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24 settembre 2011

Io ed i Decaloghi - Istruzioni per non fraintendere

Per motivi che solo in parte mi spiego, la miscela "Andrea Cau + Decaloghi (versioni più o meno ispirate ai Dieci Comandamenti del Vecchio Testamento)" genera polemiche o discussioni che, a mio avviso, sono del tutto spropositate rispetto al senso di tali opere.

Quando su Ultrazionale scrissi una parodia del Decalogo a tema degli appassionati di dinosauri, nacque un putiferio del tutto ingiustificato e che aveva totalmente frainteso il senso e le mire della parodia (al punto che ci fu chi mi insultò in modo esagerato e piuttosto infantile, quasi che avessi commesso chissà quale blasfemia ed arrogante profanazione di ciò che è più sacro: non per essere insensibile, ma infervorarsi perché si considera una parodia generalista un attacco personale mi pare alquanto bislacco).
Recentemente, un'altra parodia, il Decalogo della Paleoarte, ha generato discussioni che, sebbene interessanti, sono a mio avviso totalmente sproporzionate rispetto a quella che, dopo tutto, nacque come pura semplice parodia (al punto che, per avere tutti e 10 i comandamenti, ho dovuto a forza creare delle norme enigmatiche e sibilline).
Onestamente, mi pare esagerato tutto questo pontificare per discutere o smontare quel decalogo: Scott Hartman ha giustamente colto che il decalogo nacque come parodia del testo biblio, nei toni, linguaggio e nella forma, e non come "ricetta" da elevare al grado di legge. La mia, prima di tutto, era una sarcastica rivisitazione di quelle discussioni (spesso senza fine) in cui si tenta (invano) di stabilire una norma paleoartistica. Sebbene io condivida alcune delle leggi del Decalogo, ma solo per l'illustrazione scientifica, non le imporrei mai come "dogmi", dato che l'arte è per definizione senza briglie. Quanti di coloro che hanno letto il decalogo l'hanno capito per la parodia che è? Quanti l'hanno eccessivamente valutato, fraintendendolo?
Seriamente, ragazzi, state cercando di estrarre un senso (o di dimostrare un errore) in un decalogo nato puramente come frivolezza? Grazie, questo mi lusinga... ma credo che oltre una certa soglia ciò sia un'eccesso di zelo, oltre che un fraintendimento del senso originario di tale decalogo.
Un chiarimento: io sono ateo. Questo ha una profonda influenza sul mio senso del "sacro", che è un sentimento totalmente interiore e privo di trascendenze. Per me, quindi, il Decalogo Biblico ha sempre un interessante valore storico, ma non ha alcuna sacralità intrinseca da venerare e onorare. Anzi, come qualunque altro testo famoso, è ottimo per creare parodie.
Temo che per altri, invece, per formazione ogni decalogo abbia un intrinseco significato etico e sacrale. Bene, se siete tra questi, mettetevi in testa che i miei decaloghi non portano valori né ethos.
In conclusione, non è mio interesse offendere i sacramenti altrui (e se l'ho fatto, non era intenzionale), a me interessa solo provocare le menti, non i cuori, per stimolare una critica ed indurre a prendere un punto di vista "non convenzionale". 
Al tempo stesso, non attribuite alle mie parole una sacralità, dato che esse nascono da un cinico ateo dissacratore, che mette in discussione prima di tutto sé stesso.
Amen!

1 commento:

  1. Ho letto il decalogo del dinomaniaco: divertente e comunque hai centrato molti punti giusti (i miei preferiti sono il II e il VII).
    Simone

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