31 ottobre 2015

Dakotaraptor... un Acheroraptor gigante?

Ricostruzione di Dakotaraptor accompagnato da due ornithuri.
La Formazione di Hell Creek è nota principalmente per i suoi dinosauri di taglia medio-gigante, nello specifico i generi Tyrannosaurus, Triceratops, Edmontosaurus e Ankylosaurus. Tuttavia, sebbene noti da resti più frammentari ed isolati rispetto ai generi sopra citati, nella Formazione di Hell Creek sono presenti anche dinosauri di taglia media e piccola. Tra i theropodi, almeno due enantiornithi e numerosi ornithuromorfi sono documentati, assieme a resti di ornithomimidi, parvicursorini, il grande caenagnathide Anzu, almeno un troodontide ed un numero imprecisato di dromaeosauridi, noti principalmente per i denti. Recentemente, sempre da questa formazione è stato istituito un nuovo dromaeosauride, Acheroraptor, noto solamente da parte del muso. A parte Acheroraptor, gli altri dromaeosauridi sono dedotti dai differenti morfotipi di denti isolati rinvenuti.
Un nuovo dromaeosauridae da livelli tardo-maastricthiani del South Dakota è descritto da De Palma et al. (2015): Dakotaraptor steini. Basato su resti associati che indicano un animale lungo almeno 5 metri, e da resti riferiti ma di dimensioni minori, Dakotaraptor è noto da alcuni denti, alcune vertebre caudali medio-distali, la furcula, omero ed avambraccio quasi completi, un secondo metacarpale e alcuni frammenti di falangi, femore e tibia completi e frammenti del piede. L'attribuzione a Dromaeosauridae è basata sulla disparità dimensionale dei denticoli nei denti, la presenza di prezigapofisi estremamente allungate nelle caudali intermedie, e la presenza di un ungueale falciforme nel piede (probabilmente, del secondo dito) che presenta il margine ventrale affilato ed i solchi collaterali posti asimmetricamente. L'ulna presenta delle vistose papille ulnari per l'inserzione delle penne remiganti secondarie: si tratta della prima evidenza diretta di penne remiganti in un Dromaeosauridae di grande dimensione, attributo finora ritenuto comunque plausibile in base alla inferenza filogenetica (come sa bene chi legge questo blog da molti anni): da oggi, se qualcuno volesse ancora sostenere che i dromaeosauridi di grandi dimensioni erano privi di piumaggio sarà istigato a scrivere 100 volte alla lavagna: “l'inferenza filogenetica è un metodo accurato di ricostruzione del tegumento nei dinosauri”.
La presenza di un grande Dromaeosauridae (comparabile in lunghezza ad Utahraptor e Austroraptor, sebbene le proporzioni più slenciate delle ossa degli arti indichino che Dakotaraptor era meno massiccio di Utahraptor) nella formazione di Hell Creek aggiunge un tassello alla rete trofica, che si situa in una area che prima si riteneva essere occupata solo dai giovani di Tyrannosaurus: dato che i tyrannosauridi di taglia medio-piccola sono ecomorfologicamente più cursori dei dromaeosauridi, è comunque plausibile che questi due taxa non fossero strettamente in competizione sul piano ecologico.
Dato che questo nuovo dromaeosauridae sta già occupando l'immaginario autoerotico di molti dinomaniaci, esaltati dall'avere finalmente la prova che il Nord America del Maastrichtiano terminale era niente altro che una gigantesca Isla Nublar cinematografica con un grande dromaeosauridae assieme a T. rex, dico subito che è totalmente ridicolo qualsiasi discorso su una competizione diretta tra gli adulti di Dakotaraptor e quelli di Tyrannosaurus, la enorme differenza dimensionale (il secondo era almeno 12-15 volte più massiccio del primo), morfologica (e quindi, ecologica) tra questi due theropodi esclude che ci fosse una competizione diretta tra (gli adulti di) questi taxa.
DePalma et al. (2015) includono Dakotaraptor in una analisi filogenetica, da cui risulta un dromaeosaurino sister-group di Dromaeosaurus. Purtroppo, non sono presentati i dettagli di questa analisi, né le sinapomorfie a supporto di tale risultato.
Immesso in una versione ridotta di Megamatrice, Dakotaraptor risulta sister taxon del nodo “Dromaeosaurinae + Velociraptorinae” in quanto non presenta i denticoli distali uncinati e presenta un ipocleido (sebbene di forma inusuale, più ampio che lungo), ed è escluso dal nodo “Dromaeosaurinae + Velociraptorinae” in quanto presenta centri caudali intermedi con una cresta laterale: tutti questi caratterei comunque hanno una discreta omoplasia (difatti l'indice Bremer dei nodi è basso in questa area dell'albero), pertanto questo risultato è probabilmente provvisorio.

Analisi utilizzando l'implied weighting di TNT collocano Dakotaraptor in Velociraptorinae, sebbene non ci sia un buon consenso tra le differenti topologie. 
Da notare che nessuna di queste analisi supporta una affinità diretta tra Dakotaraptor e l'altro dromaeosauridae del Maastrichtiano finale nordamericano, Acheroraptor. Basandomi sulle foto dei denti di Dakotaraptor, questo ultimo pare non presentare le marcate creste apicobasali nelle corone, diagnostiche per Acheroraptor, avvalorando una distinzione tra i due taxa. A questo proposito, è interessante rimarcare che gli esemplari riferiti di Dakotaraptor, pur appartenendo ad individui grandi circa 4/5 dell'olotipo, sono riferibili ad esemplari maturi: ciò potrebbe indicare due specie di Dakotaraptor, di diversa taglia adulta, oppure una ampia variabilità dimensionale in questa specie. Acheroraptor potrebbe essere il morfotipo più piccolo?

Bibliografia:
Robert A. DePalma, David A. Burnham, Larry D. Martin†,Peter L. Larson and Robert T. Bakker (2015) The first giant raptor (Theropoda: Dromaeosauridae) from the Hell Creek Formation. Paleontological Contributions 14 (16 pp.)

29 ottobre 2015

Un nuovo Ornithomimus con tracce di piumaggio

Ricostruzione di Ornithomimus, basata sugli esemplari che preservano tracce del piumaggio (da van der Reest er al. 2015, opera di J. Csotonyi)
Van der Reest et al. (2015) descrivono un nuovo esemplare di Ornithomimus dal Cretacico Superiore del Canada, il quarto che preserva tracce del tegumento. Questo esemplare aggiunge ulteriori informazioni sulla distribuzione del piumaggio negli ornithomimosauri, e conferma la ampia variabilità del tegumento nei coelurosauri. Lo scheletro preserva alcune cervicali, parte del dorso e dell'arto anteriore, il bacino, buona parte della coda e gli arti posteriori.

