riguarda tutto il mondo indifferentemente.
    In secondo luogo l'Italia ebbe negli anni '60-'70 un vero boom di ricerche paleontologiche, ma le aree di maggiore interesse non erano quelle dei tetrapodi paleozoici e mesozoici che interessano questo post (sbaglio o il balzo in avanti dei tardi anni '70 per i tetrapodi pre terziari è rappresentato quasi esclusivamente da Cene?). Riguardavano la micropalontologia (dove dai tempi di Emiliani, negli anni '50, avevamo delle eccelenze mondiali), della paleontologia del Terziario, della paleontologia degli invertebrati marini, e anche, sebbene meno, di paeloantropologia ecc. ecc.
    Insomma se tu fossi entrato in università in quegli anni per fare paleontologia difficilmente saresti diventato uno specialista in paloerpetologia (come si diceva negli anni '50-'80), mentre se ti interessavano i tetrapodi magari avresti pubblicato di elefanti nani siciliani pleistocenici o dei cetacei tosco-emiliani del miocene. Tieni infine presente che mentre il Mesozoico in Italia è ben rappresentato (sopratutto con sedimenti marini, talvolta, purtroppo, di mare profondo), il Paloeozoico lo è meno (Alto Adige e Sardegna sopratutto) esistono anche problemi oggettivi.
    Quindi questo grafico rappresenta anche la comparsa di un nuovo protagonista nel piccolo campo delle ricerche paleontologiche italiane. Quello dedicato alla paleotologia degli amnioti pre-cenozoici, malgrado per decenni si considerasse improbabile che il nostro paese avesse delle possibilità di ricerca in questo campo.

    Mi spiace solo che non ci sia anche un grafico delle ricerche di paleoicnologia pre-cenozoica, sempre a naso direi che in Italia ci sarebbe una gobba negli anni '30-'50 (triassico dei monti pisani, le ricerche di Leonardi padre tra il permiano e il triassico dell'Alto Adige) poi un "nulla" per tutti gli anni '60-'70 ed un esplosione progressiva dagli anni '80 ad oggi (anzi forse negli ultmi anni c'è, in questo campo, un piccolo ridimensionamento).

    Valerio

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