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30 ottobre 2014

Dinosauri in Carne e Ossa su Google Maps!


La potenza visiva dei dinosauri della mostra Dinosauri in Carne e Ossa è tale da essere visibile dallo spazio. O meglio, su Google Maps.
Se cercate "Rocca Brivio" su Google Maps, una delle location in cui si è svolta la mostra itinerante di Dinosauri in Carne e Ossa, e ingrandite l'angolo del parco della rocca in cui erano installati i modelli in scala naturale dei dinosauri più grandi, potrete riconoscere il modello di Allosaurus, di Diplodocus e di Spinosaurus.

28 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 5: Deinocheirus vs Spinosaurus

Gli eroi del 2014, alla stessa scala
Il 2014 della Theropodologia sarà ricordato probabilmente per la pubblicazione di nuovi resti su due dei più enigmatici e iconici mega-theropodi del XX secolo: Spinosaurus e Deinocheirus. Nel giro di nemmeno due mesi, abbiamo avuto nuovi resti che hanno rivoluzionato le nostre conoscenze su questi due taxa, e generato una fertile scia di riflessioni e discussioni.
Per una bizzarra ed inattesa coincidenza (o, forse, per una mia malata deformazione professionale), Deinocheirus e Spinosaurus paiono mostrare delle curiose somiglianze, se osservati con l'occhio giusto. Entrambi, difatti:

Sono theropodi giganti. E fin qui, ci arriva anche il fanboy più grezzo...
Sono longirostrini. Entrambi i taxa mostrano una regione antorbitale molto allungata rispetto alla lunghezza del cranio. Le differenze nel modo con cui tale condizione è stata raggiunta sono, ovviamente, il segno che non si tratta di una condizione condivisa ma una convergenza: Spinosaurus mostra un premascellare molto allungato, mentre quello di Deinocheirus è più corto ed il grosso dell'allungamento del rostro è a carico del mascellare.
Sono caratterizzati da mandibole relativamente strette mediolateralmente (quasi "sottili") ma espanse dorsoventralmente a livello della parte posteriore del dentale.
Hanno processi ventrali delle vertebre (ipoapofisi) molto sviluppati nella regione pettorale. Questo carattere può essere legato a potenti muscoli flessori del collo.
Hanno spine neurali dorsali più alte rispetto ai loro parenti prossimi. Il motivo di questa convergenza potrebbe fare luce sull'evoluzione delle spine neurali in Spinosaurus. Un dettaglio ulteriore di questa convergenza è che le spine neurali di Deinocheirus mostrano laminazioni accessorie note solamente negli spinosauridi.
Hanno arti posteriori relativemante più corti rispetto ai loro parenti prossimi. Questo carattere è probabilmente un effetto allometrico legato al gigantismo.
Hanno ungueali dei piedi modificati rispetto alla forma dei loro parenti prossimi. Sebbene la forma degli unguali tra i due taxa sia differente, è interessante che entrambi hanno "perduto" alcuni caratteri tipici degli ungueali usati (anche) per la predazione.
Un possibile carattere ulteriore, per ora non confermabile in Spinosaurus ma inferibile dai suoi parenti prossimi, è la presenza di robusti ungueali falciformi della mano.

Infine, un carattere generale relativo alla dieta:

Erano piscivori. La piscivoria in Spinosaurus è ampiamente confermata da numerose evidenze dirette ed indirette. Quella in Deinocheirus, inattesa, è risultata dai nuovi fossili, che mostrano numerose vertebre di pesce all'interno della cavità addominale di uno dei due esemplari. Anche se non si esclude una dieta onnivora in Deinocheirus, la presenza di pesce è comunque una interessante convergenza con Spinosaurus.

Possibile che questo mix di caratteri in Deinocheirus (gigantismo, cranio longirostino con mandibole gracili ma spesse, processi ventrali cervicodorsali prominenti, spine neurali iper-allungate, ungueali falciformi), condiviso con Spinosaurus, sia un adattamento alla piscivoria?

Cibo per la mente...