In particolare, abbiamo le prime tracce di piumaggio nella coda di un ornithomimosauro, che appare filamentoso e, apparentemente, distribuito solamente sulla superficie dorsale e laterale della coda, mentre quella ventrale appare priva di filamenti: questo pare confermare una mia vecchia predizione sulla eventualità che molti theropodi fossero piumati prettamente sulla superficie dorsale (a difesa dall'insolazione) ma "nudi" almeno in parte ventralmente. Non è chiaro se il piumaggio della regione del ventre si estendesse anche a livello dei gastrali, o se invece la parte mediana del ventre fosse priva di piumaggio.
Altro dettaglio molto interessante, l'esemplare pare avere il piumaggio solamente nella metà dorsale della coscia (ovvero, la parte femorale della gamba, da non confondere con la "coscia volgare" del pollo, che è la regione tibiale): ovvero, appare che buona parte della gamba a partire dalla metà della coscia sia priva di piumaggio. Una spessa estensione di tegumento non piumato a metà della coscia rappresenta probabilmente una plica di pelle che connettava la gamba alla regione toracica. Questa distribuzione differisce da quella di molti paraviani (ad esempio, Anchiornis e Microraptor) e coelurosauri basali (ad esempio, Yutyrannus) che presentano il piumaggio esteso in vari modi fino alle estremità distali delle dita del piede
Questa differenza di distribuzione del piumaggio sugli arti, che è analoga alla variabilità che osserviamo anche negli uccelli odierni, indica che il piumaggio variava in estensione e distribuzione a seconda di numerosi fattori, non necessariamente legati alle dimensioni corporee o alla parentela con gli uccelli (Yutyrannus è molto più massiccio di Ornithomimus, e più lontano agli uccelli come parentela, eppure mostra una maggiore estensione del piumaggio corporeo): pertanto, è bene non generalizzare le ricostruzioni del piumaggio in base a più o meno vaghi preconcetti non confermati dai fossili (come "più grande è meno piumato" oppure "più basale è meno piumato").

Bibliografia:
Aaron J. van der Reest, Alexander P. Wolfe & Philip J. Currie (2015) A densely feathered ornithomimid (Dinosauria: Theropoda) from the Upper Cretaceous Dinosaur Park Formation, Alberta, Canada Cretaceous Research 58: 108–117.

28 ottobre 2015

La Scienza ed i Draghi - versione iconografica

Il mio recente post su la Scienza ed i Draghi ha riscosso un certo successo, al punto che qualcuno ne ha creato una "versione grafica". Ringrazio l'autore, Jacopo Sacquegno, per questo simpatica dimostrazione di stima.
Approfitto del post per un chiarimento.
Tramite Leonardo Ambasciano, ho scoperto che non sono stato il primo ad usare un drago invisibile come metafora del pensiero non-scientifico. Difatti, ben prima di me e con esiti sicuramente più profondi, Carl Sagan usò la metafora di un invisibile drago in garage per argomentare su temi non molto differenti da quelli del mio post.
Non ero a conoscenza del drago di Sagan* quindi si tratta di un curioso caso di convergenza metaforica.

*qualora ne fossi stato a conoscenza in passato, comunque non lo ricordavo quando scrissi il post: inizialmente avevo in mente di usare al post del "drago" un invisibile carro guidato da Apollo e trainato da un cavallo di nome Dosankos, ma temendo che la citazione polloniana sarebbe stata poco recepita da chi non era bambino nei primi anni '80 ho preferito un più epico dragone.

27 ottobre 2015

Speciazione e competizione in una coppia antenato-discendente di blog

Il blog Theropoda si originò per speciazione peripatrica da un precedente blog ancestore, Ultrazionale. L'evento di speciazione risale al gennaio del 2008, ma possiamo identificare la sottopopolazione di Ultrazionale che avrebbe originato Theropoda nei post indicizzati come "Doctor Kause - Paleontological Division", il primo dei quali è datato 23 Aprile 2007. Di fatto, Theropoda è un discendente specializzato di Ultrazionale.
Se confrontiamo il numero di post per mese nella storia di Ultrazionale e Theropoda, possiamo notare che la separazione di Theropoda da Ultrazionale ha probabilmente indotto la progressiva estinzione del secondo, probabilmente per una questione di mera competizione per le risorse: dato che entrambi esistono in quanto generati dal cervello del medesimo autore, il quale non ha un tempo estendibile all'infinito per preparare un post, la progressiva espansione di Theropoda (anche dovuta al suo rapido successo rispetto all'ancestore) ha ridotto progressivamente le risorse (temporali e cerebrali) di Ultrazionale.
Numero di post mensili dal 2007 ad oggi prodotti dal vostro qui presente paleo-blogger. L'asse del tempo è dal basso verso l'alto.

Ormai, Ultrazionale è da considerare estinto (ultimo post risale a gennaio 2015, ma sono ormai 3-4 anni che la produzione di post è drasticamente ridotta), mentre Theropoda pare continuare a persistere rigoglioso, sebbene paia esserci un leggero trend generale alla sua contrazione, dovuto probabilmente al ridursi delle risorse temporali (e cerebrali... si invecchia, aihme!) del suo autore. Interessante la forma vagamente frattale del trend di estinzione di Ultrazionale: che esista un pattern ciclico nella produzione di post?
Come vedete, il mio cervello ha appena concluso che esso è un ecosistema nel quale i blog competono al pari di popolazioni animali filogeneticamente prossime...

25 ottobre 2015

Se “Spinosaurus C” è una chimera... è una chimera di che cosa?

L'inusuale mix di similitudini tra Spinosaurus B e Spinosaurus C

L'acceso dibattito innescato dalla pubblicazione di Ibrahim et al. (2014) si è concentrato principalmente sulla ricostruzione di Spinosaurus proposta in quello studio. Tale ricostruzione, come ogni ricostruzione da resti frammentari, è sempre una ipotesi. Discutere sulle ipotesi è interessante e spesso divertente, ma esistono discussioni a mio avviso ben più interessanti, quelle sui fatti. Ed il fatto in questione più interessante è sicuramente l'esemplare chiave introdotto in quella pubblicazione, FSAC-KK 11888, che io e Simone Maganuco chiamiamo più semplicemente “Spinosaurus C”.
In molti hanno sostenuto che l'esemplare sia una chimera, ovvero, un assemblaggio di resti ossei di individui (e taxa) distinti. Non sempre è chiaro se si ritenga che sia una chimera artificiale (un assemblaggio di ossa isolate messo assieme da esseri umani, quindi un oggetto olocenico) oppure naturale (un accumulo operato da fenomeni naturali a partire da ossa di animali distinti, quindi un oggetto cenomaniano).
In questo post mi soffermo su una curiosa lacuna dei sostenitori della “interpretazione chimera”: se veramente Spinosaurus C è una chimera, come molti affermano con tanta veemenza, perché nessuno tra i sostenitori di questa interpretazione ha tentato di dare una interpretazione tassonomica dei vari resti? Se Spinosaurus C è una chimera di vertebre di un animale associate al bacino ed arti posteriori di un secondo animale, quali sarebbero (i taxa di) questi animali? Se le evidenza a sostegno di due specie ben distinte fossero così palesi, non avrebbe senso continuare a sostenere che siano i resti di un singolo animale. Eppure, non leggo molti commenti sulle evidenti affinità di questo scheletro che smentirebbero la sua genuinità.

