17 maggio 2009

B.A.N.D. - Seconda Puntata, Prima Parte: I Maniraptori fuori da Dinosauria, Popper e Occam


“Ciò che chiamiamo l’ipotesi evoluzionista è una spiegazione di una quantità di osservazioni biologiche e paleontologiche - per esempio di certe somiglianze tra varie specie e vari generi - che postula una origine comune per forme similari. Questa ipotesi non è una legge universale [...]. Essa piuttosto ha il carattere di un’affermazione singolare e specifica.”

Popper (1957).

Ho aperto questa seconda parte della mia serie sulle ipotesi B.A.N.D. con una citazione del filosofo Popper perché penso che buona parte della questione sull’opposizione all’ipotesi paleontologica di un’origine dinosauriana degli uccelli si stia spostando dal terreno felice delle scienza paleontologica a quello (per me più ostile) della fumosa retorica metafisica. Ho già espresso altrove le mie opinioni sull’abuso della retorica nelle discussioni evoluzioniste, quindi non mi ripeterò. Tuttavia, è sconcertante come la retorica spesso contraddittoria (vedere sotto) di alcune posizioni B.A.N.D. stia degenerando nell’anti-evoluzionismo, a tutto vantaggio della propaganda creazionista. Tornando a Popper, egli è notissimo per il suo concetto di falsificabilità, come requisito per distinguere un’ipotesi scientifica da una non-scientifica. Tuttavia, questo criterio, spesso citato, è altrettanto spesso frainteso. Cosa intendeva Popper per “ipotesi scientifica”? Senza dilungarmi eccessivamente, l’ambito di “scientificità” inteso dal filosofo austriaco nel quale ha senso applicare il criterio falsificazionista non comprende l’intera gamma della discipline che, oggi, includiamo nella Scienza, bensì solamente la sua parte più “hard”, ovvero la fisica e buona parte della chimica.

Il criterio falsificazionista demarca le affermazioni scientifiche da quelle non-scientifiche solamente se queste sono delle leggi universali, ovvero, delle affermazioni generali non specifiche. Popper stesso, nella citazione introduttiva al post, spiega perché un’ipotesi evoluzionistica non sia un’affermazione soggetta al criterio falsificazionista (e quindi, nella sua concezione ristretta di “scienza”, non sia un’affermazione scientifica), bensì “un’affermazione storica particolare (o più precisamente, singolare) sull’origine di un certo numero di piante o animali terrestri (Popper, 1957)”. Pertanto, dato che qualsiasi ipotesi evoluzionista è un’affermazione su un evento singolo, unico ed irripetibile della storia passata, essa non ricade nell’insieme della affermazioni generali ed universali soggette al principio falsificazionista. La Relatività Ristretta di Einstein è un’ipotesi di validità generale, quindi falsificabile, non certo l’origine particolare ed irripetibile di un insieme specifico di organismi terrestri mesozoici chiamati uccelli.

Spesso mi è capitato di leggere commenti o discussioni che tiravano in ballo il principio popperiano del falsificazionismo per sostenere o controbattere a particolari ipotesi evoluzioniste. Ogni volta, ripenso al brano che ho appena citato, e sorrido. Persino un mio critico all’ipotesi anfibia di Majungasaurus citò, a mio avviso impropriamente, Popper. Evidentemente, questi popperiani all’acqua di rose ritengono che la retorica basata su errate citazioni di filosofi della Scienza sia scientificamente valida come un’argomentazione fondata su dati oggettivi.

Se il criterio falsificazionista non è idoneo a scremare le varie ipotesi evoluzioniste, spesso antagoniste, che sono proposte per spiegare le evidenze biologiche e paleontologiche, quale criterio dovremmo seguire? Ancora una volta, l’attenta lettura della citazione popperiana ci viene in soccorso. Un’ipotesi evoluzionista è “un’affermazione storica (Popper, 1957)”. Le ipotesi evoluzioniste e paleontologiche sono sì affermazioni basate su dati scientifici (biologici, geologici, anatomici, ecc...) ma sono anche, e sopratutto, ipotesi su eventi storici (di Storia Naturale), e come tali vanno analizzate.

Il principio fondamentale di ogni storico è il principio di Parsimonia, il noto “Rasoio di Occam”: il criterio che nel precedente post “B.A.N.D.” avevo definito: “massimizzare le spiegazioni e minimizzare gli enigmi”, che si riassume con l’affermazione “Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” (non si deve moltiplicare gli enti senza necessità, ovvero, a parità di dati, è bene scegliere la spiegazione più semplice... in attesa di nuovi dati). Il principio di parsimonia è la base del più robusto metodo di valutazione quantitativa dell’evoluzione, ovvero, l’analisi filogenetica (detta impropriamente “cladistica”).

Eppure, una minoranza di studiosi pare avere una distorta concezione delle parole di Popper ed Occam, al punto da aver proposto, recentemente, al culmine di una ritirata concettuale senza pari nella storia della paleontologia, la più bizzarra e contradittoria ipotesi sull’origine degli uccelli che sia mai stata scritta.

Un’ipotesi talmente improbabile da rasentare la comicità, almeno per chi scrive questo blog... ma di tutto questo, parlerò nella Seconda Parte di questo Secondo Post sulle Ipotesi B.A.N.D.

Bibliografia:

Popper K.R., 1957 - The Poverty of Historicism. Trad. italiana di C. Montaleone per Feltrinelli.

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