31 dicembre 2009

Kemkemia: Il primo dinosauro che è anche un luogo dove accamparsi!


Non è uno scherzo, e non è uno dei miei soliti fotomontaggi: se cercate "Kemkemia" su Google Immagini, ecco cosa può comparire: un bivacco nel deserto del Sahara! 


10 theropodi per un decennio

Oggi si chiude il decennio 2000-2009. Come abitudine, forzata e arbitraria, è tempo di bilanci, classifiche, rievocazione di eventi. Non volendo essere da meno con quanti in questi giorni si sono arrovellati nella scrittura di classifiche e pagelle, ho deciso di stilare la lista dei 10 theropodi mesozoici che, a mio avviso, sono i più rappresentativi del decennio, uno per ogni anno. Sicuramente, ognuno dei miei lettori avrebbe scritto una classifica differente o basata su criteri alternativi. Ho deciso di scegliere un theropode per ogni anno di pubblicazione ufficiale. Ciò, in parte, anche per evitare di farmi influenzare dalle "star" del momento, e per dare giustizia anche a taxa risultati, ai tempi, significativi anche dal punto di vista storico.
Ecco i magnifici 10:

30 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Settimo: Che anno!


Il 2009 che si chiude domani sarà ricordato come l'anno più prolifico nella storia della paleontologia italiana dei dinosauri! Mai, prima di quest'ultimo anno, in Italia sono avvenuti così tanti incontri paleontologici incentrati sui dinosauri, si è intessuta una rete di legami e contatti, sono stati pubblicati  così tanti studi. Nonostante il contributo italiano alla paleontologia dei dinosauri sia ancora molto ridotto, se confrontato con le omologhe produzioni straniere, il 2009 ha segnato sicuramente una tappa di un cammino che, speriamo, consolidi l'affermazione di questa disciplina anche nel nostro paese. Sono felice di essere, nel mio piccolo, parte di questa rinascita, e spero che anche questo blog abbia contribuito.

29 dicembre 2009

Un mascellare dal Cretacico Superiore francese (Aggiornamento): abelisauro o carcharodontosauro?

In coda al post di ieri, uno dei miei lettori fissi mi ha inviato un link ad un sito francese, nel quale è mostrato un mascellare di theropode dal Cretacico Superiore della Francia. Questo esemplare è stato descritto da Buffetaut et al. (1988) e citato brevemente in alcune pubblicazioni. Più volte ho visto questo esemplare battezzato come "abelisauride", e mi dispiace che esso sia spesso battezzato "Tarascosaurus". Esso non può essere Tarascosaurus per due ragioni:


28 dicembre 2009

_Tarascosaurus_ Le Loueff & Buffetaut (1991)... un abelisauridae?


Tarascosaurus Le Loeuff & Buffetaut (1991) è basato su un femore frammentario ed alcune vertebre dorsali intermedie di un theropode di taglia media (lunghezza stimata in circa 4 metri) dal Cretacico Superiore della Francia.
La morfologia dei resti è chiaramente abelisauroide: dorsali con marcata pneumatizzazione dell'arco, ampie diapofisi;  femore con trocantere craniale basso, testa inclinata craniomedialmente e sezione trasversale della metà prossimale subtriangolare con apice rivolto cranialmente.
Sebbene venga citato come  "l'unico abelisauriDAE europeo", attualmente non è mai stata pubblicata un'analisi filogenetica che valuti questa ipotesi in modo quantitativo. Inoltre, sulla base della descrizione originaria, esso pare presentare una possibile apomorfia noasauridae, ovvero, la sezione traversale del femore di forma subtriangolare. Immesso in Megamatrice, l'analisi preliminare avvalora questa interpretazione, collocando Tarascosaurus in Noasauridae. Indipendentemente dalla precisa collocazione di questo theropode all'interno degli abelisauroidei, esso non è comunque l'unico rappresentante europeo del taxon, dato che almeno un altro, Genusaurus, è noto dal Cretacico Inferiore francese.

Bibliografia:
Le Loeuff J. and Buffetaut E. 1991. Tarascosaurus salluvicus nov. gen., nov. sp.,dinosaure théropode du Crétacé supérieur du Sud de la France - Geobios, 24(5): 585-594.

27 dicembre 2009

Lo Strano Caso di _Richardoestesia_ Currie et al (1990)

Nel 1924, Gilmore descrisse i resti frammentari di un nuovo theropode dalla morfologia gracile dal Cretacico Superiore del Canada, e lo battezzò Chirostenotes pergracilis. I resti comprendevano una mano in buono stato di conservazione e altri resti frammentari, tra cui due rami dentali, allungati e gracili, aventi almeno 18 alveoli. Lo stesso Gilmore, tuttavia, attribuì tale associazione dentale-mano con cautela, sottolineando che i due reperti non erano stati rinvenuti nello stesso sito, né nello stesso momento (anzi, il dentale fu rinvenuto tre anni dopo). Attualmente, la mano di Chirostenotes è attribuita ad un oviraptorosauro (legittimo proprietario del nome Chirostenotes), gruppo caratterizzato da dentali molto corti e, sopratutto, privi di denti. Pertanto, è probabile che i dentali descritti da Gilmore non siano riferibili a Chirostenotes.

Seguendo questa osservazione, Currie et al. (1990) decisero di erigere per quei resti mandibolari un nuovo genere, Richardoestesia.
Cos'è, quindi, Richardoestesia?

25 dicembre 2009

Indovina Chi... 44



Dato che a Natale siamo tutti più buoni, non mi accontento di un nome, ma voglio anche una giustificazione  della risposta basata sull'immagine.

24 dicembre 2009

Sono stato preveggente per il 2009?