Dato che nessuno dei fautori della chimera pare avere voglia o interesse ad approfondire questa lecita ipotesi interpretativa, mi auto-eleggo avvocato della causa chimerica e provo a rispondere a questa domanda.

Assumendo l'ipotesi chimerica, nella misura in cui i suoi sostenitori la hanno sostenuta, Spinosaurus C è formato dalle ossa di almeno due animali:

  • Il proprietario delle vertebre dorsali, che chiamo qui “Parte presacrale” (PS).
  • Il proprietario del bacino e degli arti posteriori, che chiamo qui “Parte Appendicolare” (PA).

Basandomi sulle immagini e descrizioni presenti in Ibrahim et al. (2014), provo a collocare filogeneticamente questi due animali.

PS presenta vertebre dorsali opistoceliche, i cui centri sono allungati e marcatamente compressi trasversalmente, e l'arco neurale presenta spine ipertrofiche con una espansione anteroposteriore alla base. Non occorre essere la reincarnazione di Ernst Stromer per sapere che l'unico vertebrato con questa combinazione di caratteri è Spinosaurus. Quindi, il primo esemplare è senza alcun dubbio uno Spinosaurus.

E fin qui, era abbastanza facile. Ora inizia il delirio sistematico, aggravato dal fatto che l'olotipo di Spinosaurus non presenta resti appendicolari, quindi non abbiamo modo di fare confronti diretti con l'esemplare originale.

PA presenta un ileo più lungo del femore, come in molti theropodi di grandi dimensioni. Il pube è frammentario e dalle immagini non è chiaro quali parti siano originali e quali ricostruite. L'ischio pare non preservare il processo otturatore, e distalmente si espande in modo uniforme, come nella maggioranza dei saurischi non-maniraptori: l'espansione non è però marcata come negli abelisauroidi ed alcuni allosauroidi. Il femore è robusto e marcatamente incurvato: in questo si distingue da Carcharodontosaurus e Deltadromeus che hanno femori più gracili e rettilinei. Il quarto trocantere è enorme per un theropode e posto distalmente. Viene quasi il sospetto che sia un femore di ornithischio, sospetto accresciuto dall'altro carattere bizzatto per un theropode: la marcata riduzione della cavità midollare. Ibrahim et al. (2014) interpretano questi caratteri come autapomorfie, quindi non utili per collocare l'esemplare in un punto preciso di Theropoda. Alternativamente, questo mix di caratteri ricorda in parte alcuni ornithopodi basali, e potrebbe avvalorare una posizione esterna a Theropoda, anche se ciò è contraddetto dalla morfologia del bacino, che non ha alcun carattere da ornithischio ed è perfettamente compatibile con i theropodi. L'ipotesi ornithischiana è quindi da scartare.
La regione distale del femore presenta un profondo solco flessorio, che è bordato da una lunga cresta che decorre dal condilo mediale e da una marcato ectocondilo fibulare: purtroppo, anche queste paiono delle autapomorfie. Il condilo laterale è proiettato distalmente, un carattere con una distribuzione molto omoplastica in Theropoda. Non è presente il trocantere accessorio laterodistale diagnostico di Deltadromeus. La tibia è relativamente gracile, come in molti abelisaurodi, coelurosauri e megaraptoridi (se non sono essi stessi dei coelurosauri). La cresta fibulare è poco marcata. La regione distale della superficie anteriore ha una ampia fossa per il processo ascendente dell'astragalo. La fossa appare poco marcata e non mostra una distinzione marcata sul margine laterale: questo carattere è presente in alcuni abelisauroidi, in Chilantaisaurus, in Suchomimus e in molti coelurosauri. Il piede ha un primo metatarsale allungato, carattere plesiomorfico che potrebbe avvalorare una collocazione esterna a Neotheropoda. Gli ungueali del piede sono piatti e privi di curvature. Lateralmente, gli ungueali presentano delle creste laterali che si interrompono posteriormente nel punto in cui il solco collaterale defluisce ventralmente. Questo curioso mix di caratteri è presente in alcuni ornithomimosauri ed in Australovenator.

Concludendo, la parte appendicolare di Spinosaurus C è talmente aberrante e carica di autapomorfie da essere di difficile collocazione se analizzata separatamente dalla parte presacrale. Già ora si può comunque escludere che sia riferibile a Carcharodontosaurus o Deltadromeus. Alcuni caratteri ricordano i coelurosauri e gli abelisauroidi, ma potrebbero essere nulla più che omoplasie.
In realtà, esiste un theropode che presenta la grande maggioranza delle bizzarre caratteristiche di Spinosaurus C. Come questo ultimo, esso mostra vertebre presacrali allungate ed opistoceliche, alcune delle quali con centri ben più ampi che alti, vertebre caudali con spine neurali molto allungate ed espanse trasversalmente, una tibia gracile con fossa distale poco marcata, e gli ungueali del piede piatti con creste laterali: è Spinosaurus B, descritto da Stromer nel 1934. E come questo ultimo, anche Spinosaurus C ha le vertebre dorsali lunghe più di 1/5 della tibia.

Ancora una volta, quindi, ha senso sostenere che Spinosaurus B e Spinosaurus C siano entrambi delle chimere derivate dalla mescolanza casuale di ossa nel medesimo mix bizzarro ed inusuale che ho appena elencato, e che tale mix di ossa non si osservi in nessun altra associazione di ossa di theropode scoperte in 200 anni di paleontologia a livello mondiale, ma solo in due scheletri nordafricani della medesima età geologica? Finché conoscevamo solamente Spinosaurus B, l'ipotesi della chimera poteva avere un suo senso. Ma ora che esiste un secondo esemplare, il quale mostra la medesima combinazione di caratteri inusuali, è ridicolo negare l'evidenza.
Possibile che pur di negare questo fatto si voglia cavillare su dettagli di lana caprina, pur di non volere ammettere che Spinosaurus B e Spinosaurus C mostrano la medesima combinazione inusuale ed inattesa di caratteri, e che non è plausibile ricondurre tale coincidenza al mero caso, e quindi, che entrambi sono due esemplari del medesimo taxon naturale?

