26 novembre 2008

In difesa della "nuova" paleontologia dei dinosauri

Purtroppo, in Italia persiste una cattiva tradizione di disfattismo autolesionista e di risentimento verso ciò che è nuovo e innovativo. Tale tendenza, che degenera nella polemica sterile, nella mistificazione e nella distorsione dei fatti, finisce col produrre disaffezione tra gli appassionati e chiusura ed oscurantismo. Io non appartengo a questa fazione, che biasimo e contrasto. Ammetto che la carriera paleontologica dei vertebrati in Italia è difficile, ma non impossibile. Pertanto, attaccare pretestuosamente le opere ed i metodi di chi produce eccellente ricerca mi pare solo un modo sublimato di dare sfogo al risentimento tipicamente provinciale di certi italiani incapaci di vedere in sé stessi le cause del proprio insuccesso. Chi vi parla non è membro di alcuna elite accademica o istituzionale, quindi non può essere accusato di difendere corporazioni o gruppi di potere: io non sono stipendiato da alcuna università o museo, ma collaboro attivamente con chiunque mi permetta di fare ricerca e di esprimere le mie capacità. In qualità di libero ricercatore, sento il dovere di difendere la disciplina che amo e studio, la paleontologia dei dinosauri, dalle accuse ingiustificate e pretestuose che purtroppo vedo circolare tra alcuni miei connazionali.
In rete circolano affermazioni sull’attuale tendenza della ricerca paleontologica internazionale che reputo false e diseducative, vere e proprie mistificazioni della realtà. Tali dicerie si possono riassumere in questa falsità:
“Negli ultimi quindici anni la paleontologia dei dinosauri è diventata solamente “cladistica”, abuso del computer e sensazionalismo sterile, mentre la “vera” paleontologia, di stampo fisiologico, funzionale e ecologico, è disprezzata e non è più valorizzata”.
Non mi interessa citare gli autori di tali dicerie, mi basta controbattere le loro dichiarazioni prive di fondamento e basate sul continuo rimasticare di luoghi comuni e vaghezze, con i fatti, citando la copiosa letteratura degli ultimi quindici anni che questi autoproclamati difensori della “vera paleontologia” probabilmente non conoscono, né hanno mai letto.
Prima di fare ciò, faccio notare che molte delle false accuse rivolte alla sistematica filogenetica (la “cladistica”) sono assolutamente ingiustificate, dato che essa non è “statistica” che riduce tutto a numeri, bensì è un metodo scientificamente valido di utilizzare una procedura formalizzata per descrivere l’evoluzione darwiniana e che si avvale, come tutta la scienza attuale, della potenza del calcolo elettronico per simulare processi la cui complessità non è facilmente elaborabile dalla mente umana. Come tutte le applicazioni mature del calcolo elettronico all’evoluzione, anche le elaborazioni della sistematica filogenetica sono sempre vincolate alla mente del paleontologo, alla sua capacità critica di valutare qualitativamente i risultati quantitativi delle elaborazioni. Temo che chi critica la cladistica spesso non abbia mai letto nel dettaglio un vero articolo di analisi filogenetica (a questo proposito, per chi è appassionato di dinosauri, consiglio vivamente, come esempi istruttivi, le opere di Wilson, 2002, sui sauropodi; Senter, 2007, sui celurosauri; e Butler et al., 2007, sugli ornitischi).
Accusare la sistematica filogenetica di essere abusata significa non aver capito che il primo passo (ma non l'ultimo, né il solo) per la comprensione di un animale estinto è la sua collocazione filogenetica: senza una precisa determinazione delle sue affinità evolutive, qualsiasi argomento stratigrafico, ecologico e funzionale risulta privo di solide fondamenta. Ciò è ovvio per chi comprende che la paleontologia dei vertebrati è una scienza evoluzionista, e che l’evoluzione ha senso solo alla luce di un modello filogenetico (non a caso, l’unica illustrazione presente ne “L’Origine delle Specie” di Darwin è un diagramma filogenetico). Paradossalmente, anche chi critica le analisi filogenetiche ricorre inevitabilmente a loro ogni qual volta cita anche solo vagamente lo status tassonomico di un fossile.
Ad ogni modo, la lista che segue in fondo (che è solo la punta dell'iceberg scientifico prodotto negli ultimi 15 anni, molte altre citazioni bibliografiche le trovate nei miei post a tema non prettamente filogenetico) dimostra che la letteratura recente non è solo “cladistica”, ma è ricca di nuovi studi di ecologia, fisiologia, biomeccanica e analisi morfo-funzionale. Ciò non stupisce chi, come me, non ha pregiudizi o risentimenti verso discipline o ricercatori: la paleontologia è una sola, ed ogni settore, per quanto particolare, fa sempre riferimento a tutti gli altri. Quindi, accusare la paleontologia dei dinosauri dell’ultimo quindicennio di essere “degenerata” e “asservita” ad un fantomatico “dogma cladistico” (dogma che esiste solo nella mente di chi non ha capito affatto la natura pienamente scientifica della sistematica filogenetica) è pretestuoso, falso e fortemente diseducativo.
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2 commenti:

  1. Bravo Cau, così si fa!Difendiamo la cladistica dinosauriana e la nuova paleontologia!

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  2. Grazie.
    Faccio solo notare che nel titolo del post ho scritto "nuova" tra virgolette, perché in realtà quella che difendo è una paleontologia "nuova" solamente qui in Italia: la sistematica filogenetica, l'uso dell'informatica, l'anatomia comparata di dettaglio, ecc..., sono la prassi e la normalità all'estero da almeno 20 anni.

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