Non so se ricordate, all'inizio dell'anno che sta per chiudersi, scrissi un post quasi totalmente di fantasia, nel quale facevo delle previsioni sulle scoperte theropodologiche del 2009. Andiamo a rivedere se quanto sono stato profetico.

23 dicembre 2009

Buon Saturnalia a tutti!

Saturnalia è il nome della festività latina da cui trae origine il Natale cristiano (perlomeno, come data dell'anno): è quindi, tecnicamente, il sinonimo senior di Natale. Saturnalia è anche il nome di un sauropodomorfo molto basale, prossimo alla base di Eusaurischia, che è l'origine (quindi la natalità) di Theropoda. 

_Sinornithosaurus_ velenoso? Allora anche _Spinosaurus_, _Troodon_ e _Orkoraptor_...


Secondo Gong et al. (2009), i microraptori attaccavano prede piumate con un rapido morso velenifero (Artwork -Cau2003)


Ipotesi straordinarie richiedono prove straordinarie. Se un biologo dichiarasse di aver scoperto un mammifero munito di quattro differenti pigmenti fotosensibili nella retina, come accade in rettili e uccelli, al posto dei due pigmenti tipici della maggioranza dei mammiferi (noi scimmie ne abbiamo tre, perchè abbiamo evoluto un  terzo nuovo pigmento da uno dei due presenti in tutti i mammiferi), non mi stupirei se la comunità scientifica si dichiarasse scettica verso questa dichiarazione. Ciò è motivato dal fatto che l'evoluzione, per quanto creativa e bizzarra, tende comunque a non travalicare i vincoli dei complessi sistemi su cui lavora. Un mammifero che vede i colori come un uccello non è impossibile, ma altamente improbabile. Analogamente, un theropode che producesse del veleno in maniera analoga ad una lepidosauro (serpente o lucertola) non è impossibile, ma perlomeno, merita di essere dimostrato con una buona mole di dati. Come avrete capito dall'introduzione, sono alquanto scettico sull'eventualità di theropodi velenosi, come ho già discusso in passato.

22 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Sesto: La paleoArte di Troco


Quelli della "mia" generazione, che sono stati bambini tra la fine degli anni '70 e gli '80, e che sono diventati amanti del Tempo Profondo molto prima di Jurassic Park, Internet, Walking with Dinosaurs, e tutto il grande carrozzone immaginifico della grafica computerizzata, hanno nel cuore un Grande paleoartista, il più grande del XX secolo, almeno per noi europei, Zdenek Burian. Nonostante molte delle sue ricostruzioni anatomiche (sopratutto per i dinosauri) siano scientificamente obsolete e superate, le sue opere restano dei capolavori immaginifici, delle stupende tavole paesaggistiche, grotteschi scenari di Mondi Perduti. Il suo stile è inconfondibile. Io stesso ricordo di essere rimasto folgorato all'età di 7 anni davanti ad alcune sue tavole. In particolare, credo di aver deciso di diventare "paleontologo" davanti ad una tavola illustrante un paesaggio acquitrinoso del Siluriano, privo di animali, abbondante di assurde piante senza foglie che emergevano dall'acqua. Quello era il Paleozoico, ed è ancora tale nella mia anima più profonda.

Coming Soon: Theropodi velenosi?

Sto raccogliendo un po' di informazioni, quindi, non aspettatevi discorsi basati su sputi cinematografici o rumors della rete...

21 dicembre 2009

Walking with Therizinosaurs


Ricostruzione ipotetica di un therizinosauride in postura plantigrada. In base alla struttura della caviglia di questi dinosauri, tuttavia, è improbabile che il piede assumesse una tale postura.
Essere parte della comunità paleontologica mondiale è un grande privilegio. Significa connessione, condivisione, ma, sopratutto, compensazione. Nessuno può aspirare a conoscere tutto e con egual profondità; nondimeno, il sistema di conoscenza collettiva e condivisa quale è oggi la Rete compensa egregiamente i limiti individuali. Oggi vi parlo di un esempio di questa piacevole e sinergica inteconnessione di menti e conoscenza.

20 dicembre 2009

Le più antiche orme di tipo deinonychosauro


I fossili sono abbondanti, oppure rari? La domanda è relativa al tipo di fossile che si studia. Foraminiferi, molluschi e denti di squalo sono relativamente abbondanti, a patto che si scavi negli strati giusti. I fossili di theropode sono rari, anche negli strati giusti. Credere che il record fossile noto sia una buona rappresentazione della diffusione spazio-temporale dei theropodi mesozoici è un'illusione. Ciò, paradossalmente, è una fortuna per noi che vogliamo ancora scoprire qualcosa di nuovo, ed una lezione per chi pensi di leggere i fossili troppo alla lettera.

18 dicembre 2009

Miti e Leggende Post-Moderne sui Theropodi Mesozoici - Nona Puntata: La Tana di _Allosaurus_ e la scuola di caccia per giovani allosauri


Allosaurus fragilis, IL theropode, per definizione
Se il sito di Mapusaurus non vi ha convinto, e siete ancora dell'idea che tra i theropodi mesozoici ci fossero gli equivalenti dinosauriani di socialità come nei lupi e leoni, allora andremo direttamente a parlare con il theropode mesozoico meglio conosciuto, più completo e studiato. In effetti, se vi dicessi che in uno stesso sito sono stati trovati i resti di almeno 46 Allosaurus, non fatichereste a vedere in questo una chiara prova di socialità. Peccato che non ci siano solo Allosaurus...