Finché qualcuno non mi porterà prove valide che le ossa appendicolari di Spinosaurus C (ed implicitamente, anche Spinosaurus B) siano riferibili ad un taxon che NON sia il medesimo delle ossa presacrali (ovvero, Spinosaurus), riterrò molto più ovvio e sensato che questi due esemplari siano genuini assemblaggi di ossa appartenuti ad un singolo taxon che, per quanto bizzarro e contro-intuitivo, non viola alcuna legge della natura.

L'unica alternativa all'interpretazione che ho appena dato sarebbe ritenete che Spinosaurus C sia una chimera artificiale, costruita assemblando ad arte delle ossa rinvenute in contesti differenti. Pensate che incredibile coincidenza: qualcuno decide di assemblare uno scheletro di spinosauro per venderlo, ed ottiene esattamente il mix inusuale e bizzarro dello Spinosaurus B di Stromer 1934. Una simile ipotesi è a mio avviso veramente debolissima, perché potrebbe avere senso solo ammettendo che chi lo ha assemblato fosse consapevole di creare una versione marocchina del fantomatico “Spinosaurus B” egiziano. Ma quanti al mondo hanno mai sentito parlare di Spinosaurus B? E quanti hanno letto la sua descrizione, scritta da Stromer (in tedesco!) nel 1934? Non occorre ricordare che Spinosaurus B sia conosciuto solamente ad una ristrettissima cerchia di esperti di theropodi, non certo dai cacciatori abituali di ossa o dai venditori locali di fossili marocchini. Escluderei a priori che coloro che hanno estratto le ossa dal sedimento abbiano mai letto Stromer (1934).
Ma senza scomodare qualche ipotesi di complotto, tale opzione è altamente improbabile anche per una semplice ragione statistica: trovare ossa appendicolari nel Kem Kem è molto più raro che trovare delle vertebre isolate o dei denti. Inoltre, ricordo che Spinosaurus C conserva anche le spine neurali dorsali: le spine neurali di spinosauride cenomaniano sono rarissime, e prima di Spinosaurus C, le uniche ossa di quel tipo erano le vertebre dell'olotipo distrutto nel 1944. Possibile che chi abbia assemblato quella chimera abbia avuto a disposizione un campione di esemplari sufficientemente ampio per scegliere proprio due esemplari che formassero il mix “vertebre lunghe + zampe corte” che si osserva in Spinosaurus B? Ovviamente, questa opzione non è credibile. La sola opzione plausibile è che si tratti di un'associazione naturale, uno scheletro ben conservato di un animale con quella particolare morfologia.

Riassumendo, pensare di trovare per caso nel Kem Kem proprio il mix di ossa vertebrali ed appendicolari che produce esattamente la combinazione di morfologia e proporzioni inusuali necessaria per creare artificiosamente un secondo esemplare simile al bistrattato e poco noto Spinosaurus B egiziano è talmente improbabile che rasenta l'impossibilità.

La sola spiegazione accettabile è che quello che osserviamo nei due esemplari sia il reale morfotipo di quel taxon.

22 ottobre 2015

Megamatrice vs Spinosaurid X

Lo studio di Evers et al. (2015) dimostra che nel Kem Kem sono presenti due distinte morfologie di vertebre cervicali spinosauridi. Una morfologia è quella universalmente nota come Sigilmassasaurus. Indipendentemente dall'eventualità che Sigilmassasaurus sia valido e distinto da Spinosaurus, questo primo morfotipo è caratterizzato da spine neurali corte e basse, assenza di lamine interzigapofiseali, ridotte epipofisi, assenza di fosse peduncolari e presenza di una marcata piattaforma triangolare nella parte posteriore della superficie ventrale. Un secondo morfotipo cervicale di spinosauride, sempre dal Kem Kem, ha invece spine neurali ampie e alte, lamine interzigapofiseali, epiposifi marcate, fosse peduncolari ed è privo della marcata piattaforma triangolare ventrale.
Assumiamo provvisoriamente che tutte le vertebre di questo secondo morfotipo, pur mancando di vere autapomorfie, siano comunque riferibili ad un singolo taxon, che chiamo “Spinosauridae X”. Evers et al. (2015) notano che una delle vertebre cervicali del “neotipo” di Ibrahim et al. (2014) presenta fosse peduncolari: pertanto, è possibile che quello scheletro sia riferibile a “Spinosauridae X”. Per testare questa ipotesi, ho codificato in Megamatrice un taxon basato sulle vertebre del secondo morfotipo, ed ho aggiornato Baryonyx, Ichthyovenator, Sigilmassasaurus, Suchomimus e l'esemplare di Ibrahim et al. (2014) in base alle informazioni in Evers et al. (2015). Per abbreviare i tempi di calcolo, ho limitato l'analisi ai megalosauroidi, includendo qualche non-megalosauroide per avere un buon campionamento dei gruppi esterni.

L'analisi è ampiamente irrisolta, per via di alcuni taxa instabili, tra cui lo stesso “Spinosaurid X” che occupa varie posizioni alternative rispetto agli altri taxa (come sister-taxon di Coelophysis rhodesiensis, come averostro indeterminato e come spinosauride indeterminato). Se “Spinosaurid X” e i due spinosauridi privi di parti postcraniali (Irritator e il rostro milanese MSNM V4047) sono rimossi a posteriori dagli alberi ottenuti, Spinosauridae aumenta di risoluzione: Sigilmassasaurus forma una tricotomia con Baryonychinae e Spinosaurinae, e questo ultimo include Ichthyovenator come forma basale assieme ad una tricotomia che include l'olotipo di Spinosaurus, assieme a Spinosaurus B ed all'esemplare di Ibrahim et al. (2014). Questo risultato pertanto confermerebbe che l'esemplare di Ibrahim et al. (2014) sia riferibile a Spinosaurus, ma anche che Sigilmassasaurus non è riferibile a Spinosaurus: parrebbe quindi che sia Ibrahim et al. (2014) ed Evers et al. (2015) abbiano ognuno una parte di ragione.



Siccome molti sono scettici sulla associazione dei resti dell'esemplare di Ibrahim et al. (2014) e di Spinosaurus B, ho ripetuto l'analisi escludendo questi due a priori. Il risultato colloca “Spinosaurid X” come un theropode basale escluso da Spinosauridae, mentre Spinosauridae rimane totalmente irrisolto (persino rimuovendo Irritator ed il rostro milanese).

