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25 aprile 2021

Antropocen[e]trismo

Faune nordamericane dell'Eocene (c) Jay Matternes

 

Nel foglietto illustrativo di un noto prodotto omeopatico è descritto cosa contenga ognuno dei globuli inclusi nella confezione, da assumere per via orale:

"1 dose contiene 1 g di globuli di Anas Barbariae, Hepatis e Cordis extractum 200 K. Questo preparato contiene inoltre sostanze ausiliarie: saccarosio e lattosio."

Il termine "Anas Barbariae, Hepatis e Cordis extractum" è latino e significa "estratto di fegato e cuore di Anas barbariae", ovvero parti delle interiora di un'anatra. Prima che vi prenda un conato di vomito, specialmente se siete vegani, non dovete temere, perché la dicitura continua con la terminologia "200 K". Questo termine indica la procedura di diluizione in acqua del principio attivo (ovvero dell'estratto di fegato e cuore di anatra): 200K significa che ogni parte dell'estratto originario, puro, è stata diluita con 100 parti di acqua, e che questo processo di diluizione in acqua è stato ripetuto 200 volte. In breve, al termine della diluizione, il preparato contiene solo 1/100 elevato a 200 di estratto originario (1 per 10 alla meno 400, ovvero, 0,000....[400 zeri]...00000000001!). Se non mi credete, fate il calcolo, e vedrete che 1/100 elevato a 200 è un numero talmente piccolo che in pratica equivale a zero. E per "zero" intendo che è matematicamente certo che non ci sia più nemmeno una molecola del prodotto originario, ma solo acqua. Ovvero, il prodotto finale della diluzione, quello che viene effettivamente incluso nel prodotto omeopatico, contiene solo acqua, senza niente di remotamente residuale della parte di anatra.

Il foglietto illustrativo dice poi che il prodotto omeopatico contiene anche "sostanze ausiliarie: saccarosio e lattosio". Quindi, vista l'entità della diluzione 200K, il noto prodotto è in definitiva composto solo da acqua, lattosio e saccarosio. Acqua zuccherata.

Non ho svelato alcun segreto, è tutto ben noto ed esplicitamente dichiarato nello stesso bugiardino, e difatti chiunque lo può confermare: quindi non scandalizzatevi se non sapevate che nel foglietto è scritto esplicitamente che avete acquistato acqua zuccherata!

Non sono qui per fare una crociata contro i prodotti omeopatici. Ognuno è libero di acquistare i prodotti omeopatici e di consumarli, se pensa che siano utili per la propria vita privata. Ben altro discorso è sostenere che quei prodotti siano dei medicinali o che contengano qualcosa in grado di curare delle patologie, perché il foglietto illustrativo scritto dalle case di produzione del prodotto omeopatico ed incluso nella confezione non lascia dubbi in proposito: quella è solo acqua zuccherata, e l'acqua zuccherata, anche quella venduta con un nome altisonante e corredata di bugiardino, non è un medicinale.

Ovviamente, per sapere che il prodotto omeopatico è solo zucchero diluito in acqua priva di alcuna traccia di cuore e fegato di anatra, occorre capire cosa significhi la dicitura che ho citato ad inizio post. Se acquistate il prodotto senza leggere il foglietto illustrativo o se non conoscete il latino né il significato di 200K, è difficile che cogliate il fatto che quel prodotto è una finta medicina e la procedura usata per produrlo è solo pseudo-medicina.

La pseudoscienza, difatti, si basa innanzitutto sull'ignoranza del consumatore. Se non conosci il significato dei termini usati, qualsiasi parolone che sembra "scientifico" sarà percepito come frutto di una solida base scientifica. Persino una scatola di palline di zucchero.

Questo post sicuramente mi ha attirato l'odio dei sostenitori dell'omeopatia, nonostante che io, lo ripeto, non abbia niente contro la vendita di palline di zucchero con nomi latineggianti. Se non viola la legge, ognuno può comprare palline di zucchero perché le ritiene una cura per i propri mali. E se qualcuno mi accusa di denigrare l'omeopatia, io mi sono limitato a riportare quanto scritto dentro il foglietto illustrativo del prodotto omeopatico, spiegando il significato dei termini inclusi. Non ho inventato nulla.

Non mi faccio illusioni. Ci sarà sempre chi acquisterà una pillola di zucchero diluita illudendosi di acquistare un ritrovato della scienza. Anche perché esistono innumerevoli modi di addolcire la vita, di diluirne l'asprezza e di credere che ciò possa curare i nostri mali.