25 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 4: L'Invasione dei Deinocheiridi

L'enorme mole di nuove informazioni per Deinocheirus ha avuto delle ovvie conseguenze sulla sua interpretazione filogenetica. Sebbene non ci fossero dubbi che l'olotipo di Deinocheirus sia riferibile ad un ornithomimosauro gigante, data la numerosa serie di sinapomorfie ornithomimosauriane presenti nello scapolocoracoide e nell'arto anteriore (e, di fatto, le affinità ornithomimosauriane di questo taxon era note praticamente dai tempi della sua scoperta), incerta rimaneva la collocazione precisa di questo theropode all'interno di Ornithomimosauria.
Difatti, sebbene non ci fossero problemi a collocarlo in Ornithomimosauria, alcuni caratteri dell'olotipo appaiono plesiomorfici (l'avambraccio non presenta una sindesmosi, gli ungueali sono robusti e falciformi con processi flessori prossimali), e implicavano una posizione relativamente basale, nel grado dei taxa muniti di denti, come Pelecanimimus e Harpymimus. Data l'età maastrichtiana di Deinocheirus, ciò implicava una lunga ghost-lineage per questo taxon, almeno risalente al Cretacico Inferiore (ghost-lineage che implicherebbe altre specie di deinocheiridi da scoprire lungo quell'intervallo stratigrafico). Niente di straordinariamente anomalo: Theropoda abbonda di lunghe ghost-lineage. Tuttavia, considerando le dimensioni aberranti rispetto agli altri ornithomimosauri basali, il sospetto che parte della sua “primitività” fosse invece un effetto del gigantismo, e che la frammentarietà ci stesse mascherando le precise posizioni di questo animale, era lecito.
La scoperta di Beishanlong, che condivide con Deinocheirus dimensioni maggiori degli altri ornithomimosauri e alcuni caratteri (apparentemente) plesiomorfici, faceva sospettare che i due potessero essere imparentati, sebbene finora non era risultato un clade formato da loro due escludente altri ornithomimosauri.
La nuova mole di informazioni ha permesso di risolvere buona parte dei dubbi su Deinocheirus. L'analisi utilizzata da Lee et al. (2014) colloca Deinocheirus più derivato rispetto a Pelecanimimus, Shenzhousaurus e Harpymimus, a formare con Beishanlong e Garudimimus il (non più monotipico) Deinocheiridae come sister-taxon di Ornithomimidae. Le nuove informazioni immesse in Megamatrice rendono Deinocheirus uno dei taxa meglio codificabili (con quasi 900 caratteri codificabili sui 1706 della versione attuale), e ne consolidano la posizione. Il risultato generale è congruente con quello di Lee et al. (2014) con la sola differenza che Garudimimus non è collocato in Deinocheiridae, ma risulta sister-taxon di Ornithomimidae in base a 10 sinapomorfie. Inoltre, Megamatrice identifica altri taxa come membri di Deinocheiridae, oltre a Deinocheirus e Beishanlong: l'esemplare immaturo IGN 9609910KD, precedentemente riferito provvisoriamente ad Harpymimus ma che potrebbe essere riferibile a Beishanlong; il “taxon da Angeac” (che potrebbe essere Valdoraptor); e l'enigmatico neotetanuro Datanglong (questo ultimo in base a ben 7 sinapomorfie). 

Se questo risultato fosse confermato, Deinocheiridae potrebbe risultare un clade di successo, comprendente forme di varie dimensioni, e distribuito dall'Aptiano al Maastrichtiano dell'Eurasia, e non più una bizzarra anomalia del Nemegt.


Bibliografia:
Yuong-Nam Lee, Rinchen Barsbold, Philip J. Currie, Yoshitsugu Kobayashi, Hang-Jae Lee, Pascal Godefroit, François Escuillié, Tsogtbaatar Chinzorig (2014) Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature (advance online publication) doi:10.1038/nature13874

24 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 3: l'inattesa morfologia postcraniale!