Interessante che “Spinosaurid X” non sia inequivocabilmente riferibile a Spinosauridae, nonostante abbia una morfologia generale simile a quella tipica delle cervicali negli altri spinosauridi. Questa analisi preliminare comunque mostra che la risoluzione di Spinosauridae è fortemente vincolata allo status dell'esemplare di Ibrahim et al. (2014). Inoltre, è supportata la distinzione tra Spinosaurus e Sigilmassasaurus.
Abbiamo probabilmente fatto un passo avanti verso la soluzione degli enigmi sugli spinosauri cenonamiani, ma restano ancora molti punti deboli su ambo le interpretazioni, oltre che una grande incertezza sulle ipotesi da assumere: restiamo pertanto in attesa di nuove informazioni, in particolare, dalle monografie sui nuovi resti vertebrali di Ichthyovenator, sull'esemplare di Ibrahim et al. (2014) ed – eventualmente – anche Suchomimus...

21 ottobre 2015

Theropoda: il Blog citato negli articoli

Sebbene io non sia molto favorevole alla citazione di pagine di blog negli articoli scientifici, non posso che sentirmi lusingato quando scopro che questo blog è considerato una fonte di informazioni meritevole di essere citata in un articolo scientifico su rivista internazionale.
Ed è ciò che accade leggendo l'articolo di Evers et al. (2015) del quale ho parlato nel precedente post, che cita questo post del 13 Settembre 2014, dalla serie su Spinosaurus Revolution come fonte di informazione meritevole di essere usata in un articolo tecnico.

Sigilmassasaurus Awakens



Ricostruzione della serie cervicale e dorsale anteriore di Sigilmassasaurus (A) e Baryonyx (B), da Evers et al. (2015). Notare che (A) è un composito di vari individui isolati, mentre (B) è basato su un singolo individuo.


Evers et al. (2015) descrivono nel dettaglio vari resti vertebrali isolati dal Cenomaniano del Marocco, riferibili a Sigilmassasaurus. Gli autori dimostrano che le vertebre cervicali riferite a Sigilmassasaurus e quelle riferite a Spinosaurus maroccanus condividono un carattere presente anche (ma in modo meno sviluppato) in alcune vertebre cervicodorsale della serie articolata di Ichthyovenator, e concludono che le vertebre del tipo “Sigilmassasaurus” e quelle del tipo “Spinosaurus maroccanus” siano riferibili a differenti posizioni di una medesima serie cervico-dorsale di un medesimo taxon di spinosauride. Ovvero, Sigilmassasaurus e Spinosaurus maroccanus sarebbero il medesimo taxon. A questo taxon, gli autori attribuiscono il nome di Sigilmassasaurus, sostenendo che esso sia distinto da Spinosaurus.
A sostegno della distinzione tra Sigilmassasaurus e Spinosaurus, gli autori descrivono altre vertebre dal Cenomaniano del Marocco, anche queste riferibili a Spinosauridae, ma prive delle peculiari morfologie di Sigilmassasaurus. In breve, gli autori dimostrano che, in base alle vertebre cervicali, sono presenti due distinti spinosauridi nel Kem Kem marocchino. Sebbene il secondo morfotipo sia privo di caratteri diagnostici per riferirlo ad un qualche genere o specie già nota, gli autori suggeriscono che esso possa essere materiale di Spinosaurus, confermando quindi la distinzione da Sigilmassasaurus.
Questo studio è molto interessante ed importante per la accesa discussione sulla tassonomia degli spinosauridi del Cenomaniano del Nord Africa. Tuttavia, ritengo che questo studio non sia la soluzione definitiva della diatriba innescata dallo studio di Ibrahim et al. (2014).
Prima di spiegare nel dettaglio le mie motivazioni, una precisazione: io sono stato uno dei revisori di una prima versione dell’articolo di Evers et al. (2015), quindi ero al corrente di questi nuovi resti. Parte delle mie considerazioni in questo post sono quindi tratte dalla mia revisione di quella versione preliminare del lavoro di Evers et al. (2015).
Partiamo dai fatti.

  1. ·      Esistono due morfotipi cervicali spinosauridi nel Kem Kem: uno è il morfotipo “Sigilmassasaurus”, l’altro è “indeterminato”.
  2. ·     Le differenze tra i taxa Spinosaurus maroccanus e Sigilmassasaurus sono ora riferite a variazione delle vertebre lungo il collo e la regione dorsale, non a diverse specie.
  3. ·    Non esiste una serie articolata di Sigilmassasaurus: la ricostruzione della serie cervicodorsale di Sigilmassasaurus è un composito dei veri esemplari riferiti a Sigilmassasaurus sulla base di confronti con Baryonyx e Ichthyovenator.

La nuova diagnosi di Sigilmassasaurus proposta da Evers et al. (2015) è la seguente: (1) Spinosauride di grande taglia con le seguenti autapomorfie: (2) cervicali intermedie con una piattaforma posteroventrale rugosa confluente con la carena ventrale, (3) cervicali intermedie anteriori prive di fossa peduncolare, (4) ridotta laminazione nelle cervicali posteriori e nella prima dorsale, (5) piccola fossa allungata in ambo i lati della base della spina neurale delle cervicali posteriori e della prima dorsale.
Notare che il carattere (1) è presente anche in Spinosaurus, e che i caratteri (3) e (4) sono dovuti ad una riduzione della pneumatizzazione scheletrica, un carattere che è stato considetato come diagnostico di Spinosaurus da Ibrahim et al. (2014). Quindi, questi caratteri non distinguono Sigilmassasaurus da Spinosaurus. Ma, e questo è il punto più debole della diagnosi, dobbiamo ricordare che l’olotipo di Spinosaurus aegyptiacus comprende solo due cervicali anteriori (probabilmente, la terza e quarta cervicale), poco illustrate, e una serie di vertebre dorsali la cui posizione è incerta ma molto probabilmente riferibile alla parte intermedia e posteriore del dorso: siccome i caratteri (2), (3), (4) e (5) riguardano vertebre cervicali intermedie, posteriori e le primissime dorsali, essi non possono essere verificati/smentiti nell’olotipo di Spinosaurus. Pertanto, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile dimostrare che Sigilmassasaurus e Spinosaurus siano distinti, dato che i rispettivi olotipi (e le diagnosi relative) non sono controllabili reciprocamente.
Trovo bizzarro che gli autori usino l’argomento della variazione morfologica lungo la serie cervicodorsale per dimostrare la sinonimia tra Spinosaurus maroccanus e Sigilmassasaurus ma poi omettano di valutare questo stesso argomento per l’eventuale sinonimia tra Sigilmassasaurus e l’olotipo di Spinosaurus aegyptiacus.
Pertanto, sebbene questo studio sia estremamente utile per la nostra conoscenza della variabilità morfologica spinosauride, esso non è ancora sufficiente per risolvere la diatriba sullo status reciproco di Spinosaurus e Sigilmassasaurus (e sulla loro ricostruzione).