Non dobbiamo rassegnarci alla pessima divulgazione! Ecco una prova

Si può conciliare divulgazione scientifica eccellente, rigorosa con intrattenimento intelligente e di qualità? Dobbiamo rassegnarci all'idea che qualsiasi produzione televisiva che parli di paleontologia (ed in particolare, dinosauri) sia necessariamente vincolata alla spettacolarizzazione forzata, alla mitizzazione grossolana, alla creazione di mostri hollywoodiani, alla perpetuazione di false concezioni accattivanti? Io penso che si possa rispondere affermativamente alla prima domanda e negativamente alla seconda. Come sempre, in linea col mio modo di ragionare e argomentare, ho portato delle evidenze, delle prove. Prove di altissimo valore: Sir David Attenborough, il più grande documentarista vivente.
Le immagini sono tratte da una sua serie della BBC, di 15-20 anni fa circa, avente a tema i fossili e la paleontologia. I due spezzoni in questione sono tratti dalla puntata dedicata ai dinosauri. Nel primo, John Horner mostra le uova fossili dal suo laboratorio nel Montana. Non so voi, ma per me questo dialogo tra il grande documentarista inglese ed il famoso paleontologo americano vale più di mille battaglie digitali tra raptor squamati e tyrannosauri palestrati.
Nonostante l'assenza di computer grafica e di scene "spettacolari", considero quella serie la migliore produzione documentaristica paleontologica mai realizzata. Interessante, accattivante, essa ci porta nei siti di scavo, nei musei, ci fa ascoltare i paleontologi e vedere il loro lavoro, è illustrata da paleoartisti di valore. Un esempio per il futuro, ed una validissima alternativa alla penose produzioni in stile "Jurassic Fight Club" o "Clash of the Dinosaurs".


17 dicembre 2009

Pessima divulgazione? No, disonesta e disgustosamente demagogica! Ovvero (TR)ash of the Dinosaurs



Credete che abbia esagerato con le mie ricorrenti invettive contro la pessima divulgazione paleontologica, la paleoarte degenerata in fantasy, i dinosauri ridotti a mostri da combattimento? La realtà ha superato le mie più pessimistiche previsioni.

Miti e Leggende Post-Moderne sui Theropodi Mesozoici - APPENDICE TEORICA

Su Ultrazionale ho discusso di un tema che probabilmente è una della fondamenta di molti dei Miti discussi in questa sezione di Theropoda. Buona lettura!

15 dicembre 2009

Miti e Leggende Post-Moderne sui Theropodi Mesozoici - Ottava Puntata: il branco di _Mapusaurus_

La paleontologia è una emanazione collettiva di migliaia di ricercatori. Come tale, acquista una sua oggettività, fondata sulla letteratura paleontologica. Tuttavia, la mente del paleontologo, di ogni paleontologo, è pur sempre la mente di un uomo, con le sue speranze ed aspettative soggettive. Per molti appassionati, la paleontologia è vista come una torcia che illumina le profondità del Tempo Profondo, rivelando un oscuro passato andato perduto. Per me, la paleontologia è prima di tutto un setaccio, che separa il mito dalla conoscenza, che deve mostrare ciò che può essere conosciuto da ciò che non può.
Un mito paleontologico è spesso un'affermazione apparentemente ovvia, spesso plausibile, ma che non ha alcuna possibilità di essere testata nei fossili. Un mito paleontologico nasce da un dato reale, ma si trasfigura in un'interpretazione apparentemente corretta, la quale, in realtà, è puramente speculativa, spesso forzatamente totalitaria nel suo modo di monopolizzare la mente dei ricercatori e degli appassionati. Inoltre, un mito paleontologico richiama a sé un'intera schiera di concetti accessori, quasi un paradigma mitologico, che abusa delle evidenze per affermare qualcosa che, nelle evidenze, non è per niente evidente. Detto questo, passiamo al mito di oggi, il fantomatico branco di Mapusaurus.

_Tethyshadros_ by Davide Bonadonna

In questi giorni scriverò alcuni post polemici nei confronti di una visione grossolana e superficiale della paleontologia, e sull'impatto deleterio che tale concezione ha sulla stessa forma mentis paleontologica, quando si ibrida con una divulgazione distorta da fini non scientifici. Come ho detto più volte, la paleoarte gioca un ruolo fondamentale in questo tema, perché è il veicolo emotivo e visivo di concetti più freddamente razionali. Una pessima paleoarte va sempre a braccetto con una pessima divulgazione. Ad esempio, non basta saper disegnare dei presunti hadrosauroidi per pretendere di aver rappresentato Tethyshadros: sopratutto se, ad un'attenta osservazione dell'opera (che menziono solo come caso limite, in quanto mi è capitato di vederla navigando in rete, ma evito di dare un link, perché non è mio interesse criticare l'autore),  gli animali in questione NON possono essere Tethyshadros, dato che presentano evidenti caratteri assenti nel nuovo dinosauro italiano (ad esempio, una testa relativamente corta -in Tethyshadros è allungata-, mani tozze e flesse -in Tethyshadros sono allungate e incapaci di flettere- e con un quinto dito chiaramente evidente -in Tethyshadros il quinto dito della mano è assente-). Ognuno tragga le dovute implicazioni.
Per fortuna, esiste anche la paleoarte matura, basata sulle evidenze scientifiche, che si sofferma sui dettagli dell'anatomia per rappresentare fedelmente l'animale.
Davide Bonadonna è tra i primi paleoartisti a rappresentare Tethyshadros (a parte, ovviamente, le tavole illustrative di Lukas Panzarin e Marco Auditore, autori delle primissime rappresentazioni dell'animale, create sotto la supervisione di Fabio Dalla Vecchia): ecco un primo piano della testa, che mi ha inviato in anteprima, e che sarà parte di un'opera divulgativa sui dinosauri italiani, in stampa.


PS: non so perché coinvolgo Davide sempre nei miei post polemici contro la parte peggiore della paleoarte, dato che invece egli è un'esponente della paleoarte migliore. Forse perché l'efficacia di un messaggio si esprime anche col contrasto visivo tra eccellenza e mediocrità.