I due nuovi esemplari di Deinocheirus (in alto) e la ricostruzione dello scheletro basata su tutti i resti noti (in basso)
Se il cranio di Deinocheirus mostra una combinazione di caratteri inusuale ed inattesa, lo scheletro postcraniale non è da meno.
Le vertebre cervicali sono relativamente meno allungate che negli ornithomimidi, e questo suggerisce una maggiore estensione della base del collo, un adattamento per mantenere una postura "ad U" del collo e sollevare il cranio allungato, analoga a quanto ho proposto per Spinosaurus. Come negli spinosauroidi, difatti, le dorsali anteriori hanno delle ipapofisi molto pronunciate per l'ancoraggio dei flessori del collo. Deinocheirus mostra il grado di pneumatizzazione più spinto che sia noto per un ornithomimosauro, e ciò è particolarmente marcato nelle vertebre dorsali, che presentano un complesso sistema di laminazioni accessorie che ricorda i neosauropodi. Il sistema dei pleurocoeli pneumatizza l'intera colonna dorsale e sacrale. Il carattere vertebrale più inatteso è sicuramente l'allungamento estremo delle spine neurali dorsali posteriori, che ricorda, tra l'altro, Spinosaurus. Come negli spinosauridi, l'arco neurale delle dorsali presenta un sistema di lamine accessorie ventralmente alla spina neurale. Le spine neurali sacrali descrescono in altezza posteriormente, e sono fuse tra loro agli apici. Il sacro è carenato ventralmente, e le vertebre caudali mostrano un sistema di legamenti interspinali pronunciato che ricorda i grandi tyrannosauridi. La parte terminale della coda mostra un pigostilo, come in alcuni oviraptorosauri, therizinosauroidi e gli aviali derivati: la fusione distale delle caudali potrebbe indicare la presenza di penne timoniere. Le coste dorsali anteriori sono poco incurvate, e ciò suggerisce un torace relativamente stretto. I nuovi resti includono parte degli arti anteriori e del cinto pettorale, che oltre a confermare l'attribuzione a Deinocheirus, aggiungono informazioni assenti nell'olotipo. Deinocheirus è il primo ornithomomisauro che conserva la furcula, la quale mostra un ipocleido. Il bacino è estremamente modificato rispetto a quanto si conosce negli altri ornithomimosauri: l'ileo ha una lama preacetabolare corta ma molto alta dorsalmente, che ricorda i therizinosauridi. Le lame iliache sono divergenti, e la fossa brave molto ampia. Il pube ha il forame otturatorio chiuso ed un piede che distalmente è triangolare: due caratteri generalmente presenti in tetanuri non-coelurosauri. L'ischio è allometricamente allungato. Il femore è robusto e con la testa inclinata prossimalmente, come in altri theropodi graviportali. La tibia mostra una cresta cnemiale espansa anteroprossimalmente come in Beishanlong. Il piede è relativamente corto e robusto, privo di arctomatetarso. La forma prossimale del terzo metatarsale ricorda comunque gli ornithomimidi più che i taxa basali. Apparentemente, il primo dito del piede è assente, come negli ornithomimidi. Gli ungueali del piede hanno una forma quadrangolare con apice smussato, che ricorda gli "zoccoli" degli hadrosauroidi più che i tipici ungueali da theropode.
L'esemplare più grande noto ha una lunghezza totale di circa 11 metri ed una massa attorno alle 6 tonnellate: questo valore conferma l'ipotesi che tutti i casi di gigantismo nei theropodi convergano verso il medesimo valore limite di lunghezza e massa, ognuno, ovviamente, con le proprie peculiarità ma tutti apparentemente vincolati a non superare una soglia limite data da vincoli biomeccanici. Le proporzioni degli arti posteriori, più corti e robusti rispetto agli ornithomimidi, sono quelle previste da vincoli biomeccanici dati dal gigantismo nei theropodi. La forma ed inclinazione delle spine neurali dorso-sacrali e la forma dell'ileo suggerisce che Deinocheirus avesse una postura del dorso relativamente più eretta rispetto a quella "suborizzontale" tipica di molti theropodi: anche questo potrebbe essere un adattamento alla graviportalità in un theropode avente un cranio allungato: le spine neurali allungate potrebbero aver fornito una superficie accessoria per i muscoli deputati a mantenere quella postura.

Bibliografia:
Yuong-Nam Lee, Rinchen Barsbold, Philip J. Currie, Yoshitsugu Kobayashi, Hang-Jae Lee, Pascal Godefroit, François Escuillié, Tsogtbaatar Chinzorig (2014) Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature (advance online publication) doi:10.1038/nature13874

23 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 2: il Cranio di Deinocheirus mirificus


Come ho annunciato ieri, in preda ad un'emozione troppo grande per poter scrivere un post degno di questo evento, Lee et al. (2014) hanno pubblicato la tanto attesa descrizione dei nuovi resti di Deinocheirus mirificus, basata su due esemplari, uno di dimensioni pari a circa il 75% dell'olotipo (nella foto, a sinistra, il mitico olotipo ai tempi della sua ricostruzione [ringrazio Fabio Manucci per la foto]), ed un altro di dimensioni leggermente più grandi dell'olotipo (attorno a 109%). Combinati assieme, i due esemplari ci restituiscono quasi l'intera osteologia di questo theropode, dopo quasi mezzo secolo in cui abbiamo speculato sulle possibili caratteristiche di questo animale avendo a disposizione solamente gli arti anteriori. Il grado di completezza e preservazione è tale che l'attesa è stata ampiamente ricompensata.

