19 settembre 2009

Ci sono più cose in Tyrannosauroidea di quante ne vedano le nostre dicotomie

Non è improbabile che molti dei nostri problemi di interpretazione del mondo (compresi quelli incombenti della politica e della sostenibilità ambientale) derivino dal nostro istintivo bisogno di creare categorie dicotomiche, come "bene vs. male", "bello vs. brutto", "giusto vs. sbagliato". Non mi dilungherò in questo tema, che è più Ultrazionale che theropodologico. Tuttavia, è innegabile che la realtà naturale resterà sempre più complessa delle sue rappresentazioni. Nondimeno, non dobbiamo usare questa verità come scusa per accusare la Scienza di essere fallimentare, né per giustificare ingenue tendenze sentimentalistiche. Diffidate da chi dice che i dinosauri , essendo ormai estinti, si possono conoscere solo o sopratutto "col cuore". Lasciate il cuore per i vostri amici ed amanti, ed applicate il cervello analitico e sintetico per capire i fossili.
In questo post riprendo Raptorex, per discutere dell'evoluzione delle grandi dimensioni in Tyrannosauroidea. Per grandi dimensioni intendo una lunghezza totale adulta superiore ai 5.5 metri. Questo limite, ovviamente convenzionale, si basa sull'osservazione che nella grande maggioranza dei Coelurosauri noti la lunghezza adulta è inferiore a 5 metri. A parte alcune eccezioni maniraptoriformi, troviamo coelurosauri di oltre 5 metri solo in Tyrannosauroidea.
Nel grafico qui sotto ho inserito i theropodi che, in base a Megamatrice, risultano essere dei tyrannosauroidi (usando la definizione presente in questa lista). Li ho collocati in base a due parametri: età geologica (in ordinata) e lunghezza totale (in ascissa). Osserviamo la disposizione dei punti.
In basso abbiamo le forme più antiche, come Guanlong, di circa 3 metri di lunghezza. In altro abbiamo le forme della fine del Cretacico. Dato che questi punti sono specie fossili imparentate, non è azzardato collegarle da linee temporali che vanno dal basso verso l'alto. Appare evidente una linea evolutiva che parte da Guanlong, collega Stokesosaurus, Eotyrannus e Xiongguanlong per poi ramificarsi nei tyrannosauridi giganti della fine del Mesozoico. Questa linea indica chiaramente una tendenza evolutiva all'aumento delle dimensioni corporee. Contrapposta a questa linea abbiamo invece un gruppo più stabile e conservativo di tyrannosauroidi di piccola taglia, che diramano da una linea che collega Guanlong a Bagaraatan, animali praticamente della stessa taglia. Se questo scenario relativamente semplice e lineare dell'evoluzione dei tyrannosauroidi vi pare elegante, oltre che plausibile, sappiate che è una favola! Si tratta infatti della suggestione indotta dal nostro cervello, che tende, più o meno automaticamente, a vedere tendenze dove non esistono e a categorizzare gli oggetti in base a criteri dicotomici (in questo caso "forme piccole vs. forme grandi").
La prova che quella che ho descritto è solo una favola è data dall'analisi completa dei dati in nostro possesso, che produce una filogenesi molto più complessa e diversificata di quanto appaia dalla sola osservazione delle dimensioni e dell'età geologica. Infatti, se sovrapponiamo il cladogramma dei tyrannosauroidi, come emerge dall'analisi, al grafico di prima, risulta uno scenario ben più elaborato. In particolare, quella che a prima vista sembrava una singola tendenza al gigantismo risulta essere un fenomeno di convergenza multipla di quattro linee evolutive distinte che si espandono nel morfospazio delle grandi dimensioni (evidenziate in rosso): la linea di Eotyrannus, quella di Xiongguanlong, quella di Dryptosaurus e quella che porta al nodo "Appalachiosaurus + Tyrannosauridae". L'inclusione in Megamatrice di Raptorex, un taxon di piccola taglia del Cretacico Inferiore, strettamente imparentato con quell'ultima linea, implica infatti che l'evoluzione delle grandi dimensioni fu probabilmente un fenomeno multiplo avvenuto più volte indipendentemente, e non un unica linea. Se Raptorex fosse vissuto nel Cretacico Superiore, non avrei avuto problemi ad interpretarlo come una reversione dimensionale, un nanismo derivato da antenati giganti; ma essendo ben più antico di tutti i taxa giganti, è molto improbabile che discenda da loro, e, quindi, data la sua posizione, implica un'origine multipla del gigantismo. L'alternativa, poco plausibile, è che esso assomigli ai tyrannosauridi per un bizzarro caso di convergenza morfologica, e che il primo scenario sia quindi corretto. Tuttavia, i dati non vanno in quella direzione, e pertanto è probabile che quel modello sia più una costruzione mentale a priori che un'elaborazione dei dati a posteriori.
A voi resta la scelta, di natura filosofica, sull'interpretazione più corretta.

3 commenti:

  1. Complimenti per il tuo Blog! E' molto interessante..
    Ti andrebbe di fare uno scambio di link con il mio www.francescogreco.splinder.com ?

    Grazie!
    Ciao
    Francesco
    Il Blog | Attualità | Psicologia

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  2. Riesci sempre a ricordare quanto è difficile non essere superficiali. xD
    Ma se applicassimo il cervello analitico anche ad amici ed amanti? :P

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  3. Penso che se lo facessimo, non potremmo più provare amore e amicizia, in quanto sono legami tra noi ed altri soggetti unici ed inscindibili, mentre la mente analitica deve operare su oggetti che possono essere scomposti in parti e collocati in categorie. Ma questi non sono temi per questo blog, quindi non vado oltre. Per favore: qui solo theropodi.

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