Prendete la scienza geologica. Essa ha dimostrato che la storia umana è una misera frazione della Storia Universale. Il posto centrale che avevamo dato a noi stessi nel Creato è stato scardinato dalla Geologia e dalla Paleontologia, che ci hanno scagliato in un eternità di milioni di anni in cui non solo non siamo stati protagonisti, ma non eravamo né attesi né previsti.

La Scienza ha detronizzato l'uomo, scacciando l'antropocentrismo dalla nostra vita, spingendolo a forza fuori dalla Casa del Sapere.

Come sarebbe bello se la Scienza potesse invece ristabilire il nostro ruolo centrale e dominante, se essa potesse dimostrare che l'Uomo è pur sempre il Centro del Creato, che la sua vita e le sue azioni hanno un impatto e una valenza universale, che la nostra esistenza non è effimera e superficiale, bensì funge da fulcro degli eventi. Forse non degli eventi del passato, ma sicuramente di quelli del Futuro.

Il Futuro è dell'Uomo. Egli, nel Bene e nel Male, è artefice del suo destino. Una Nuova Era, l'Età dell'Uomo, si affaccia davanti a noi. Lo abbiamo scoperto, purtroppo, dai segni della malattia globale che abbiamo innescato, della Febbre planetaria che abbiamo acceso. L'età umana, in cui il nostro impatto sul pianeta si appresta a stravolgere e condizionare il futuro, ha quindi bisogno di un nome, un nome scientifico, che sia analogo e in continuità con le Epoche della Terra Passata. 

Ecco come nasce il bisogno dell'Antropocene. L'Antropocene è la Stratigrafia piegata all'Antropocentrismo, la nostra eterna ossessione autoreferenziale che si auto-proclama Età del Mondo.

Inutile rimarcare quanto detto tante volte in passato: l'Antropocene non è un termine geologico valido, sia sul piano pratico che teorico, e pertanto non è in alcun modo un termine valido per definire una fantomatica età dell'Uomo in fieri. Anzi, l'Antropocene è persino dannoso, perché riporta in auge una visione del mondo che colloca l'uomo al centro dell'universo. L'errore di base del concetto di "Antropocene" è l'illudersi che gli eventi attuali di natura antropoGenica siano sufficienti per giustificare una nuova età geologica definita dall'azione umana. Purtroppo per noi, alla scala dei tempi geologici, è improbabile che gli eventi di questo secolo (o dei prossimi) possano incidere in modo duraturo sulla dinamica a larga scala dei processi geologici, quelli che normalmente consideriamo per definire le età della Terra.

Nella più ottimistica (per la nostra arroganza) o pessimistica (per la nostra sopravvivenza) prospettiva, la serie di fenomeni geologici e climatici indotti dall'attività umana porterà a cambiamenti ambientali di durata compresa tra qualche centinaio e qualche decina di migliaia di anni. Dopo di che, è plausibile che il sistema Terra tornerà a seguire le normali dinamiche tipiche dell'Olocene e del Tardo Cenozoico. Ovvero, anche ammettendo qualche decina di migliaia di anni di "mondo antropocenico", il sistema tornerà naturalmente alle condizioni tipiche degli ultimi 1-2 milioni di anni. Ha senso battezzare una nuova epoca per qualcosa che al massimo durerà qualche migliaio di anni? No, altrimenti dovremmo riempire la cronologia della Terra di molte centinaia di mini-epoche di durata comparabile.

Come faccio a saperlo? Perché episodi di intensità e durata analoghi a quelli che stiamo innescando sono avvenuti innumerevoli volte nella Storia della Terra. A questi fenomeni diamo il nome di eventi, ma non li consideriamo sufficienti per definire delle epoche. Non abbiamo creato un'epoca per i vari eventi di optimum climatico cenozoici e mesozoici, perché quello in atto dovrebbe essere speciale? Solo perché è opera nostra? Allora è vero che agiamo spinti dall'antropocentrismo più che dalla logica e dalla ragione.

In conclusione, l'Antropocene è Omeopatia Stratigrafica, è l'eterno ritorno dell'Antropocentrismo, diluito per entrare fluidamente dalla finestra dopo che lo avevamo fatto uscire dalla porta. Ma anche in forma diluita, esso è pur sempre un prodotto pseudo-scientifico privo di consistenza e solidità scientifica.


6 commenti:

  1. Però purtroppo molte specie viventi sono sparite in duecento anni e senza asteroidi.
    Alessandro

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    1. Hai presente il tasso di estinzione alla fine del Permiano? O il tasso della megafauna alla fine del Pleistocene?
      In ogni caso, sono scomparse sia che sia l'olocene sia che sia l'antropocene.
      Non è che cambiando il nome dell'età si rende quelle estinzioni differenti o più gravi.