L'esemplare di maggiori dimensioni comprende il cranio, completo ed articolato, lievemente deformato ma sostanzialmente intatto. La morfologia di questo esemplare è talmente inattesa che merita, da sola questo post.

Il cranio è lungo circa 102 cm, piuttosto basso nelle proporzioni, e molto allungato a livello della zona antorbitale. La regione del rostro è espansa e spatoliforme, con le narici esposte dorsalmente: una combinazione di caratteri che ricorda gli anatidi ed in parte alcuni hadrosauroidi. L'orbita è relativamente ridotta, e la finestra infratemporale è compressa dalle ossa circostanti, come in Gallimimus. La bocca è priva di denti. Il palato è inclinato posteroventralmente. Lo jugale è robusto e ricorda nella forma quello degli hadrosauroidi. La mandibola è del tutto inattesa nell'essere molto spessa dorsoventralmente, secondo proporzioni che ricordano più un tyrannosauride che un ornithomimosauro. Nel complesso, quindi, il cranio di Deinocheirus pare una sorta di "gigantesco anatide", e quasi il candidato ideale al titolo di "dinosauro dal becco d'anatra" più degli hadrosauridi. L'enorme spessore dorsoventrale della mandibola, nonostante il suo ridotto spessore mediolaterale, combinata alla ridotta superficie per la muscolatura deputata a chiudere la bocca, suggerisce un animale dal morso relativamente debole ma dall'ampia apertura boccale: assieme alla forma "spatoliforme" del rostro, questa morfologia non lascia dubbi sullo stile alimentare di questo animale, confermato anche dalla presenza di resti di pasto nella gabbia toracica (di cui parlerò in un prossimo post): un onnivoro generalista, in grado di nutrirsi di materiale vegetale ed eventualmente piccole prede animali, abbondanti nel paleo-ambiente umido della Formazione Nemegt.

Bibliografia:
Lee, Barsbold, Currie, Kobayashi, Lee, Godefroit, Escuillie & Chinzorig. 2014. Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature in press.

22 ottobre 2014

Deinocheirus Revolution: Episodio 1: NON CI SONO PAROLE...

MA VIENI!!!!!!!! E VAIIIIIIII!!!!!

L'emozione è troppo grande, e non riesco ad essere oggettivo e lucido.
Vi rimando al secondo episodio della serie, quando avrò metabolizzato tutto.
Per ora, sappiate solo che, finalmente, il nuovo materiale di Deinocheirus è stato pubblicato (Lee et al. 2014).

Solo un'anteprima...


Cercate di capirmi: è da quando ero un ragazzino degli anni '80 che sogno questo giorno. Ed ora è arrivato, ed è aldilà delle più pazzesche speculazioni. La quantità di informazioni inattese è tale che sarò impegnato a metabolizzarle (e a codificare Megamatrice) per qualche giorno.

Bibliografia: Yuong-Nam Lee, Rinchen Barsbold, Philip J. Currie, Yoshitsugu Kobayashi, Hang-Jae Lee, Pascal Godefroit, François Escuillié & Tsogtbaatar Chinzorig (2014) Resolving the long-standing enigmas of a giant ornithomimosaur Deinocheirus mirificus. Nature (advance online publication)
doi:10.1038/nature13874

20 ottobre 2014

Eopengornis e la risoluzione di Enantiornithes

Wang et al. (2014) descrivono un nuovo enantiornithe dalla Formazione Huajiying, la più antica del Biota Jehol, ed istituiscono Eopengornis martini. Assieme a Protopteryx, questo è il più antico ornithothoracino conosciuto.