14 dicembre 2009

I fatti contano più delle parole


Generalmente vado oltre queste situazioni meschine. Per una volta, però, voglio levarmi una soddisfazione personale.

_Tawa hallae_ Nesbitt et al. (2009) - Aggiornamento

Questo post è un aggiornamento del precedente su Tawa Nesbitt et al. (2009).
Come affermato alla fine del post precedente, la posizione di Tawa in Megamatrice, risultato un herrerasauro basale, era suscettibile di modifica, dato che non avevo ancora incluso tutti i nuovi dati esposti in Nesbitt et al. (2009). Il nuovo risultato preliminare, successivo all'aggiunta di 3 nuovi caratteri, sostiene in buona parte quello di Nesbitt et al. nel interpretare Tawa come il più prossimo sister-group di Neotheropoda noto attualmente. Inoltre, in base a questa nuova analisi, Coelophysoidea (senso lato) è un grado parafiletico di Neotheropoda non-Averostra, con Cryolophosaurus e "Dilophosaurus" sinensis prossimi agli averostri. In questo risultato, tuttavia, non è ancora confermato uno status theropode per Herrerasauria, che forma con Sauropodomorpha (senso stretto) e Theropoda (senso stretto) una tricotomia irrisolta. Inoltre, Silesauridae risulta ora esterno a Dinosauria.


13 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Quinto: _Tethyshadros insularis_ Dalla Vecchia 2009, il più completo Hadrosauroidea basale al mondo!




Fabio M. Dalla Vecchia descrive l'olotipo di Tethyshadros (foto di F. Lemma)
Ricorderete che la scorsa settimana pubblicai un'intervista a Fabio Marco Dalla Vecchia, massimo studioso italiano di archosauri mesozoici, con oltre 80 pubblicazioni all'attivo. Nell'intervista, Fabio aveva anticipato l'imminente pubblicazione della descrizione ufficiale ed istituzione della specie dell'ornithopode rinvenuto circa un decennio fa presso Trieste (Italia). Ieri, proprio a Trieste, Fabio ha annunciato ufficialmente la pubblicazione dello studio (Dalla Vecchia, 2009) che istituisce Tethyshadros insularis, la seconda specie di dinosauro non-aviale scoperta in Italia.

(L'olotipo di Tethyshadros insularis; foto di F. Lemma)

_Leshansaurus_ Li et al. 2009: Sinraptoride o altro?

So che una buona fetta dei miei lettori attende che parli dell'attesa descrizione dell'hadrosauroide italiano, finalmente nominabile con un vero nome scientifico. Abbiate pazienza, il post che attendete è in arrivo. Prima, però, occupiamoci di altri dinosauri, più strettamente inerenti a questo blog. Questa settimana ha anche dato i natali ad un nuovo theropode, Leshansaurus quianweiensis Li et al. (2009).

12 dicembre 2009

Coming Soon: Un nuovo tetanuro dal Giurassico Superiore Cinese ed un meraviglioso fuori tema italiano!

Che giornata che mi aspetta! Ora devo proprio scappare: mi aspettano 4 ore di viaggio alla volta di una bellissima citta mitteleuropea, dove assisterò ad un incontro di alta paleontologia vertebrata.
Tutti i dettagli prossimamente, su Theropoda!

11 dicembre 2009

_Tawa hallae_ Nesbitt et al. (2009) ed il bauplan di Saurischia.

Le origini e la prima fase dell'evoluzione dei theropodi sono ancora oggetto di controversia. Sebbene il gruppo derivato dei theropodi, Neotheropoda (comprendente coelophysidi, neoceratosauri e tetanuri) sia un clade su cui tutti concordano, non è ben chiaro quali siano i saurischi più strettamente imparentati con i neotheropodi, né quale sia la composizione della base di Theropoda. Sia i sauropodomorfi (come Saturnalia, Panphagia) che gli herrerasauri mostrano caratteri in comune con i neotheropodi, così come altri taxa, tra cui Eoraptor e Guaibasaurus, aventi caratteri in comune con neotheropodi, sauropodomorfi e herrerasauridi, evidenziano l'incertezza nell'attuale stato della tassonomia e filogenesi della radiazione triassica di Saurischia. Molte delle ipotesi in conflitto (in particolare sulla posizione degli herrerasauri, interna o no a Eusaurischia) tendono a divergere nella scelta dei taxa e dei caratteri, rimarcando la necessità di una grande analisi di sintesi che confronti tutte le alternative plausibili.
Un nuovo saurischio, molto ben conservato, Tawa hallae Nesbitt et al (2009) si è aggiunto alla schiera di potenziali "proto-theropodi".


10 dicembre 2009

Coming Soon: _Tawa hallae_ Nesbitt et al. (2009) e l'evoluzione dei primi theropodi

Datemi il tempo di metabolizzare tutto, poi vi racconterò...

In attesa del nuovo saurischio basale (Science, coming issue), prendiamo un attimo di respiro...


Una stupenda animazione dal WitmerLab sul flusso dell'aria inspirata ed annusata nel cranio di Tyrannosaurus. In attesa che domani sia pubblicato il nuovo saurischio "T. h." (wait for the paper!).

09 dicembre 2009

Die Hard


A volte mi chiedo quanto sopravviverei se, di colpo, fossi catapultato nel Cretacico. Arriverei a vedere l'alba del prossimo giorno? Dubito che, tra coccodrilli terrestri, schiere di theropodi e mandrie di ornithischi tutt'altro che pacifici, sopravviverei più di qualche ora. Per questo, la sopravvivenza dei protagonisti dei posticci parchi costaricani mi fa sorridere per l'ingenuo ottimismo degli sceneggiatori.

