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22 dicembre 2008

La società e la psicologia di Nemoramjetia Naish & Russell (Paraves, Avisapientidae), un maniraptoriano teoretico dal Gobiano Superiore (Metazoico)

Questo post è una speculazione fantascientifica dei temi trattati nel post precedente, al quale vi rimando per la comprensione dei dettagli sulle cure parentali nei maniraptoriani.

Data l’estrema importanza che viene data (più o meno pretestuosamente) alla famiglia “naturale” monogamica come fondamento delle società umane come noi le conosciamo, mi domando che tipo di società sarebbe scaturita se il nostro sistema riproduttivo, invece di essere fondato sullo stretto legame mammaliano, trofico-emozionale tra madre e figlio, fosse stato di tipo paternale, simile a quello dei dinosauri maniraptoriani.

In realtà, siccome il nostro sistema riproduttivo vincola fortemente le nostre libertà evolutive, è molto più semplice ipotizzare la società di un fantomatico dinosauro intelligente, piuttosto che una assurda umanità ovipara.

Ecco una possibile ricostruzione (grossolana) della società di Nemoramjetia, un theropode metazoico con un grado di intelligenza comparabile a quella umana (qualsiasi cosa ciò possa significare...) (per tutti i dettagli sugli ipotetici theropodi senzienti, vi rimando alla ricca letteratura su Tetrapod Zoology).

L’eusocialità e la psicologia di Nemoramjetia sono fortemente condizionate dalla struttura a caste sessuali e di età evolutasi a partire dal bauplan theropode:

Maschi adulti riproduttori: bellissimi esseri piumati, più grandi e vistosi del resto della popolazione, sono il risultato di un’intensa selezione tra gli adolescenti maschi. Venerati come esseri sacri, non partecipano alla vita economica, essendo nutriti e difesi dalle loro femmine. Essi sono oggetti e soggetti sessuali, dediti al corteggiamento, accoppiamento, e cura delle femmine in fase di deposizione. Vivono ciascuno in una nursery costruita e mantenuta dalla propria schiera di favorite, le quali vi accedono solamente per accoppiarsi e deporre le uova. I maschi riproduttori si occupano della cura dei pulcini (fino al primo anno), provvedendo al primo insegnamento della lingua. Esseri emotivi e sentimentali, i maschi sono estremamente bellicosi e raramente mantengono legami continui e durevoli con individui adulti, in particolare con altri maschi.

Femmine adulte: più piccole dei maschi, costituiscono la grande maggioranza della popolazione attiva economicamente. Non hanno alcun ornamento vistoso, né naturale né artificiale. Poco interessate ai legami affettivi, si accoppiano con il maschio che più le attrae, che nutrono e venerano, ma non partecipano minimamente alla cura delle uova o dei giovani, attività esclusivamente maschile. Esseri molto razionali, sociali e gerarchizzati, le femmine adulte hanno elaborato una cultura che venera ma al tempo stesso reclude i maschi riproduttori, usati come mezzo di perpetuazione e di legame sociale. Praticano l’allevamento intensivo e la caccia di ornitischi di media taglia, come Jebelkemia e Kemdromeus (vi ricordo che Nemoramjetia è strettamente carnivoro), contenuti in grandi riserve di caccia. Ogni femmina partecipa alla riproduzione una volta a biennio (in modo che ogni anno metà della popolazione femminile sia sempre attiva economicamente e militarmente), celebrandola con un rito sociale che coinvolge la consacrazione dei nuovi maschi riproduttori.

Maschi adulti non riproduttori: i maschi sopra i 15 anni che falliscono nella competizione sessuale (la maggioranza) sono comunque tollerati in virtù del loro aspetto (pur non fungendo da attrattore sessuale, l’aspetto dei maschi non riproduttori è comunque in grado di indurre nelle femmine un discreto grado di venerazione), ma non svolgono attività economica diretta, venendo mantenuti dal resto della società. Data la loro inclinazione maschile per gli affetti e la cura della prole, svolgono i ruoli di educatori e maestri per i giovani. I maschi non riproduttori sono i principali autori dell’arte e della mitologia.

Giovani: dato che l’interesse delle femmine adulte per i figli è praticamente nullo, i giovani sopra il primo anno che lasciano la nursery paterna sono accolti in camerate di servizio alle dipendenze degli adulti, dirette da maschi non riproduttori, per i quali svolgono mansioni in funzione dell’età e delle inclinazioni personali:

Da 1 a 9 anni: apprendistato. I giovani sono educati dai maschi non riproduttori.

Da 9 a 15 anni: manovalanza. I giovani sono impiegati come operai alle dipendenze delle femmine riproduttive. Durante questa fase, i maschi più appariscenti vengono scelti dalle femmine per sostituire i riproduttori morti o sterili. A 15 anni, le femmine vengono accolte nella società civile.

Dato che per le femmine riproduttive un individuo giovanile privo di un maschio protettore è ritenuto al pari di un animale domestico senziente, la mortalità giovanile, per sfruttamento, maltrattamento, incidenti o guerre, è molto alta.

Dal punto di vista economico, la società avisapiente si fonda sulle risorse di cibo che le femmine, le uniche a praticare caccia e raccolta, portano ai maschi: questi ultimi utilizzano queste risorse per sé e per i giovani. In teoria, se si escludono le necessità riproduttive, per le quali sono totalmente incapaci oltre l’atto della deposizione, le femmine sarebbero totalmente autosufficienti dal punto di vista economico e militare. Al contrario, i maschi sono totalmente dipendenti economicamente dalle femmine. Dato che un maschio riproduttore ha un harem proporzionale alla propria bellezza, il successo riproduttivo e la sopravvivenza dei pulcini è legata al successo estetico del proprio padre. Pertanto, dato che i maschi non riproduttori non ricevono una quota di cibo sufficiente per sfamare un numero elevato di giovani, più maschi non riproduttori tendono a coalizzarsi nell’attività di cura ed educazione dei giovani. Spesso, questi gruppi formano, ai margini della società, delle bande di maschi non riproduttori e giovani che compensano la scarsità di risorse con il furto e la razzia (attività ideate dai maschi ma praticate esclusivamente dai giovani: è indecoroso per un maschio prendere parte a simili azioni!): queste pratiche tendono ad essere represse duramente dalle femmine, le quali non esitano a giustiziare i giovani ed a condannare i maschi all’esilio (che se non è seguito immediatamente da un’adozione da parte di altre femmine conduce alla morte) o alla prigione/clausura.

Il cannibalismo, ritualizzato e vincolato da precise norme, è la principale forma di culto e trattamento dei morti.

L’unità sociale minima degli avisapienti non è quindi la famiglia, bensì la colonia, composta da un centinaio di individui: una quarantina di femmine adulte, quattro-cinque maschi riproduttori, una quindicina di maschi non riproduttori, una trentina di pulcini e una trentina di giovani.

La maggiore differenza ed inconciliabilità tra socialità ominide e quella avisapientide è che i due fondamenti emotivi della prima (il legame madre-figlio e la sessualità tra gli adulti) sono completamente assenti nella seconda: la maternità ed il sesso sono concetti completamente alieni a Nemoramjetia, la cui società è fondata sull’elaborato cameratismo tra le femmine adulte e sulla venerazione della figura paterna, simbolo ed ideale di fertilità e bellezza (è chiaro che la venerazione della figura maschile si è evoluta a partire dall’imprinting che tutti gli esemplari subiscono nel primo anno di vita).

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