Come evidente dal nome, gli autori interpretano Eopengornis come filogeneticamente affine a Pengornis, ed istituiscono un nuovo clade, Pengornithidae, definito appunto come il nodo meno inclusivo che li comprende. I caratteri diagnostici di Pengornithidae sono, tuttavia, in buona parte plesiomorfici per gli enantiornithi, e quindi c'è il sospetto che tale clade sia un grado non-monofiletico. L'analisi di Wang et al. (2014) utilizza solamente enantiornithi dal Biota Jehol e quindi ha un campionamento tassonomico a mio avviso arbitrario. Quando l'intera matrice originaria da cui è tratta la loro analisi, comprendente anche enantiornithi non dal Biota Jehol, è usata per testare Eopengornis, il clade Pengornithidae non risulta.
Ho immesso Eopengornis in una versione ridotta di Megamatrice focalizzata sugli enantiornithi, avente alcuni aviali basali come gruppi esterni per campionare il più possibile la disparità nota.
Il risultato è differente da molte delle filogenesi presenti in letteratura, ed alcuni cladi come "Avisauridae" e "Bohaiornithidae" sono letteralmente mescolati assieme in modi inattesi. Il nodo Pengornithidae non risulta (o meglio, risulta molto più inclusivo di come ipotizzato da Wang et al., dato che risulta sinonimo di tutto Enantiornithes!). Dato il gran numero di taxa frammentari inclusi, non stupisce che tutti i nodi emersi abbiano una relativa debolezza. Nondimeno, il segnale che emerge è chiaro: non possiamo focalizzare l'evoluzione degli enantiornithi esclusivamente sul Biota Jehol. 
Molto lavoro comparativo e nuovi siti sono necessari per comprendere la complessa storia evolutiva degli enantiornithi.

Enantiornithes come risulta dalla più recente iterazione di Megamatrice


Bibliografia:
Xiaoli Wang, Jingmai K. O'Connor, Xiaoting Zheng, Min Wang, Han Hu and Zhonghe Zhou (2014) Insights into the evolution of rachis dominated tail feathers from a new basal enantiornithine (Aves: Ornithothoraces). Biological Journal of the Linnean Society 113 (3): 805–819.

18 ottobre 2014

Panguraptor

Una delle aree più interessanti e promettenti aree della paleontologia dei theropodi è la base del clade, la parte “non-averostra”, la cui composizione e topologia è poco studiata rispetto alle blasonate ramificazioni tetanurine. Il “grado coelophysoide” forma buona parte della base conosciuta dei neotheropodi, ed è noto principalmente per alcune forme nordamericane e sudafricane. Alcuni taxa, come “Dilophosaurus sinensis” (anche noto come Sinosaurus) e Cryolophosaurus, sono stati recentemente collocati alla base dei tetanuri, anche se in base ad un ridotto campionamento per taxa e caratteri chiave per la base dei theropodi. Alcuni di questi taxa attendono di essere adeguatamente ri-descritti, e nuove scoperte sono sempre benvenute.
You et al. (2014) descrivono il primo scheletro articolato di un neotheropode basale dalla Formazione Lufeng (Giurassico inferiore della Cina), ed istituiscono Panguraptor lufengensis.
L'esemplare appare non completamente maturo in base al grado di fusione di alcune ossa. La parte premascellare del rostro è mancante, così come buona parte del bacino e l'intera coda. Il resto dello scheletro è invece articolato ed in discrete condizioni. Panguraptor mostra la morfologia generale dei neotheropodi basali, e difatti è distinguibile dagli altri taxa di grado coelophysoide per dettagli particolari del mascellare e del tarso.
You et al. (2014) interpretano Panguraptor come un Coelophysinae e sister-taxon del clade “Coelophysis sensu lato” che includerebbe anche Camposaurus. Immesso in Megamatrice, Panguraptor NON risulta un coelophysoide: ma prima di discutere questa eventuale collocazione alternativa, attendo il risultato di altri test. Tale risultato è legato ad un'altra questione, per ora non risolvibile nel dettaglio (almeno in base a quanto è pubblicato): quanto è probabile che Panguraptor sia un esemplare giovanile dell'altro theropode noto dalla Formazione Lufeng, ed anche esso di grado coelophysoide: ovvero, Sinosaurus?
[Dettaglio a larga scala per i lettori che in un precedente post si erano interessati alla fuoriuscita di sauropodomorfi ed herrerasauri da Dinosauria: come sospettavo, quel risultato era provvisorio e le nuove iterazioni dell'analisi hanno riportato tutti “a casa”].


Bibliografia:
Hai-Lu You, Yoichi Azuma, Tao Wang, Ya-Ming Wang, Zhi-Ming Dong, 2014, The first well-preserved coelophysoid theropod dinosaur from Asia. Zootaxa 3873(3): 233–249.