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    2. Si potrebbe rispondere che infatti, anche a causa di quell'altissimo tasso di estinzione, alla fine del Permiano abbiamo messo una riga che distingue addirittura Paleozoico da Mesozoico.

      Così come c'è chi argomenta che in realtà l'estinzione della megafauna pleistocenica vada interpretato come "early Anthropocene".

      Per il resto, la riflessione sull'Antropocene come antropocentrismo che esce dalla porta per rientrare dalla finestra è interessante e credo anche molto utile. Però secondo me il punto non è tanto, per noi non-paleontologi non-geologi, se sia un concetto stratigrafico utile o formalmente corretto. Antropocene è un termine che, diciamo così, "suona" geologico, per etimologia, ma che in realtà quasi nessuno usa in quel senso: serve semmai a concettualizzare delle questioni che riguardano noi qui e ora. In questo senso è antropocentrico, ovviamente, ma è proprio perché ci serve a quello: è un termine che condensa tutto quello che è l'impatto umano a lungo termine (dal punto di vista umano; breve su quello geologico, anche se è inevitabile che le estinzioni di oggi alterino in qualche modo l'evoluzione della biosfera per tutto il futuro) sul sistema Terra. Mi rendo conto che l'equivoco sia irritante per te e i tuoi colleghi, ed è giusto criticarlo dal punto di vista formale, ma ecco, non è il vero senso di questo termine, culturalmente.


      Massimo Sandal

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    3. Massimo, un giorno spiegherò nel dettaglio (ma richiede una trattazione più lunga di un commento) perché ritengo la argomentazione "utilitaristica" dell'uso di "Antropocene" (a cui alludi) non solo insostenibile, ma persino dannosa per la "causa" ambientalista/ecologista/neontologica che pretenderebbe di usare quel termine.
      Interessante che tu di fatto ammetta che il termine è ambiguo e mal definito, confermando il danno che porta per un corretto dialogo interdisciplinare. Mi spiace dirlo, ma avallare quel termine implicitamente significa disprezzare la Geologia e i criteri rigorosi con cui è definita. E se non "disprezzo" esplicito, sicuramente denota leggerezza e superficialità verso altri rami delle Scienze. Dici che il termine è utile per il "qui e ora". Forse che la Geologia non si occupa del qui e ora? Cosa fanno i geomorfologi, i geologi strutturali, gli idrogeologi? Studiano il passato? No, lavorano nel qui e ora. Forse che non sta ai geologi formalizzare le epoche storiche della Terra, compreso il presente? Imporre che il "qui e ora" sia speciale e quindi sia "gestito" secondo categorie non-geologiche è quindi del tutto pretestuoso e anti-scientifico.
      E comunque, "Antropocene" non è solo "fastidioso", ma è proprio sbagliato. Non banalizzare la mia critica, che non è solo difesa dell'orticello dei geologi storici, ma ha più solide basi epistemologiche.
      Ripeto, un termine non diventa meno sbagliato solo perché è di moda tra certi studiosi. Usare "Antropocene" tra i biologi è sbagliato anche se molti non lo capiscono o non sono interessati a capirlo, e solo perché i biologi spesso non colgono la causa di tale errore non ne giustifica l'uso. Immagina se i geologi iniziassero a usare concetti biologici sbagliati, scimmiottando la nomenclatura biologica, solo perché a loro fanno comodo nel discorso. Immagina se i fisici iniziassero a parlare della vita in termini di onde elettromagnetiche e introducessero un "fluido vitale" per i loro discorsi. Più che "fastidioso" sarebbe ridicolo. Eppure, sembra che se si fa con i termini delle geologia sia lecito.
      Da biologo e divulgatore, come reagiresti se una tale nomenclatura diventasse "mainstream"?

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    4. m.s. ha scritto:
      "Si potrebbe rispondere che infatti, anche a causa di quell'altissimo tasso di estinzione, alla fine del Permiano abbiamo messo una riga che distingue addirittura Paleozoico da Mesozoico. "

      Questo è esattamente l'errore classico, tipico di chi parla di Antropocene senza sapere come sono definite le unità stratigrafiche.