Tuttavia, un punto molto importante è portato da questo studio: Evers et al. (2015) dimostrano che nel Kem Kem sono preservati (almeno) due distinti Spinosauridae. Questo risultato, di fatto, falsifica l’ipotesi utilizzata da Ibrahim et al. (2014) per ricostruire Spinosaurus a partire da resti isolati da località nordafricane distinte. Infatti, se esiste più di uno spinosauride nel Kem Kem, non è possibile a priori associare resti spinosauridi isolati e non-sovrapponibili per “completare” una ricostruzione.
Attenzione! Questo fatto è distinto dalla discussione se i resti dell’esemplare descritto da Ibrahim et al. (2014), in particolare le vertebre dorsali in associazione al cinto pelvico e agli arti posteriori, appartengano o meno ad un medesimo individuo.  Anche se quell’esemplare fosse effettivamente un singolo esemplare, tutti gli altri resti marocchini non-sovrapponibili e riferiti a Spinosaurus in quello studio potrebbero ugualmente appartenere a “Sigilmassasaurus” (sensu Evers et al) oppure a “secondo morfotipo” (sensu Evers et al.), il quale non necessariamente potrebbe essere Spinosaurus aegyptiacus. Ad esempio, allo stato attuale delle conoscenze, il rostro di spinosauride conservato a Milano potrebbe appartenere ugualmente a Sigilmassasaurus (sensu Evers et al.) oppure all’altro morfotipo cervicale. Perciò, se esistono due distinti spinosauridi nel Kem Kem, non abbiamo alcun criterio per riferire parti isolate di Spinosauridae al medesimo taxon del nuovo esemplare di Ibrahim et al. (2014), qualunque sia la specie di questo ultimo.
Infine, se esistono due spinosauridi nel Kem Kem, lo stesso argomento potrebbe essere valido per l’associazione originaria di Stromer, in Egitto, e questo solleva la domanda se, effettivamente, “Spinosaurus B” sia una specie distinta da Spinosaurus aegyptiacus

Conclusioni
La cautela mi spinge a rigettare la ricostruzione composita di Ibrahim et al. (2014), ovvero l’associazione dei resti del “neotipo” (la cui validità come singolo esemplare può comunque restare valida) assieme a resti isolati che potrebbero appartenere all’altro morfotipo (qualunque esso sia). Ci tengo qui a precisare che io non ho alcuna obiezione a priori verso la associazione dei resti vertebrali e appendicolari di Ibrahim et al. (2014), sebbene sia scettico sulla ricostruzione “quadrupede”.
La distinzione tra Sigilmassasaurus e Spinosaurus non è stata dimostrata in modo univoco. Ciò che sappiamo è che esistono due spinosauridi nel Kem Kem: questi due taxa sono Sigilmassasaurus e Spinosaurus (come implicitamente concludono Evers et al.), oppure Spinosaurus (comprendente Sigilmassasaurus?) ed un nuovo taxon? Da ciò deriva anche questa domanda: Spinosaurus aegyptiacus è presente in Marocco?
La mia proposta attuale è di limitare il nome “Spinosaurus aegyptiacus” all’esemplare originario di Stromer, in attesa di nuovi resti che permettano di confrontare le varie morfologie marocchine con quelle egiziane. Tutti i resti marocchini sono riferibili a Spinosauridae indeterminati, in attesa di ulteriori informazioni. Sigilmassasaurus potrebbe essere una forma distinta, ma soltanto la scoperta di esemplari inequivocabilmente riferibili a Spinosaurus e conservanti le cervicali posteriori e le prime dorsali permetterà di stabilire se questi due taxa siano sinonimi oppure distinti, e se effettivamente il secondo morfotipo marocchino sia la medesima specie egiziana (o un suo parente più stretto rispetto al morfotipo “Sigilmassasaurus”).


Bibliografia:
Ibrahim N. et al. 2014. Semiaquatic adaptations in a giant predatory dinosaur. Science 345: 1613-1616.
Stromer, E. 1934. Ergebnisse der Forschungsreisen Prof. E. Stromers in den Wüsten Ägyptens. II. Wirbeltier-Reste der Baharije-Stufe (unterstes Cenoman). 13. Dinosauria. Abhandlungen der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Mathematisch-naturwissenschaftliche Abteilung n.f., 22: 1–79.

13 ottobre 2015

Velociraptor, depurato da tutte le scemenze sul suo conto

Materiale olotipico di Velociraptor mongoliensis, da Osborn 1924

L'undici di Agosto del 1923, nei letti djadochtiani di Shabarakh Usu, nel sud della Mongolia, P.C. Kaisen, membro della Spedizione Asiatica del Museo Americano di Storia Naturale, rinveniva un cranio quasi completo associato ad alcune falangi, di un theropode di taglia medio-piccola, poco distante da un cranio di Protoceratops. Un anno dopo, il 7 Novembre del 1924, Osborn pubblicava la descrizione preliminare dell'esemplare, il quale era eretto a olotipo di un nuovo genere e specie, Velociraptor mongoliensis. Sebbene fosse di soli due anni prima la descrizione preliminare di Dromaeosaurus (Matthew e Brown 1922), bisognerà attendere la ridescrizione di questo ultimo (Colbert e Russell 1969) e la descrizione di Deinonychus (Ostrom 1970) perché le affinità filogenetiche di Velociraptor siano stabilite in modo pressoché definitivo. Oltre all'olotipo, numerosi esemplari di Velociraptor sono stati estratti dai livelli campaniani della Mongolia meridionale, sebbene non tutti siano stati riferiti a questo taxon sulla base di una analisi dettagliata dei caratteri. Almeno fino a 15 anni fa (Barsbold e Osmolska 1999), una diagnosi rigorosa di Velociraptor non era stata formulata, pertanto è possibile che alcuni esemplari attributi a questo taxon siano in futuro riferiti ad altri dromaeosauridi coevi (ad esempio, a Tsaagan). L'esemplare meglio preservato, quasi completo ed articolato, è il famoso membro della coppia dei “dinosauri combattenti”, il quale fornisce anche rarissime informazioni sul comportamento predatorio di questo animale (Carpenter 2000). Un altro esemplare di Velociraptor è tra i pochissimi dinosauri non-aviani a preservare tracce delle papille ulnari, inserzioni delle penne remiganti secondarie (Turner et al. 2007).
Paul (1988) propose una revisione tassonomica eccessivamente riduzionista, sinonimizzando Deinonychus in Velociraptor, come Velociraptor antirrhopus. Sebbene il genere sia una categoria arbitraria, vari fattori si oppongono ad un tale overlumping: 1) i due taxa sono molto differenti nella morfologia cranica (in particolare, nel mascellare), più di quanto osservato in altri dromaeosauridi; 2) immessi in filogenesi sufficientemente campionate nei dromaeosauridi, essi non formano mai una relazione di sister-taxa; 3) la separazione stratigrafica tra i due taxa (Barremiano/Aptiano vs Campaniano, ovvero circa 35-40 milioni di anni) è ben più ampia di quella tipicamente documentata nei “generi” di theropodi mesozoici. In breve, non ci sono motivi validi per riferire la specie americana al genere asiatico.
Godefroit et al. (2009) descrivono resti cranici molto frammentari da livelli cinesi approssimativamente coevi alla Djadoctha mongolica e li riferiscono ad una nuova specie di Velociraptor, V. osmolskae. Sebbene la morfologia delle pneumatizzazioni antorbitali differisca da quella tipica di V. mongoliensis, avvalorando la distinzione specifica, la morfologia generale di V. osmolskae è comparabile anche con Tsaagan e Linheraptor, due dromaeosauridi campaniani che, perlomeno come grado morfologico, sono molto simili a Velociraptor: nuovi resti sono necessari per confermare che V. osmolskae sia effettivamente prossimo a V. mongoliensis oppure sia più vicino ad altri dromaeosauridi di “grado velociraptorino”.

