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02 novembre 2017

Luci e Ombre su Ornithoscelida... e sulle sue alternative

Come facilmente intuibile, la pubblicazione di Baron et al. (2017a) sulla rivoluzione in seno alla base di Dinosauria ha generato una serie di ricerche volte a controllare e testare questa ipotesi.
Ci sono vari modi per testare un'ipotesi filogenetica.
Si può controllare che i dati utilizzati siano confermati e corretti.
Si può analizzare i dati utilizzati con metodi alternativi, per testare se il risultato è viziato dal metodo usato.
Si possono includere dati ulteriori, non presenti nello studio originale, per testare quanto l'ipotesi originaria "regga" la prova dei nuovi dati.

Parte del medesimo team che ha proposto Ornithoscelida 2.0, ha recentemente ampliato la loro ipotesi includendo Chilesaurus, da loro considerato come un ulteriore supporto ad un clade comprendente neotheropodi e ornithischi ma escludente herrerasauri e sauropodomorfi (Baron e Barrett 2017). Ho criticato la logica sottostante quello studio, notando che esso è debole sul piano metodologico. Infine, poche settimane fa, Parry et al. (2017) hanno analizzato la matrice di Baron et al. (2017a) usando metodi di ricostruzione filogenetica non usati nel primo studio: questo ultimo studio è una verificazione di Ornithoscelida, ma non si può considerare un test vero e proprio, dato che non aggiunge nuovi dati significativi.
Tutti questi studi si possono considerare come argomentazioni a sostegno di Ornithoscelida.
Ed il fronte avverso? Ovvero, nessuno si fa portavoce di quella ampia maggioranza più o meno conservatrice e quindi a sostegno di Saurischia (ovvero, un legame diretto tra theropodi e sauropodomorfi, escludente gli ornithischi)?

In un breve commento pubblicato ieri, Langer et al. (2017) revisionano l'articolo di Baron et al. (2017a) e ne evidenziano alcuni problemi sia empirici che metodologici. Nello stesso numero di Nature dove è pubblicato Langer et al. (2017) è anche pubblicata la (altrettanto breve) risposta dei sostenitori di Ornithoscelida (Baron et al. 2017b).

Ho letto ambo le due posizioni, e noto che entrambe hanno pro e contro, luci ed ombre.

Langer et al. (2017) hanno ragione nel sottolineare che numerose codifiche di caratteri in Baron et al. (2017a) siano da revisionare, rivedere, correggere o definire in modo più oggettivo. La critica sulla mancanza di alcuni taxa nell'analisi è in parte pretestuosa, dato che il campionamento tassonomico di Baron et al. (2017a) è comunque il migliore portato finora. Menzionare Buriolestes e Ixalerpeton è un poco forzato, dato che i due taxa furono pubblicati nel novembre 2016, e Baron et al. (2016) hanno sottomesso il loro manoscritto nel settembre del 2016. In ogni caso, Langer et al. (2017) hanno ragione a sottolineare le debolezze di metodo nelle analisi di Baron et al. (2017a). Tuttavia, non capisco il motivo, presente nella critica di Langer et al. (2017), di utilizzare argomenti ad hominem rivolti verso gli autori di Baron et al. (2017a): il fatto che gli autori non abbiano visionato parte del materiale ma abbiano fatto riferimento alla letteratura non rende meno validi i caratteri, qualora siano codificati correttamente. Una ipotesi scientifica deve essere analizzata e criticata sul suo contenuto, non sulle modalità con cui gli autori hanno assemblato tale ipotesi. La battuta ad hominen è un espediente retorico che aggira la questione della validità di Ornithoscelida, focalizzando presunte debolezze degli autori invece che analizzando l'ipotesi stessa. Analogamente, il fatto che Langer et al. (2017) tengano a sottolineare che il loro gruppo di lavoro sia formato dai massimi studiosi di dinosauri basali è superfluo, è un altro espediente retorico, un mero appellare un argomento per autorità: in ogni caso, la validità di una ipotesi scientifica non si basa sull'autorità o il prestigio di chi la asserisce, ma sul suo supporto empirico. Penso che Langer et al. (2017) avrebbero potuto esporre la propria posizione critica verso l'analisi di Baron et al. (2017) (critica che io condivido nella grande maggioranza) rimarcando maggiormente le numerose codifiche che essi hanno revisionato, e senza rifarsi ad argomentazioni retoriche, guadagnandone in vera autorevolezza oggettiva.
Detto questo, rimarco che la critica fondamentale sollevata da Langer et al. (2017) sia robusta e da condividere: essi notano la relativa debolezza analitica del dataset di Baron et al. (2017a), e mostrano come esso sia relativamente instabile: la correzione di una ampia serie di codifiche nella matrice di Baron et al. (2017a), apportate da Langer et al. (2017) ha difatti "restaurato" Saurischia.