08 dicembre 2009

Fuori tema (ma non troppo): _Psittacosaurus_ aveva (solamente) una cresta filamentosa sulla coda?


Una delle "leggi" della paleontologia recita: "L'assenza di prove non è prova di assenza." Un'altra recita: "Quello che vedi sarà sempre meno di quello che fu".
Ovviamente, noi dobbiamo basarci su quello che vediamo per dedurre ciò che non fu, ed evitare di usare ciò che manca per negare ciò che vediamo.

07 dicembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Quarto: "A.P.P.I. Days"

Da sinistra, Filippo Bertozzo, Andrea Cau, Davide Bonadonna, Fabio Manucci, Loana Riboli, Simone Maganuco, Andrea Pirondini, Alessandro Carpana.
Pochi ma buoni. Questa è probabilmente la sintesi della popolazione dinosaurologica italiana. Come ho scritto più volte, sembrano esserci, finalmente, le condizioni potenziali (e speriamo attuali) perché anche nella nostra penisola prettamente storico-umanistica e marino-invertebrata (lo dico con massima stima per questi ambiti) cresca e si formi una piccola ma dignitosa comunità di studiosi ed appassionati della paleontologia dei vertebrati terrestri mesozoici. Forse esiste già, ma probabilmente non è mai stata così sinergica e vitale. Questo rinascimento ha tante facce, genitori e stili. Uno dei suoi punti nodali è la giovane Associazione Paleontologica Parmense Italiana, nata grazie al successo della Conferenza di J. Horner dello scorso marzo (lo stesso Horner è Presidente Onorario dell'Associazione). Ieri, nella capitale dell'APPI, nella "Food Valley" che è anche la mia terra (nonostante il mio cognome, il mio genoma ed il mio fenotipo insulare-mediterraneo, io sono un parmense, come constaterà chiunque senta il mio accento che si mangia le "erre"), l'APPI ha avuto il suo secondo incontro, al quale ho partecipato non solo come socio, ma anche con un mio personale contributo (ovviamente, theropodologico).
Oltre a me, erano presenti ricercatori come Federico Fanti e Simone Maganuco, paleoartisti come Davide Bonadonna e Loana Riboli (ho avuto finalmente il piacere di conoscerla di persona) ed appassionati creativi al confine umanistico della paleontologia come Andrea Pirondini, oltre al presidente dell'APPI, Alessandro Carpana, ed ad una schiera di creature me(U)sozoiche.
L'intervento di Federico è stato un viaggio virtuale tra spettacolari siti geo-paleontologici nei quali ha fatto ricerca, sparsi tra Mongolia, Canada, Tunisia e Messico (quest'ultimo caratterizzato da inquietanti casette che non esistono).
Simone è intervenuto in due occasioni. Nella prima, ci ha portato all'inizio del Mesozoico, appena dopo la più grande estinzione di massa di tutto il Fanerozoico, all'interno del Golfo Somalo-Malgascio, nel sud-est di Pangea, per mostrarci i primissimi sopravvissuti di successo di quella grande estinzione, i poco noti, ma molto interessanti, anfibi temnospondyli. Nel secondo, istigato da Alessandro, ha rinfocolato la nostra attesa per l'imminente descrizione di Scipionyx (in preparazione assieme a C. Dal Sasso), anticipando alcuni succosi dettagli, inediti e a tratti inattesi, sul più famoso dinosauro italiano.
Io ho discusso delle differenze tra dinosauri ed uccelli, dimostrando (spero in modo convincente) che quelle differenze sono quantitativamente ridotte e qualitativamente nulle. Se qualcuno vi dirà che ho anche parlato di un nuovo dinosauro (forse abelisauroide), sta mentendo spudoratamente, ed io mi dissocio pubblicamente da tali calunniose menzogne frutto degenerato di Guardiani Ciechi.
Posa plastica, necessaria per enunciare il grado di apomorfia panaviana di Velociraptor
Alessandro ci ha portato direttamente sul campo, nella Formazione Hell Creek, raccontandoci l'esperienza di direttore di scavi in un sito a dinosauri nel Montana, alle prese con la meravigliosa durezza delle badlands, l'inclemenza degli elementi, spinto da quella passione che, sebbene in modi differenti, lega tutti noi al Passato Remoto, che si esprime scavando, ricostruendo, dipingendo, elaborando, divulgando, ma anche, sopratutto, costruendo una rete di legami ed amicizie, un tessuto di condivisione che è qualcosa di molto speciale.
Ringrazio tutti gli amici presenti, ed in particolare Alessandro, per l'ottima giornata, invitando tutti a partecipare al prossimo incontro, il prossimo marzo, nel quale, mi è stato anticipato, potrebbe svolgersi un'epica battaglia tra Ceratopsidi Giganti.

04 dicembre 2009

Tutto quello che avreste voluto sapere sugli unguali di _Noasaurus_ e non avete mai osato chiedere