      1- La divisione tra Paleozoico e Mesozoico precede l'identificazione di un picco nel tasso di estinzione a livello del passaggio tra i due intervalli (e tralascio la discussione su quanti e quanto diluiti siano i picchi di estinzione al passaggio Permo-Trias).
      2- Le due unità stratigrafiche sono definite dalle peculiari associazioni faunistiche che le caratterizzano, e non dalla causa che ha generato tale differenza. Ad oggi non esiste una discontinuità faunistica tra "prima" e "dopo" qualsivoglia "limite inferiore dell'Antropocene", e la scienza non si basa sulle speculazioni sul futuro.
      3- Il picco nel tasso di estinzione al più definisce un limite associato a quell'evento, ma non è il criterio con cui si introduce una nuova unità. Ovvero, il Mesozoico non è definito dal picco di estinzione di fine Permiano. Pertanto, non ha senso introdurre l'Antropocene sulla base di un presunto picco di estinzione attuale, dato che non si osserva una discontinuità faunistica reale. Tradotto in breve, non è la riduzione delle diversità che porta ad una "disaster fauna" il criterio per introdurre una nuova età: sarà la nuova fauna successiva a definire una nuova età.
      4- L'estinzione delle faune da sola non è un criterio sufficiente per definire una unità biostratigrafica: occorre che ci siano due faune di taxa guida a scala globale separate da una netta discontinuità. Ad oggi, ciò non è avvenuto, e non ha senso quindi invocare una nuova epoca.

      Perdonate se faccio la lezioncina da paleontologo, ma la leggerezza con cui si citano a sproposito gli eventi del passato per imporre l'uso dell'Antropocene è un altro dei motivi per cui sarebbe saggio fidarsi degli stratigrafi - che infatti sanno fare il loro lavoro - e quindi evitare di usare quel termine che, ripeto, è improprio, mal definito, ambiguo e arbitrario, oltre che dannoso e fuorviante.

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    5. m.s. ha scritto: "Così come c'è chi argomenta che in realtà l'estinzione della megafauna pleistocenica vada interpretato come "early Anthropocene" ".

      Sulla arbitrarietà delle varie definizioni alternative del limite formale dell'Antropocene si potrebbe scrivere un libro intero.
      Non cogli le implicazioni (deleterie per l'Antropocene) di una simile argomentazione? 1) Ognuno ha una propria personale idea di cosa sia l'Antropocene, ma nessuno riesce a definirlo in modo rigoroso. 2) Non noti che se si ponesse la base dell'Antropocene con l'estizione della megafauna pleistocenica, di fatto renderesti "Antropocene" solo un sinonimo modaiolo di un termine già esistente e perfettamente valido, ovvero l'Olocene? E allora perché dovremmo cambiare nome all'Olocene se "Antropocene" è di fatto la stessa unità cronologica? La stratigrafia nominalistica, che cambia nome alle cose solo per dare una parvenza di "innovazione", non è scienza.
      3) E comunque, l'errore anche qui è non capire che l'estinzione della megafauna pleistocenica da sola non definisce nemmeno l'Olocene, quindi perché dovrebbe definire l'Antropocene? Non cogli che il passaggio Pleistocene-Olocene ha una sua fondazione geologica più rigorosa della mera estinzione delle megafaune? L'Olocene infatti è in primo luogo fondato su basi geologiche identificabili a livello globale, distinguibili sul campo e utili al geologo e al naturalista, basi più solide della mera variazione nelle faune a mammiferi/uccelli con cui uno potrebbe imporre un fantomatico antropocene "sensu latissimo".
      Quindi, ripeto, in quel caso, per quale motivo dovremmo introdurre l'Antropocene se è meno rigoroso dell'Olocene e si estende per la medesima durata?


      m.s. ha scritto: "Antropocene è un termine che, diciamo così, "suona" geologico, per etimologia, ma che in realtà quasi nessuno usa in quel senso: serve semmai a concettualizzare delle questioni che riguardano noi qui e ora."

      Questa, che di fatto è un'arrampicata sugli specchi di chi non accetta che l'Antropocene non esiste, è uno dei motivi per cui quel termine è dannoso: esso introduce un termine ambiguo, non falsificabile e sostanzialmente indefinibile in modo rigoroso. Ciò crea una discontinuità tra le unità formali definite in modo rigoroso ed un non ben definito "tempo antropocenico" che ognuno è libero di far iniziare come vuole e per i motivi che meglio crede.
      Dato che per parlare del "qui ed ora" ci sono delle date storiche perfettamente valide e rigorose (gli anni ufficiali della storia), dove sta l'utilità dell'Antropocene? Cosa cambia a dire "Antropocene" rispetto al dire "XXI Secolo" ? Nulla, se non che il primo termine è di moda e scimmiotta la cronologia stratigrafica "elevando" il tempo presente allo status di pseudo età geologica. Ovvero, è una forma mal celata di megalomania antropocentrica.
      Quindi, se come dici tu l'Antropocene non ha valenza di tempo geologico, il suo uso per "concettualizzare il qui e ora" è puramente retorico. Ovvero, confermi che l'Antropocene è un termine pseudo-scientifico, ambiguo e viziato da contingenze extra-scientifiche.

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