Bibliografia:
Barsbold, R.; Osmólska, H. (1999). The skull of Velociraptor (Theropoda) from the Late Cretaceous of Mongolia. Acta Palaeontologica Polonica 44(2):189-219.
Carpenter, Kenneth (2000). Evidence of predatory behavior by theropod dinosaurs. Gaia 15: 135–144.
Colbert, E.; Russell, D. A. (1969). The small Cretaceous dinosaur Dromaeosaurus. American Museum Novitates 2380: 1–49.
Godefroit, Pascal; Currie, Philip J.; Li, Hong; Shang, Chang Yong; Dong, Zhi-ming (2008). A new species of Velociraptor (Dinosauria: Dromaeosauridae) from the Upper Cretaceous of northern China. Journal of Vertebrate Paleontology 28 (2): 432–438.
Matthew, William D.; Brown, Barnum (1922). The family Deinodontidae, with notice of a new genus from the Cretaceous of Alberta. Bulletin of the American Museum of Natural History 46: 367–385.
Osborn, Henry F. (1924). Three new Theropoda, Protoceratops zone, central Mongolia. American Museum Novitates 144: 1–12.
Ostrom, John H. (1970). Osteology of Deinonychus antirrhopus, an unusual theropod from the Lower Cretaceous of Montana. Bulletin of the Peabody Museum of Natural History 30: 1–165.
Paul, Gregory S. (1988). Predatory Dinosaurs of the World. New York: Simon and Schuster. p. 464.
Turner, A.H.; Makovicky, P.J.; Norell, M.A. (2007). Feather quill knobs in the dinosaur Velociraptor. Science 317 (5845): 1721.

04 ottobre 2015

La Scienza ed i Draghi

La Scienza è democratica? Non lo è nella misura grossolana con cui la democrazia è spesso ridotta a “potere della maggioranza”, in quanto una affermazione non è scientificamente corretta solo perché la maggioranza la ritiene tale. Ma lo è nel senso ben più profondo e importante di “accessibile e controllabile in modo egualitario ed universale”. In estrema sintesi, la Scienza è il tentativo di spiegare in modo logico e testabile come funziona il mondo. Non basta che una spiegazione sia logica, per essere scientifica: occorre che sia anche testabile. La testabilità significa che chiunque, messo nelle condizioni utilizzate per formulare quella spiegazione scientifica, è in grado di stabilire se tale affermazione sia corretta o meno. Cosa significa che “chiunque” può stabilire la scientificità di una affermazione? Significa che tale affermazione deve essere formulata in modo che sia indipendente da chi la ha affermata. Già in questo, la Scienza rifiuta monarchi e profeti. In conclusione, quindi, la Scienza è una spiegazione logica dalla accessibilità universale: ogni essere umano deve essere in grado di controllare la validità di una spiegazione scientifica, non solo chi la afferma. Per questo, non basta credere in un fenomeno per renderlo scientifico.

Se io affermassi che il sole si muove ogni giorno spinto da un dragone alato che vola in cielo, farei una affermazione non-scientifica. Perché? Innanzitutto, perché probabilmente sarei il solo in grado di vedere questo drago: e ci sono ottimi motivi per dubitare che un fenomeno osservabile da una sola persona sia “oggettivamente” reale. Infatti, nessuno, a parte me che lo affermo, vede questo fantomatico dragone: esiste il ragionevole dubbio che esso esista solo nella mia testa, e non certo in cielo. Pertanto, l'esistenza della draconiana causa del moto solare nel cielo non sarebbe indipendente da (la testa di) chi ne afferma l'esistenza, violando l'accessibilità universale che definisce la scienza. Ed anche se oltre a me ci fosse un miliardo di persone che sostengono che il sole è mosso da un drago, la loro numerosa schiera non renderebbe tale affermazione scientifica. Difatti, non basta affermare di osservare qualcosa per renderla “evidente”. Occorre che essa sia accessibile a chiunque indipendentemente dalla sua “credenza” o meno in tale fenomeno.

E se tale fenomeno non fosse accessibile a tutti, pur essendo reale? Forse, il drago esiste, ma non tutti sono in grado di vederlo. In tal caso, occorre comunque espandere la descrizione del fenomeno, per aggiungere alla spiegazione draconiana anche una ulteriore spiegazione del perché non tutti possono osservare il drago solare. In tal modo, l'ipotesi del “drago solare + motivi per cui non tutti lo vedono” acquisterebbe una valenza scientifica.
Ammettiamo che il sole sia veramente mosso da un drago, ma che questo drago sia visibile solamente ad una parte dell'umanità, mentre il resto del mondo non può/riesce ad osservarlo. Dopo tutto, i sostenitori del drago solare potrebbero usare come argomento a loro favore il fatto che esistono persone incapaci di vedere la luce (i non-vedenti): il fatto che un non-vedente neghi l'esistenza della luce non sarebbe una prova che la luce non esiste. Pertanto, si potrebbe dire che il non-vedere il drago celeste non è una prova della sua assenza. Tuttavia, questa analogia sarebbe errata per due motivi:
1- la luce, in senso scientifico, non è la percezione della luce, ovvero, non corrisponde alla “esperienza soggettiva della luce”, bensì è un concetto fisico definito dalle leggi dell'elettomagnetismo. Ovvero, l'ipotesi della luce è parte di una ben più ampia teoria generale, la fisica. Il concetto di onda elettromagnetica, il fondamento scientifico della “luce”, è indipendente dalla visibilità o meno di tale onda, ed è descrivibile da una serie di leggi fisiche le quali, a loro volta, permettono di fare predizioni osservabili e misurabili. Difatti, esistono onde elettromagnetiche invisibili a tutti (ad esempio, i raggi gamma), le quali sono comunque perfettamente valide sul piano scientifico, dato che la loro testabilità è universale.
Il drago celeste non presenta queste caratteristiche: non solo non è testabile universalmente, ma non è un concetto descrivibile da leggi a loro volta in grado di fare predizioni osservabili. L'ipotesi del drago sarebbe del tutto svincolata dal resto della scienza, sarebbe un misterioso fenomeno la cui anomalia ed unicità richiederebbe, a sua volta, ulteriori spiegazioni, o, in alternativa, una radicale rivoluzione della teoria fisica attuale. Tale alternativa di per sé non è impossibile, ma pretenderebbe una enorme mole di sostegno sia teorico che empirico. E questo ci porta al punto 2.