Noasaurus leali - Known phalanges

La storia della paleontologia dei theropodi del Gondwana è una storia di progressiva emancipazione dall'ingombrante predominio concettuale della sua controparte laurasiatica. Per molto tempo, infatti, una serie di pregiudizi evoluzionistici, quasi una forma di "razzismo" settentrionale, ha distorto la nostra visione ed interpretazione delle faune gondwaniane. In particolare, i taxa meridionali del Cretacico sono stati spesso visti come "relitti" o "fossili viventi" arretrati rispetto alle contemporanee faune boreali, quasi vestigia giurassiche sopravissute nel sud del mondo per una strana sospensione dell'evoluzione (intesa erroneamente come marcia progressiva di miglioramento, in questo caso particolare, finalizzato alle faune del Maastrichtiano asiamericano), oppure come "copie", "convergenze" delle forme laurasiatiche. Questa concezione è chiaramente ricalcata su una serie di "pseudo-leggi evolutive" costruite principalmente sulla base della storia dei mammiferi cenozoici. Il fatto che lo sciovinismo zoologico euro-americano abbia battezzato i mammiferi sudamericani e australiani come "relitti", "fossili viventi" o "analoghi" rispetto ai noti mammiferi boreali ("lupo-marsupiale", "talpa-marsupiale", ecc...) non implica che ciò sia corretto, né, sopratutto, che ciò sia applicabile alla storia dei dinosauri mesozoici. Un theropode del Gondwana Cretacico non è un relitto, né una brutta copia delle forme Laurasiatiche. Eppure, questa interpretazione, più o meno conscia, è perdurata nelle interpretazioni, ed ancora persiste, seppure in parte. Ad esempio, gli unenlagiini tendono ad essere visti come vestigia dell'evoluzione iniziale dei dromaeosauridi, solamente perché sono basali rispetto ai "classici" eudromaeosauri. Nessuno fa notare che, alla scala dei deinonychosauri, se davvero vogliamo imporre gli eudromaeosauri come forme derivate, gli unenlagiini sono comunque più derivati dei "laurasiaticissimi" troodontidi (ricordo che i termini "basale" e "derivato" non hanno alcuna connotazione evolutiva di merito, ma indicano solo la posizione relativa sull'albero filogenetico citato in quel momento. Homo sapiens, se visto dal punto di vista di una filogenesi dei pesci osteitti teleostei, è un sarcopterigio, quindi un osteitto molto basale).
Tornando ai theropodi gondwaniani, un caso di "forzata laurasiatizzazione" è quello dei Noasauridae, taxon istituito circa 30 anni fa a partire da un theropode gracile della fine del Cretacico Argentino: Noasaurus leali. Tra i resti frammentari di questo theropode era presente un unguale falciforme, molto incurvato, dal margine ventrale affilato avente una fossa prossimale. La forma dell'unguale così incurvata, e le proporzioni generali dello scheletro, indussero ad interpretare Noasaurus come un primitivo coelurosauro avente un unguale del piede convergente con quello dei deinonychosauri. A quei tempi, il termine "coelurosauro" non aveva la rigorosa delimitazione filogenetica che usiamo oggi, e comprendeva qualsiasi theropode di piccola taglia e struttura gracile (ovvero, indicava più un grado morfologico che un clade vero e proprio).
Attualmente, Noasaurus è collocato all'interno di Abelisauroidea, ben lontano da Coelurosauria, sopratutto in base alla apomorfica morfologia di mascellare, vertebre e metatarso. Tuttavia, l'ipotesi che avesse un unguale del piede convergente con i deinonychosauri non pareva essere messa in discussione, sebbene tutti gli altri abelisauroidi, compresi i taxa gracili come Masiakasaurus e Velocisaurus, mostrino una morfologia del piede molto differente. A questo proposito, da notare che l'ipotesi secondo cui l'unguale di Noasaurus appartenga al secondo dito del piede stona vistosamente con la morfologia dello stesso secondo metatarsale, che, come nei due abelisauroidi citati sopra, è molto gracile e compresso, quindi poco adatto a sostenere un dito specializzato per una possibile funzione predatoria o prensoria.
L'enigma è stato discusso recentemente.
Agnolin & Chiarelli (2009) ridescrivono le falangi note di Noasaurus e Ligabueino (un altro abalisauroide patagonico), dimostrando che queste falangi non solo non mostrano i tratti tipici delle falangi del piede dei theropodi (ed in particolare, degli abelisauroidi), ma anche che esse sono chiaramente falangi delle mani. L'unguale di Noasaurus appartiene alla mano, dissolvendo definitivamente l'ipotesi che questo theropode sia una sorta di "deinonychosauro-mimo australe".
Infine, gli autori suggeriscono che negli abelisauridi il grado di riduzione dell'arto anteriore sia talmente spinto che solamente il secondo ed il terzo dito aveva delle falangi (mentre il primo ed il quarto era solamente formato dai metacarpi), e che nessun dito portava degli unguali. Tale ipotesi è sostenuta da fossili ben articolati delle mani di Carnotaurus, Aucasaurus e Majungasaurus, nei quali non è mai stato rinvenuto alcun unguale. L'atrofia generale della mano abelisauridae, nella quale le falangi tendono a fondersi coi metacarpi ed hanno perso delle nette superfici articolari, unita alla estrema riduzione dell'avambraccio ed alla quasi completa assenza di innervazione nell'omero, implica che probabilmente il braccio degli abelisauridi era un vestigio privo di alcuna funzionalità motoria.

Bibliografia:
Agnolin F.L., & Chiarelli P., 2009. The Position of the claws in Noasauridae (Theropoda. Abelisauroidea) and its implications for abelisauroid manus evolution. Paläontologische Zeitschrift doi10.1007/s12542-009-0044-2.

02 dicembre 2009

FAQ a proposito dell'origine degli uccelli

Non pensavo che la rete fosse un tale covo di ignoranza paleontologica ed evoluzionista. Poi, casualmente, mi imbatto in forum o discussioni dove interlocutori non ben specificati discutono di temi quali l'origine degli uccelli, dimostrando un mix irritante e desolante di ignoranza scientifica ed epistemologica. Affligge leggere queste discussioni, perché, sinceramente, denotano più arroganza immotivata che desiderio di conoscenza. Dato che ritengo che ogni questione complessa debba essere divulgata dagli addetti ai lavori, coloro che studiano profondamente l'argomento da anni, ma, al tempo stesso, che tale divulgazione debba avvenire in modo semplice e comprensivo per qualsiasi persona intelligente ed interessata, ho raccolto la serie di questioni ed errori più diffusi in questi siti, ed ho dato la mia risposta, che spero sia motivata, in qualità di naturalista che da 10 anni studia nel dettaglio l'origine e l'evoluzione degli uccelli. Io stesso ho ancora molto da imparare, e la stessa ricerca scientifica non pretende di aver risolto tutte le questioni, ma, nondimeno, è evidente che molte delle affermazioni presenti in quei siti sono scorrette e obsolete già con le attuali conoscenze. Non pretendo che queste risposte siano prese come "verità", perché la Scienza non è "Verità", ma tentativo razionale di spiegare i fatti nel modo più coerente e completo possibile in base alle informazioni esistenti.