Ciò significa che la "rivoluzione ornithoscelidana" è stata un fuoco di paglia, e che si torna già al vecchio regime? No. Langer et al. (2017) notano che gli effetti dalla revisione hanno lasciato segni importanti, ed ormai appare evidente che l'edificio di Dinosauria, per quanto robusto nelle fondamenta generali, sia diventato molto fluido a livello di struttura particolare. L'analisi revisionata, difatti, indica che Saurischia ed Ornithoscelida sono due ipotesi statisticamente non-distinguibili, nel senso che anche solo poche correzioni o aggiornamenti nei caratteri possono portare ad uno dei due scenari e invalidare l'altro. Ed il grande numero di fossili e caratteri coinvolti rende praticamente aleatoria l'attuale risoluzione della triplice base di Dinosauria.
Consapevole di questo risultato, la replica di Baron et al. (2017b) è difatti tutta incentrata sulla generale fluidità degli attuali risultati: gli autori notano che è sufficiente aggiornare alcuni caratteri in Pisanosaurus nella matrice "revisionata" di Langer et al. (2017), per demolire nuovamente Saurischia e "ri-stabilire" Ornithoscelida. Ironicamente, Baron et al. (2017b), che avevano ricevuto da Langer et al. (2017) critiche sulla problematicità di varie codifiche, restituiscono il favore e notano delle codifiche discutibili nella matrice di Langer et al. (2017).

Come concludere?
Il problema è da affrontare a due livelli: uno è quello relativo alla analisi particolare sviluppata da Baron et al. (2017a), l'altro è quello, più generale ed importante, delle relazioni filogenetiche alla base di Dinosauria. Il fatto che l'analisi particolare di Baron et al. (2017a) possa essere sbagliata, non è una prova definitiva che l'ipotesi di Ornithoscelida sia falsa.
E qui si torna alla sostanza di questo problema: sia Langer et al. (2017) che Baron et al. (2017b) concludono che le differenze quantitative tra i due scenari principali siano poche e facilmente compensabili con revisioni e modifiche di codifiche. Questo significa che la soluzione della questione non risiede nella analisi filogenetica che è l'oggetto specifico di questa diatriba. La questione è quindi squisitamente paleontologica: abbiamo bisogno di nuovi fossili, nuovi siti, nuove associazioni faunistiche del Triassico e quindi, abbiamo bisogno di più paleontologia sul campo. I tempi quindi non sono ancora pronti per risolvere la questione a livello di analisi, ma a livello di raccolta dati.