2- il motivo per cui alcune persone non vedono la luce è spiegato a sua volta con varie disfunzioni verificabili del singolo sistema visivo della persona non-vedente. In alcuni casi, queste disfunzioni, proprio perché verificabili, possono essere risolte e i soggetti in questione acquistano la capacità di vedere. Ovvero, la non-vedenza ha una spiegazione scientifica a sua volta testabile, e ciò rende la luce un fenomeno universalmente testabile. Al contrario, non esiste un motivo generale e verificabile per cui coloro che non vedono il drago celeste siano privati della visione di tale entità.

Pertanto, ci troviamo di fronte a tre possibilità alternative:
Spiegazione A- Il drago celeste esiste ed è visibile a tutti in modo universale. Purtroppo, io non lo vedo, quindi questa ipotesi è già falsificata in partenza.
Spiegazione B- Il drago celeste esiste, ma è visibile solamente ad un insieme limitato di persone. Siccome io non appartengo a tale insieme, occorre una spiegazione ulteriore, che chiamiamo X, che spieghi come mai io non possa in alcun modo osservare il drago nonostante esso esista. Se volete che B sia una ipotesi scientificamente valida, dovete anche includere la ipotesi X. Ma per fare ciò, occorre che anche X sia universalmente testabile, esattamente come qualsiasi altra affermazione scientifica. Se riuscirete a dare una spiegazione universalmente testabile per cui certe persone vedono il drago e altre non lo vedono, avrete reso il drago celeste scientificamente valido.
Nel caso X non spieghi tutti i casi di persone che non vedono il drago, potete includere una ulteriore ipotesi Y che spiega quei casi di persone che non soddisfano la B ma non rientrano nella X. E così via, aggiungete ipotesi accessorie fino ad ottenere una spiegazione totale B+X+Y...+Z che sia universalmente testabile.
Spiegazione C- Il drago celeste non esiste (ovvero, il sole è mosso da altri fenomeni).

Siccome l'ipotesi C è molto più semplice della ipotesi B+X (e, a maggior ragione, è molto più semplice della B+X+...+Z) per spiegare il moto del sole, e siccome C spiega gli altri fenomeni che osserviamo nel mondo con la stessa efficacia di B+X (questo perché B+X è stata creata solo per giustificare l'esistenza del drago, non per spiegare altri fenomeni), il principio di parsimonia (il rasoio di Occam) ci dice che possiamo scartare B (ed X, Y... Z) e usare solamente la C.

Tutto questo contorto gioco con un drago inesistente serve a rimarcare che ciò che definisce la scienza è la sua testabilità universale: siccome il drago celeste non è un fenomeno universalmente osservabile, e siccome le spiegazioni accessorie per giustificare il fatto che io (e non solo io) non veda tale drago non aggiungono conoscenza sul mondo che ci circonda rispetto alla più semplice affermazione che il drago non esiste, la non-esistenza del drago è scientificamente più valida della sua esistenza.
Forse il drago esiste, ma fintanto che non sarà manifesto a tutti in modo universale, è più saggio ritenere che non esista.

Quanti draghi vedete intorno a voi?
Quanti draghi sono “visti” da moltissimi attorno a voi?
Quanti draghi sono stati inventati e continuano ad essere inventati?

Probabilmente, la terza domanda è più politica che scientifica. E questo ci riporta alla domanda iniziale sul perché la Scienza sia democratica, mentre i tanti creatori di draghi che pullulano la storia ed il presente non lo siano affatto.


02 ottobre 2015

Un nuovo troodontide dal Cretacico Inferiore della Mongolia

Piede di troodontidae indeterminato (da Tsuihiji et al., 2016)



Tsuihiji et al. (2016) descrivono i resti associati di un paraviano dal Cretacico Inferiore della Mongolia meridionale. Sebbene l'esemplare sia frammentario (include solamente la serie terminale della coda, parte degli arti anteriori e dei piedi) e quindi non sia stato riferito ad alcun genere o specie (nuovo o noto) particolare, esso è conservato tridimensionalmente, permettendo di osservare dettagli anatomici spesso impossibili da determinare nei blasonati paraviani completi e perfettamente articolati ma conservati bidimensionalmente in condizioni “pollo investito da un tir”. Ad esempio, dalla dettagliata descrizione di Tsuihiji et al. (2016) e dalle foto incluse (che mostrano la maggioranza delle ossa in tutte le norme), ho potuto codificare questo esemplare per ben 161 caratteri di Megamatrice (circa il 9% dei caratteri).
Gli autori dello studio riferiscono l'esemplare a Troodontidae, in una politomia con le forme più derivate di Byronosaurus. In quella stessa politomia è incluso anche l'unico altro troodontidae dal Cretacico Inferiore mongolico, un esemplare che attende di ricevere un nome dal 1987. Personalmente, sono scettivo sulla plausibilità della topologia risultata a Tsuihiji et al. (2016), dato che Talos risulta a livello del grado di Mei, e Anchiornis risulta un troodontide più derivato di Sinovenator. Immesso in Megamatrice, l'esemplare risulta in Troodontidae, più derivato di Byronosaurus: sebbene la topologia particolare del clade sia differente da quella emersa da Tsuihiji et al. (2016), le due analisi concordano nell'interpretare questo nuovo fossile come una nuova specie di troodontidae mongolico relativamente derivato.

Bibliografia:
Takanobu Tsuihiji, Rinchen Barsbold, Mahito Watabe, Khishigjav Tsogtbaatar, Shigeru Suzuki & Soki Hattori ([2015] 2016) New material of a troodontid theropod (Dinosauria: Saurischia) from the Lower Cretaceous of Mongolia, Historical Biology, 28:1-2, 128-138.