1-Domanda: I rettili sono a sangue freddo, gli uccelli a sangue caldo. Come possono i secondi discendere dai primi?
Risposta: La distinzione "sangue freddo vs sangue caldo" è un'eccessiva semplificazione, che crea una falsa dicotomia più dannosa che utile. Come ho spiegato qui, è più corretto parlare di tassi metabolici e di capacità di mantenere e regolare la temperatura corporea. Gli uccelli hanno elevati tassi metabolici e di crescita, inoltre, dispongono di meccanismi per la conservazione ed il mantenimento del calore corporeo, ad esempio il piumaggio. Le analisi delle sezioni ossee dei dinosauri dimostra che questi animali avevano un tasso di crescita elevato, più simile a quello degli uccelli che ai "rettili" (qui intesi nell'accezione "classica" come lucertole, coccodrilli e tartarughe). Simulazioni biomeccaniche sugli scheletri dei dinosauri mostrano che anche solo per camminare con gli arti eretti, tipici dei dinosauri, è necessario un metabolismo basale più "da uccello" che "da rettile". Infine, numerosi fossili di dinosauri mostrano tracce di un piumaggio, per il quale è perfettamente plausibile una funzione per la conservazione del calore. Pertanto, i dinosauri hanno tutti i requisiti metabolici per essere plausibili antenati degli uccelli.

2-Domanda: Gli uccelli covano le uova e si prendono cura dei piccoli, mentre i rettili non hanno questi comportamenti.
Risposta: Un pregiudizio obsoleto continua a dipingere i rettili come incapaci di cure parentali. Eppure, è ampiamente dimostrato che i coccodrilli costruiscono nidi e sorvegliano le uova fino alla schiusa. Inoltre, la madre aiuta i piccoli ad uscire dal nido e li trasporta delicatamente in acqua, dove li protegge da eventuali predatori per i primi periodi di vita. Questo comportamento, sebbene non sia complesso come quello di taluni uccelli, è chiaramente intermedio tra la totale mancanza di cure e vere cure parentali. I fossili di dinosauro mostrano prove evidenti di grandi colonie di nidificazione, simili a quelle degli uccelli, e prove di vere e proprie covate nelle quali il genitore si prendeva cura delle uova, proteggendole col proprio corpo.

3-Domanda: Gli uccelli sono adattati per il volo, ed hanno ossa cave; mentre i rettili non volano e hanno ossa piene. Come possono i primi discendere dai secondi?
Risposta: L'adattamento al volo non esclude un origine dai rettili (in generale) e dai dinosauri (in particolare), altrimenti saremmo costretti a negare che i pipistrelli derivino da qualche mammifero del passato e gli insetti da qualche artropode del passato. La presenza di ossa cave non pare legata al volo, dato che incide in maniera non significativa sul peso complessivo dell'uccello. Inoltre, tutti i dinosauri carnivori hanno ossa cave, costruite allo stesso modo di quelle degli uccelli. Anche i dinosauri sauropodi hanno le vertebre cave, costruite come quelle degli uccelli (e dei dinosauri carnivori). Quindi, non esiste alcuna obiezione logica a far derivare le ossa cave degli uccelli da antenati dinosauri.

4-Domanda: L'apparato respiratorio degli uccelli è il più complesso del mondo animale; come può derivare dal semplice polmone dei rettili?
Risposta: questa domanda, come altre simili, pare mettere in dubbio che gli uccelli possano derivare da qualche cosa che non sia già un uccello. In realtà, i vertebrati terrestri mostrano una gradazione di morfologie polmonari che colmano l'apparente "voragine" tra uccelli e rettili. Il polmone dei coccodrilli e dei varani mostra strutture che possono essere considerate ottimi "stadi iniziali" del polmone degli uccelli, il quale è semplicemente un'espansione ulteriore, più elaborata, di quell'anatomia. Come ho discusso qui e qui, lo scheletro dei dinosauri mostra le stesse strutture che negli uccelli sono collegate al loro sistema polmonare (sacchi aerei distribuiti secondo una precisa posizione lungo il corpo, e polmone piccolo e rigido localizzato nella zona dorsale della gabbia toracica). Dato che nessuno mette in dubbio che le stesse strutture ossee scoperte negli uccelli fossili siano la prova di un polmone "aviario", non ci sono obiezioni logiche ad ammettere che anche i dinosauri, muniti delle stesse strutture ossee (nelle stesse posizioni anatomiche) disponessero di un polmone "aviario". In effetti, va sottolineato che solamente il sistema di ventilazione degli uccelli può permettere la respirazione ad un animale con un collo lungo fino a 10 metri.