16 ottobre 2014

Eterocronia in Carcharodontosauridae

L'eterocronia è un fenomeno evoluzionistico in cui un carattere morfologico varia la propria manifestazione (sia come momento di comparsa che come tasso di sviluppo) lungo la sequenza di stadi ontogenetici caratteristici di una linea filetica.
Canale et al. (2014) descrivono alcuni esemplari di Mapusaurus, attualmente il Carcharodontosauridae meglio conosciuto nel numero di esemplari e completezza, e confrontano la distribuzione di alcuni caratteri in esemplari di differente dimensione e stadio ontogenetico con le omologhe strutture in altri carcharodontosauridi.
In particolare, gli autori notano che il grado di ornamentazione della superficie laterale delle ossa dermiche del rostro negli esemplari più immaturi sia simile a quello degli adulti dei non-Carcharodontosaurinae (come Allosaurus, Eocarcharia e Acrocanthosaurus), mentre negli esemplari maturi la condizione sia comparabile a quella degli altri Carcharodontosaurinae adulti. Analogamente, gli esemplari immaturi mostrano una finestra mascellare aperta, come nei non-Carcharodontosaurinae, mentre questa finestra è assente nelle forme mature esattamente come noto negli altri adulti di Carcharodontosaurinae. 

Altri caratteri che mostrano un analogo pattern di variabilità tra esemplari immaturi e maturi sono l'esposizione laterale della fossa antorbitale (esposta maggiornamente negli immaturi), lo sviluppo della cresta laterale del dentale (sviluppata negli esemplari maturi), il numero dei denticoli marginali dei denti (maggiore negli immaturi).
Canale et al. (2014) interpretano questa variabilità negli esemplari di Mapusaurus come prodotta dall'eterocronia, con i Carcharodontosaurinae immaturi che manifestano la condizione osservata negli esemplari maturi dei non-Carcharodontosaurinae.

Bibliografia:
Canale JI, Novas FE, Salgado L, Coria RA. 2014. Cranial ontogenetic variation in Mapusaurus rosae (Dinosauria: Theropoda) and the probable role of heterocrony in carcharodontosaurid evolution. Palaeontol Z doi: 10.1007/s12542-014-0251-3

08 ottobre 2014

Tachiraptor e l'origine degli averostri

Averostra è il nome del nodo comprendente Ceratosauria e Tetanurae. La posizione dei neotheropodi di grado coelophysoide (inclusi i “dilophosauridi”) relativamente ad il nodo Averostra è dibattuta, con la maggioranza delle attuali filogenesi propense a escluderli da quel clade. I vari scenari con Averostra privo dei coelophysoidi collocano l'origine di quel clade in prossimità del limite Trias-Jurassico.
Langer et al. (2014) descrivono una tibia ed un ischio parziale dalla base del Giurassico Inferiore venezuelano ed istituiscono Tachiraptor admirabilis. [Il nome del genere si riferisce alla località tipo, e non alla prefisso “tachy-” relativo alla velocità].
La combinazione di caratteri nella tibia di Tachiraptor mostra un mix di caratteri plesiomorfici per i neotheropodi assieme ad alcuni caratteri di grado-coelophysoide assieme a caratteri osservati negli averostri. Sia l'analisi di Langer et al. (2014) che Megamatrice collocano Tachiraptor come sister-taxon più diretto (attualmente noto) di Averostra, un risultato in accordo con la sua posizione stratigrafica.
Risultato inatteso per le analisi senza peso implicito in Megamatrice, e da prendere cum grano salis, con l'inclusione di Tachiraptor: herrerasauri e sauropodomorphi sono stati rimossi (provvisoriamente?) dal nodo Dinosauria [= Iguanodon + Megalosaurus] (e grida di dolore si levarono su tutta la Terra)...


Bibliografia:
Langer MC, Rincón AD, Ramezani J, Solórzano A, Rauhut OWM. 2014 New dinosaur (Theropoda, stem-Averostra [sic]) from the earliest Jurassic of the La Quinta formation, Venezuelan Andes. R. Soc. open sci. 1: 140184. http://dx.doi.org/10.1098/rsos.140184

02 ottobre 2014

Spinosaurus su National Geographic!

Vi segnalo il numero di Ottobre 2014 del National Geographic, dedicato a Spinosaurus e ricco di fotografie del fossile, del mitico Stromer e dei protagonisti della ricerca. L'articolo è riccamente illustrato dal nostro Davide Bonadonna, quindi una vera chicca per appassionati di paleoarte (Davide, preparati ad autografare la mia copia!). Inoltre, e solamente per l'edizione italiana, è presente anche un articolo dedicato alla "parte italiana" di questa ricerca.