Una amara considerazione finale su alcuni aspetti "extra-scientifici" della questione. Premetto che questa è solo una mia considerazione personale, molto - forse troppo - cinica e forse eccessivamente dura, ma sospetto che sia il pensiero di molti altri nel campo.
Tutta la faccenda è nata da un articolo pubblicato lo scorso Marzo sulla più prestigiosa rivista scientifica mondiale (e finita in copertina!), ed avente come oggetto una revisione filogenetica piuttosto piccola (lo spostamento di un clade rispetto al nodo del suo sister-taxon classico), ovvero, un genere di revisioni filetiche che avviene regolarmente in paleontologia, e che normalmente non stravolgono la vita a nessuno. Ma, in questo caso, i nodi coinvolti sono estremamente "popolari", dato che riguardano il clade fossile più famoso e "amato": Dinosauria. Una analoga revisione della base di Ammonoidea, o della base di Trilobita, non avrebbe ricevuto alcuna considerazione mediatica, né copertine né accesi dibatti fuori e dentro l'Accademia. Temo quindi che sia il fervore per pubblicare questa ipotesi (risultata essere un poco prematura) sia la altrettanto rapida risposta di revisione (scritta più per aprire la controversia, piuttosto che per sviluppare una dettagliata revisione dei dati, come ammettono candidamente Langer et al., quando scrivono "Although we note that character definition and delimitation are critical, these would be better addressed in a longer, more detailed study.") siano state dettate più da motivazioni "non-scientifiche". Sia chiaro, non c'è nulla di male nel proporre ipotesi rivoluzionarie, e non c'è nulla di male nel proporle sulla più prestigiosa rivista mondiale. Analogamente, non c'è nulla di male nel preparare in relativa rapidità una breve nota di critica verso quella stessa pubblicazione. Il dibattito è stato aperto, ma non pare essere stato veramente affrontato.
Eppure, forse, se tutta la questione fosse stata discussa più pacatamente, in un contesto meno "pop" ma più rigoroso per l'effettivo valore della questione, ad esempio organizzando dei meeting tra paleontologi interessati all'origine dei dinosauri, forse ci saremmo risparmiati 8 mesi di eccessi mediatici, iperboli, e reciprochi argomenti ad hominem, ed avremmo guadagnato in termini di rigore scientifico.
Mi rendo perfettamente conto che la scienza procede anche per rivoluzioni (o tentativi di rivoluzioni), e le rivoluzioni sono, per definizione, tutto tranne che incontri pacati e moderati. Viviamo in un mondo competitivo, e la scienza è anche competizione.
Eppure, alla fine, sarebbe saggio ricordare a tutti che la diatriba tra Ornithoscelida e Saurischia non è poi così importante come parrebbe tutta l'enfasi, la fretta ed il fevore con la quale la stiamo caricando. Persino in seno alla paleontologia dei vertebrati, ci sono questioni molto più profonde della topologia basale del nodo Dinosauria.
Si corre il rischio di mandare un'immagine superficiale e infantile del nostro lavoro, ridotto a cavillosa e sterile discussione su autoreferenziali dettagli di lana caprina.

Bibliografia:
Baron MG, Barrett PM. 2017 A dinosaur missing-link? Chilesaurus and the early evolution of ornithischian dinosaurs. Biol. Lett. 13: 20170220.
Baron MG, Norman DB, Barrett PM. 2017a. A new hypothesis of dinosaur relationships and early dinosaur evolution. Nature 543, 501–506.
Baron et al. 2017b Reply to M. C. Langer et al. Nature 551, http://doi.org/10.1038/nature24011.
Langer MC et al. 2017 Untangling the dinosaur family tree. Nature 551 doi.org/10.1038/nature24011.
Parry LA, Baron MG, Vinther J. 2017 Multiple optimality criteria support Ornithoscelida. R. Soc. open sci. 4: 170833.

4 commenti:

  1. iteressantissimo,grazie
    Emiliano

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    1. interessantissimo ovviamente :)

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  2. The base of Dinosauria is becoming a bit like the base of Paraves--where to draw the lines is becoming unclear. I suspect all three groups (Theropoda, Sauropodomorpha, and Ornithischia--however they're related to each-other) will have to eventually have to undergo diagnostic revisions in order to "settle" the positions of some of the more mobile taxa.

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  3. L'esaltazione della significatività dell'ipotesi Ornithoscelida rispetto all'ipotesi Saurischia o viceversa mi appare ancora più esagerata se si riflette sul fatto che non intercorrono rilevanti implicazioni paleogeografiche, non si risolvono/aggiungono lignaggi fantasma, non si modificano radicalmente le parentele tra i sottocladi interni (apparte la questione Herrerasauridae), ovvero non avviene nulla di così "rivoluzionario" nel convalidare Ornithoscelida. Nulla di interessante o di significativo o che abbia una qualche importanza al di fuori del solo contesto filogenetico.
    Già tra i dinosauri stessi vi sono numerose questioni filogenetiche affascinanti proprio per le loro possibili implicazioni e la questione Ornithoscelida/Saurischia non è una di queste.

    Danny C

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