5-Domanda: Gli uccelli hanno 4 dita nei piedi e 3 nella mano; i rettili hanno 5 dita sia nei piedi che nelle mani. Non esistono forme di transizione da un gruppo all'altro: come è possibile che la mano degli uccelli derivi da quella dei rettili?
Risposta: Le forme intermedie esistono abbondantemente. L'evoluzione di tutti i dinosauri mostra una sostanziale riduzione nel numero delle dita di mani e piedi. Ciò accade sia nei theropodi che in altri gruppi. Ad esempio, i theropodi più antichi hanno già 4 dita dei piedi, e tale numero si mantiene in tutti i theropodi (alcuni addirittura, non legati agli uccelli, perdono il primo dito). Inoltre, come negli uccelli, il primo dito del piede è ridotto e non ha il metatarso che articola con la caviglia: questo carattere esiste solo in uccelli e theropodi. La mano dei theropodi ha inizialmente quattro dita, con un vestigio ridottissimo del quinto. I theropodi più evoluti riducono il quarto dito, che infine scompare del tutto. La forma e proporzione delle ossa della mano di Velociraptor è molto simile a quella dei primi uccelli, come Archaeopteryx.

6- Domanda: Il cuore degli uccelli ha quattro cavità, quello dei rettili solo tre.
Risposta: ennessimo errore di grossolanità. I coccodrilli hanno un cuore a quattro cavità, che mantiene una piccola valvola di connessione tra circolazione venosa ed arteriosa (il forame di Panizza). Questo carattere, oltre a dimostrare una forma intermedia tra cuori a 3 ed a 4 cavità, è un adattamento vantaggioso per animali semiacquatici come i coccodrilli, perché consente di regolare la pressione sanguigna diretta al polmone durante le fasi d'apnea.

7- Domanda: Gli uccelli hanno becchi molto complessi e diversificati. Com'è possibile che abbiano evoluto queste forme "casualmente" dal muso dentato dei rettili?
Risposta: L'errore fondamentale qui è credere che l'evoluzione significhi "sviluppo per caso". L'evoluzione non è la casuale trasformazione di un muso da lucertola in un becco da aquila. Ciò sarebbe impossibile, e nessun evoluzionista serio l'ha mai sostenuto. L'evoluzione darwiniana è un processo ad almeno 2 stadi: 1°) origine di variazioni all'interno di una popolazione (le quali sono casuali solo nel senso che non avvengono finalizzate per qualche obiettivo, ma sono perfettamente spiegabili dalle leggi genetiche della mutazione e ricombinazione), 2°) selezione delle variazioni più adatte, ovvero: se qualche variante ha un tasso di sopravvivenza (suo e della sua prole) maggiore di altre varianti essa tenderà nel tempo a essere più numerosa nella popolazione, la quale, quindi, muterà la propria composizione genetica generale. Col tempo, è possibile che popolazioni prima collegate geneticamente tra loro acquistino una reciproca impossibilità ad accoppiarsi, con la conseguenza che si origineranno specie distinte dove prima ne esisteva una. Ovviamente, per passare da un animale con denti ad uno con becco, dovranno avvenire nel tempo (geologico) centinaia, se non migliaia, di trasformazioni, ciascuna pefettamente plausibile nel contesto in cui avvenne e derivante da un mix di mutazione, selezione naturale e successiva separazione di popolazioni. I fossili mostrano numerosi casi di queste evoluzioni: abbiamo rettili con becco discendenti da forme con denti (ad esempio le tartarughe e numerosi dinosauri, tra cui gli oviraptoridi e gli ornithomimidi), ma anche uccelli "ancora" con denti (Archaeopteryx, Hesperornis, oppure Sinornis) e uccelli con un becco, evolutosi indipendentemente da quelli attuali (come Gobipteryx o Confuciusornis).

8- Domanda: come possono le penne degli uccelli derivare dalle squame dei rettili?
Risposta: Le penne non sono una diretta trasformazione delle squame. Le penne si originano come strutture tubulari della pelle, aventi la stessa composizione chimica delle squame, ma differente processo di sviluppo. Le penne iniziano come papille cave internamente ed allungate, che successivamente si accrescono ramificandosi. Numerosi fossili di dinosauri mostrano tutte le fasi di questo processo: dinosauri con squame ossee (ad esempio, gli ankylosauri), con papille allungate (Psittacosaurus), con filamenti (Sinosauropteryx) o con penne vere e proprie (Microraptor).

9- Domanda: Come possono gli uccelli discendere dai maniraptori, se Archaeopteryx è vissuto 30 milioni di anni prima dei maniraptori?
Risposta: Il legame di parentela stretto tra uccelli e dinosauri maniraptori come i dromeosauridi o gli oviraptoridi non significa che questi due gruppi siano gli antenati diretti degli uccelli, ma solo che condividono un antenato comune più stretto con gli uccelli che con altri animali, e che questo antenato era esso stesso un maniraptoro. In ogni caso, recenti scoperte dimostrano che i maniraptori esistevano anche prima di Archaeopteryx, quindi, non è più valida un'obiezione cronologica tra uccelli e maniraptori.

10- Domanda: siccome l'evoluzione è solo una teoria, e quindi può essere falsa, non è dimostrato che gli uccelli discendano dai dinosauri.
Risposta: La Scienza è ricerca delle spiegazioni razionali dei fatti. Fintanto che non sarà proposta una teoria migliore, capace con almeno la stessa potenza esplicativa di collegare i fatti della biologia, geologia, paleontologia, anatomia, embriologia, genetica, biogeografia, etologia e fisiologia, la teoria dell'evoluzione rimane la migliore spiegazione dei fatti osservati. Ad esempio, quale altra teoria può spiegare con la stessa eleganza la stupefacente somiglianza tra la distribuzione tassonomica e temporale delle pneumatizzazioni vertebrali nei dinosauri e la sequenza di espansione delle stesse pneumatizzazioni osservata nelle fasi di crescita degli uccelli attuali? Solo l'evoluzionismo, che afferma il legame tra ontogenesi e filogenesi, può spiegare questi fatti, apparentemente bizzarri e totalmente scollegati se visti in un ottica non-evoluzionista.